Osservatorio Spettacolo e Ambiente: crescono le produzioni green e l’efficientamento delle sale in Italia
- I dati evidenziano una forte convergenza di pratiche verso la sostenibilità ambientale, come sta accadendo in Europa con nuove iniziative

L’industria dello spettacolo italiana stringe i tempi sulla sostenibilità ambientale. Cresce il numero delle produzioni cinematografiche certificate secondo criteri green e aumentano gli interventi di efficientamento energetico nelle sale cinematografiche. È quanto emerge dal bilancio dei primi due anni di attività dell’Osservatorio Spettacolo e Ambiente, progetto nato per accompagnare la transizione ecologica del comparto audiovisivo e teatrale.
Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio, negli ultimi due anni il settore ha registrato un significativo incremento delle opere realizzate con certificazioni ambientali. Parallelamente, grazie anche alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sono stati realizzati interventi di efficientamento energetico in 270 sale cinematografiche sul territorio nazionale.
“L’Osservatorio ha dimostrato in circa due anni di attività una fortissima convergenza di temi e di pratiche della nostra industria dello spettacolo verso la sostenibilità ambientale - spiega Marco Gisotti, direttore scientifico dell’Osservatorio - Non solo opere di registi e registe mainstream come Riccardo Milani, Paolo Virzì, Alice Rohrwacher o Maura Delpero hanno dimostrato nelle loro opere un sentimento diffuso di ritorno alle origini, di tutela del patrimonio storico-ambientale e una preoccupazione per la crisi ambientale, ma l’industria del cinema stessa ha aumentato il numero di opere con certificazione ambientale e ben 270 sale cinematografiche e 363 teatri hanno realizzato interventi di efficientamento energetico anche grazie ai fondi del PNRR. Il nostro compito è censire le buone pratiche e fare sì che tutte le imprese e i professionisti del settore le possano condividere, riducendo gli sprechi insieme ai costi, migliorando le performance artistiche e offrendo al pubblico un’esperienza con maggiore comfort, sicurezza e sostenibilità”.
In Italia già nel 2017 Trentino Film Fund and Commission ha lanciato T-Green Film, un strumento per incentivare la sostenibilità ambientale nel cinema, da cui è nato il primo fondo regionale in Europa che premia e certifica le produzioni cinematografiche che lavorano nel rispetto dell’ambiente. Oggi Green Film è diventata uno strumento di certificazione della sostenibilità per le produzioni audiovisive europee, attraverso un organismo di verifica indipendente che verifica i criteri di sostenibilità ambientale, indicati in un disciplinare, che la produzione si impegna a rispettare.
Nel settore dell’animazione, Green Film, CineRegio (la rete di 53 fondi cinematografici europei) e Ecoprod (associazione leader in Francia nel campo della produzione sostenibile) hanno fatto nascere ANiMPACT, con l’obiettivo di integrare i principi della sostenibilità ambientale lungo l’intera filiera dello spettacolo, promuovendo attività di formazione, ricerca, monitoraggio e trasferimento di innovazione tra gli operatori del settore. Il 25 giugno scorso, in occasione del mercato MIFA di Annecy, è stato annunciato l’avvio ufficiale della sua fase pilota, al termine di una consultazione pubblica durata due mesi (leggi il nostro articolo).
Ecoprod ha iniziato a collaborare con Eurimages – la quale ha introdotto nel 2023 un ulteriore criterio di selezione basato sulla sostenibilità per il sostegno alle coproduzioni - su un kit di strumenti per la coproduzioni internazionali sostenibili e una piattaforma di E-learning chiamata Step Up, presentata all’EFM l’anno scorso. “È uno strumento per dare impulso e facilitare il cambiamento, creando un polo internazionale per la condivisione di conoscenze ed esperienze”, ha spiegato Els Hendrix, presidente del Gruppo di studio sulla sostenibilità di Eurimages (leggi l’articolo).
Molti Paesi europei si stanno muovendo in quella direzione. Ad esempio, da quest’anno il nuovo Nordic Ecological Standard (NES) viene applicato in Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia, con l'obiettivo di ridurre l'impatto ambientale del settore e garantire un panorama audiovisivo più responsabile e competitivo (leggi l’articolo).
Proprio all’ultima edizione dell’EFM della Berlinale, lo scorso febbraio, la Commissione europea ha presentato il MEDIA Carbon Calculator, uno strumento unico e gratuito volto ad aiutare i produttori audiovisivi di tutta l’UE a misurare l’impronta di carbonio delle loro produzioni cinematografiche (leggi l’articolo). Per comprendere le attuali tendenze legislative, le migliori pratiche e gli strumenti disponibili per ridurre l’impronta ambientale del settore, i professionisti possono consultare il rapporto “La transizione verde nel settore audiovisivo”, curato da Eric Munch, in cui l’Osservatorio europeo dell’audiovisivo (EAO) offre una panoramica degli impatti ambientali diretti e indiretti del settore audiovisivo, con particolare attenzione alle emissioni di carbonio generate dalle riprese in esterni. Lo studio affronta le implicazioni delle recenti direttive dell’UE, tra cui la quella sulla rendicontazione di sostenibilità delle imprese (CSRD) e la direttiva sull’efficienza energetica.
Munch riflette inoltre sul crescente fabbisogno energetico dei data center che servono le piattaforme di streaming e le reti di distribuzione dei contenuti, affrontando al contempo le emergenti preoccupazioni ecologiche legate all’intelligenza artificiale (leggi l’articolo).
Sul fronte della distribuzione, ad aprile scorso Europa Distribution ha organizzato la quinta edizione del Green Distribution Lab online, un workshop dedicato alle pratiche sostenibili nella distribuzione cinematografica. Tra le altre cose è stato presentato lo studio “Valutazione ambientale delle società di distribuzione cinematografica in Francia”, condotto dal CNC nel 2025 nell’ambito del piano “Action!”, che dimostra che non esiste una correlazione diretta tra il numero di film distribuiti e le emissioni: ciò che conta di più è il tipo di azienda e, soprattutto, le modalità di distribuzione dei film. Tra le misure che i distributori possono già adottare per ridurre il loro impatto sull’ambiente: collaborare con gli esercenti per ridurre il volume dei materiali cartacei, progettare articoli promozionali nel rispetto dei principi dell’eco-design, ridurre il volume delle campagne digitali, ottimizzare il trasferimento dei dati, ridurre il numero di eventi e passare a mezzi di trasporto a basse emissioni di carbonio (leggi l’articolo).
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