email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

KARLOVY VARY 2026 Concorso

Recensione: Only Beautiful Things to Look At

di 

- L'accurata analisi di Ivan Ostrochovský sul controllo biopolitico si concentra sull'amicizia tra una dottoressa bianca e un'infermiera rom nella Cecoslovacchia degli anni '80

Recensione: Only Beautiful Things to Look At
Aňa Geislerová e Simona Boledovičová in Only Beautiful Things to Look At

Lo sguardo retrospettivo sa sempre cosa è meglio, ma nel momento presente, raramente le persone ci riescono. Nel suo terzo lungometraggio di finzione, Only Beautiful Things to Look At, il regista nato a Žilina Ivan Ostrochovský riprende questa idea seguendo la storica sterilizzazione delle donne rom nella Cecoslovacchia rurale della fine degli anni Ottanta. La sua protagonista è pienamente inserita nel sistema, occupando una posizione precaria come medico che siede in una commissione di valutazione che approva le sterilizzazioni e le esegue anche in prima persona. Solo attraverso uno sguardo esterno riesce a dare un senso a ciò che le è stato chiesto di fare.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Scritto da Marek Leščak e Ostrochovský, il film ha avuto la sua prima mondiale in concorso a Karlovy Vary e si è già imposto come un forte titolo slovacco all’edizione di quest’anno del festival. Il film non è l’unico titolo del regista in programma a Karlovy Vary, poiché il suo documentario Igor and After è selezionato nella sezione Proiezioni speciali – Classici.

Attraverso gli occhi della ginecologa Ingrid (Aňa Geislerová), la sterilizzazione è inizialmente presentata come una procedura facoltativa, pensata anche per arginare il flusso di richieste di aborto da parte delle donne rom. Poco a poco, fa i conti con il potere coercitivo delle istituzioni mediche che operano per via economica – pagando le “volontarie” – e con l’assenza di consenso informato. Il suo percorso emotivo verso la comprensione del ruolo che ricopre in una pratica eugenetica è in gran parte innescato dall’amicizia con Agáta, 19 anni (Simona Boledovičová, che brilla in questo ruolo cruciale), un’infermiera che inizialmente cela la propria identità rom.

Come donna nel mondo della medicina – già sottolineata come una rarità – Ingrid è concentrata esclusivamente sul dare il meglio di sé, con la macchina da presa (il DoP è Juraj Chlpík) costantemente puntata in primissimi piani su occhi, capelli e labbra. Ostrochovský intride l’inizio della storia di Ingrid di una tavolozza cromatica molto scura e di un simbolismo naturalistico: alberi e insetti, e poi animali e fiori. Non arriva mai al punto di risultare davvero abbastanza astratto da funzionare in senso metaforico. Tuttavia, questi elementi permettono al film di andare oltre una sensazione di convenzionalità, insieme a una inquietante partitura orchestrale costruita attorno a un sottofondo ronzante (musiche di Michal Novinski).

Solo avvicinandosi ad Agáta – con un onesto pizzico di premura materna – Ingrid riesce a prendere le distanze dal lavoro e a cogliere la gravità del proprio mestiere, con la giovane che letteralmente illumina e apre il mondo intorno a lei. Benché l’amicizia tra le due non raggiunga mai la profondità che lo spettatore potrebbe desiderare, le loro scene insieme sono oneste, al meglio quando entrambe si sentono abbastanza vulnerabili da lasciarsi andare al gioco.

Nonostante gli sforzi di Ingrid per abbattere la barriera esistente, permane una tensione alla luce della dinamica di potere intrinseca, che si protrae fino al deus ex machina del finale. A tratti diventa difficile empatizzare con la sua ingenuità o con l’ignoranza di una situazione tanto grave, quando ciò non sembra pienamente giustificato. La domanda che resta allo spettatore è dunque se Ingrid avrebbe potuto rendersi conto prima, da sola, del ruolo che ricopre in questa serie di procedure lesive. Ciononostante, la ricompensa emotiva per la sua resistenza arriva infine, e l’esito è caldo e benvenuto.

Only Beautiful Things to Look At è prodotto da Punkchart Films (Slovacchia) e Negativ (Repubblica Ceca), ed è coprodotto da Proton Cinema (Ungheria), Slovak Television and Radio e Czech Television.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy