Recensione: Memories of a Forest
- Il primo lungometraggio della regista austriaca Katharina Rabl affronta il tema dell'eredità e dei modelli familiari in cui intere generazioni di donne rimangono intrappolate

Quando torniamo a casa dopo una lunga assenza, impegnati nel perseguire i nostri obiettivi, e scopriamo che i ricordi non coincidono più con ciò che davamo per scontato, si crea una tensione tra il senso del dovere e il desiderio di sottrarsi a schemi transgenerazionali. Ciò vale in particolare per le donne nelle comunità rurali tradizionali, come nella regione del Waldviertel, in Bassa Austria, dove è cresciuta la regista nata a Linz Katharina Rabl e dove ha ambientato e girato il suo film di diploma all’HFF di Monaco, Memories of a Forest. Il film ha avuto la sua prima mondiale nella sezione New German Cinema del Festival internazionale del cinema di Monaco.
Frieda (Julia Windischbauer) sta scrivendo la tesi di dottorato all’Università di Vienna e, non appena la termina, riceve un’offerta di lavoro lì. Ma quando la nonna Elisabeth muore e lei torna nella sua città natale, Rickwitz, per quelli che crede saranno solo due giorni, scopre di aver ereditato un bosco di abeti rossi. Poiché i suoi genitori, Johanna (Johanna Orsini) e Alexander (Dominik Warta), sono in una situazione finanziaria disastrosa (la madre si occupava a tempo pieno della nonna e il padre ha subito un’operazione alla schiena), il suo primo impulso è venderlo. Ma Johanna non ne vuole sapere, perché sua madre lo ha lasciato in eredità alla nipote. Così, per riuscire almeno a pagare il funerale, Frieda si allea con il vicino e amico d’infanzia Friedrich (Lukas Walcher), che lo gestiva, per abbattere alcuni alberi e venderli. Ma si scopre che sono infestati dal bostrico, e quindi valgono la metà del prezzo normale – e presto la segheria locale smette del tutto di comprarli.
Apparentemente determinata quanto lo è stata finora riguardo alla carriera accademica, che però ne risente a causa della sua preoccupazione per la famiglia, Frieda si immerge nel cercare di capire cosa fare del bosco, che rappresenta un’eredità sia immateriale sia materiale. La prima si riflette in antichi segreti che rivelano inattese somiglianze tra Frieda e la nonna, con Johanna che appare come la figura più tragica e gravata dal senso di colpa della linea familiare – e l’interpretazione di Orsini spicca davvero in un cast generalmente solido.
Il direttore della fotografia Jacob Kohl filma in modo tradizionale, in luce naturale su digitale, ma con colori sbiaditi e una texture leggermente granulosa che risalta nelle scene nella foresta, dove la segatura danza nei raggi di luce che filtrano attraverso gli alti rami di abete e che si riflettono sulle gocce di sudore sul viso di Frieda mentre lavora con la motosega e il muletto. Le immagini dei macchinari pesanti sottolineano il ruolo economico del legno e l'elemento materiale del patrimonio, elegantemente integrato dalla colonna sonora di Peter Kutin, che a tratti impiega ritmi di stampo industriale sui droni ruvidi che spesso si ripetono in loop, proprio come gli schemi familiari in cui Frieda e le sue predecessore sono rimaste intrappolate per generazioni.
Memories of a Forest è una coproduzione tra la tedesca Leykauf Film e l’austriaca Mischief.
(Tradotto dall'inglese)
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