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KARLOVY VARY 2026 Concorso

Recensione: The Guest

di 

- Mads Mengel dà un tocco di commedia nera nordica al suo primo lungometraggio, che segue lo svolgersi di un evento dirompente successivo all'arrivo di un ospite

Recensione: The Guest
Simon Bennebjerg e Trine Dyrholm in The Guest

Nella tradizione dell’umorismo nero nordico, del caos familiare disfunzionale e della cringe comedy, il regista danese Mads Mengel esordisce nel lungometraggio con The Guest, presentato in prima mondiale in concorso alla 60ma edizione del Festival di Karlovy Vary. Nonostante la familiarità del tono, i co-sceneggiatori Christian Bengtson e Mengel fanno in modo che i protagonisti siano sufficientemente distinti tanto nei traumi quanto nelle inclinazioni, permettendoci di entrare facilmente nel loro mondo. La premessa dichiaratamente semplice lascia il posto a una dramedy nera piena e corposa, punteggiata da diverse scene indimenticabili.

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Karl (Simon Bennebjerg) ed Emilie (Mette Klakstein Wiberg) portano il loro figlioletto al mare per una festa di battesimo, ma l’evento viene funestato dall’irruzione della madre da cui Karl è da tempo distante, Vibeke (Trine Dyrholm), che chiaramente non era stata invitata. Karl si scontra con la sorella maggiore, Rikke (una Josephine Park deliziosamente inflessibile), che guarda al disturbo mentale non specificato della madre con maggiore indulgenza. Nel giro di pochi giorni trascorsi con il figlio, la famiglia e gli amici, Karl oscilla tra l’idea di reintegrarla nella propria vita e quella di rifiutarla ancora una volta, nonostante le possibili conseguenze in entrambi i casi.

La Dyrholm offre un’interpretazione straordinaria nei panni della madre nevrotica ma profondamente amorevole, che ruba praticamente ogni scena in un film costruito perlopiù su situazioni dal tempismo perfetto che rivelano la natura dei suoi episodi maniacali. Vibeke potrebbe soffrire, ad esempio, di disturbo borderline di personalità o di disturbo bipolare. Ma, in fin dei conti, la diagnosi è irrilevante: ciò che conta è la pressione che esercita sui rapporti con i figli e con la famiglia. Mengel pone implicitamente la domanda stimolante se spetti a lei essere consapevole del panico che provoca e, per converso, quanto dovrebbero essere accomodanti le persone che la circondano.

Le frequenti e drammatiche zoomate improvvise del DoP David Bauer conferiscono all’inizio di The Guest un tono quasi da sitcom, delirantemente divertente, che si affievolisce man mano che il film procede e passa dall’imbarazzo che fa ridere a crepapelle alla piena serietà. Il momento clou del film si svolge in spiaggia, quando Karl invita Vibeke a prendere parte alla cerimonia di battesimo del figlio, le cui conseguenze lasciano gli invitati di stucco. Questo segna il passaggio del racconto a un registro più pensoso, permettendo al pubblico di riflettere davvero sulla difficile situazione di Karl.

Il film si chiude con una nota curiosamente aperta, che alla fine appare più audace di una soluzione definitiva che Mengel potrebbe offrire al dilemma del suo protagonista. Viene presa una decisione difficile, con amore e cura, e forse è tutto ciò che si può chiedere in una situazione come questa, in cui al pubblico vengono offerte commedia e tragedia in eguale misura.

The Guest è prodotto dalla danese Monolit Film, mentre le vendite internazionali sono affidate a LevelK.

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(Tradotto dall'inglese)

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