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NIFFF 2026

Recensione: Hokum

di 

- Damian McCarthy fa tremare il pubblico grazie ad un thriller soprannaturale che gioca abilmente con i codici del folk horror

Recensione: Hokum
Adam Scott in Hokum

Dopo due lungometraggi, appartenenti al genere horror, caratterizzati da una grande ricercatezza formale, Caveat e Oddity, il regista irlandese Damian McCarthy ha presentato in anteprima al SXSW e più recentemente nel concorso internazionale al Neuchâtel International Fantastic Film Festival (NIFFF), la sua ultima fatica Hokum: un film sorprendente, a tratti old school ma anche terribilmente moderno, che gioca abilmente con i codici dell’horror rurale regalando al pubblico un momento sospeso di puro terrore.

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Uno scrittore famoso, Ohm Bauman (Adam Scott), si trasferisce provvisoriamente in un hotel situato nella campagna irlandese per cercare di portare avanti un lavoro che fatica a terminare (sindrome della pagina bianca?) e soprattutto per spargere le ceneri dei suoi genitori nell’inquietante foresta circostante. La decisione di partire per l’Irlanda scaturisce dalla visione del fantasma di sua madre che non smette di sognare la sua luna di miele passata in questo stesso luogo. Per portare a termine la sua delicata missione, il protagonista del film decide di soggiornare in una dimora senza tempo, il Bilberry Woods Hotel, un luogo spettrale dove il tempo sembra essersi fermato. Circondato da un personale che coltiva il gusto per il kitsch e il bizzarro, lo scrittore si lascerà progressivamente trascinare nelle viscere dell’hotel, risucchiato in un labirinto segreto popolato da creature a dir poco agghiaccianti.

Ohm sorprende Cob (Brendan Conroy), il proprietario, mentre racconta a due bambini la storia di una strega che rapisce i bambini e li trascina, incatenati, in un mondo sotterraneo dove vengono tormentati dalle anime che vi abitano. Sorta di rappresentazione architettonica speculare dell’inconscio tormentato del protagonista, la misteriosa dimora si trasforma anche per lui in trappola potenzialmente mortale. Fatti reali e segreti a lungo taciuti, racconti di streghe e fantasmi venuti dall’aldilà: tutto ciò fa parte della coscienza o meglio del subconscio di quest’uomo che cerca di fare i conti con un lutto che non riesce ad elaborare. Ohm Bauman sta sognando oppure sta pericolosamente vivendo ciò che sogna? Personificazione di incubi che sembrano subdolamente emergere in superficie conquistando trionfalmente il reale, la tristemente celebre stanza della luna di miele diventa per il protagonista il teatro di una lotta feroce per la sopravvivenza.

Tra i protagonisti chiave della vicenda troviamo Jerry (David Wilmot) che Ohm incontrerà mentre sparge, nel bosco, le ceneri dei suoi genitori. Jerry è un abitante del posto, un marginale considerato dalla comunità una “persona non grata” che vive nel suo furgone e consuma regolarmente una bevanda a base di latte mescolato a funghi allucinogeni. Escluso dagli abitanti della regione perché accusato di aver ucciso sua moglie, Jerry si rivelerà un prezioso alleato di Ohm nella ricerca di una verità che sembra sfuggirgli di mano. A completare il trio di reietti ci pensa Fiona (Florence Ordesh), la barista dell’hotel che scopriremo essere la vittima di un terribile femminicidio. Sono proprio loro due a regalare al film la sua carica sovversiva, a trasformare un horror ben oliato, esteticamente accattivante, in un’incisiva critica sociale. Jerry e Fiona rappresentano infatti lo spauracchio di una società ben pensante, eteropatriarcale e moralizzante che non accetta nessuna forma di diversità. Jerry è marginalizzato perché accusato (ingiustamente) di aver ucciso sua moglie e di vivere un rapporto con la natura che trascende il reale (grazie alla sua potente pozione a base di funghi allucinogeni) e Fiona perché guastafeste di un idillio eteronormativo di facciata. Entrambi pagheranno con la vita la loro sete di libertà e di diversità. Hokum sembra volerci dire che ciò di cui si deve temere non è la strega nascosta nella dimora (altro archetipo utilizzato per sottomettere le donne alla società eteropatriarcale) ma la ristrettezza di mente di una società nella quale non conformarsi può costare caro, molto caro.

Hokum è prodotto da Spooky Pictures (Stati Uniti), Tailored Films (Irlanda), Image Nation Abu Dhabi, Team Thrives (Stati Uniti), Cweatures Features (Stati Uniti) e venduto all’internazionale da NEON.

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