email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

KARLOVY VARY 2026 Proxima

Recensione: Paris Paris

di 

- Tre immigrati cercano la felicità nella metropoli francese nella docufiction di Isabelle Tollenaere

Recensione: Paris Paris
Chen Yi-En e David Mutamba in Paris Paris

Le grandi metropoli attirano persone – dallo stesso Paese e da oltreconfine – da secoli, se non da millenni, e su questo tema sono state raccontate innumerevoli storie. Di solito iniziano con una sorta di fascinazione, nutrita da illusioni romanticizzate, prima che tutto si inasprisca in difficoltà, lotta e, molto spesso, delusione. Negli ultimi due secoli, in particolare, Parigi è diventata sinonimo di tali racconti: molti arrivano coltivando illusioni sulla Ville Lumière tratte da libri, film e arte, e solo pochi finiscono per intravederne il ventre prima di diventarne parte a loro volta.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)
insularia_Josué

In anteprima nel concorso Proxima alla 60ma edizione del Festival di Karlovy Vary, il lungometraggio di finzione d’esordio di Isabelle Tollenaere, Paris Paris, racconta una di queste storie, ambientata nel milieu di migranti e rifugiati alla ricerca della propria fetta di felicità nella metropoli francese. Proveniente dal documentario, con titoli come Battles e Victoria, Tollenaere si propone di raccontare una storia vera, ma con mezzi in parte diversi.

L’ambientazione principale di questa storia – o, più precisamente, di questa raccolta di racconti brevi trainati da tre personaggi – è l’occupazione di un edificio di La Défense prossimo alla demolizione. Yi-En (Chen Yi-En) sostiene di essere nato e cresciuto a Parigi, eppure non parla una parola di francese; così si iscrive a un corso di lingua, dove incontra altri nella sua stessa situazione. Tra loro c’è il rifugiato palestinese Hamzah (Mahmoud Beshtawi), che si definisce poeta ma deve mantenersi vendendo giocattoli a buon mercato per strada. I due stringono amicizia e Hamzah si trasferisce nell’appartamento che Yi-En condivide con un operaio edile congolese, Junior (David Mutamba).

Ognuno dei tre uomini ha una propria storia da raccontare. Per Hamzah è la guerra e la distruzione che ha inflitto a lui, ai suoi vicini e ai suoi connazionali. Per Junior è la città di Lubumbashi, cambiata a tal punto da non riuscire più a riconoscerla. E per Yi-En è la sua vera città natale – una replica di Parigi, simile a un set cinematografico, costruita in Cina come espediente immobiliare. Yi-En, inoltre, continua a perdere oggetti (coltelli, lacci delle scarpe, persino il portafoglio), ma continua a "trovare" esseri viventi, animali e persone in difficoltà, mentre la sua eventuale scomparsa potrebbe segnalare la scomparsa del "mondo" improvvisato che i tre si sono costruiti con gli scarti del mondo in decomposizione che li circonda.

Tollenaere apre il suo film con uno stile docufiction leggermente ricercato e artisticamente curato, con attori non professionisti che interpretano variazioni sui tipi di personaggi che naturalmente incarnano. Un occhio e un orecchio allenati possono cogliere che il tutto è sceneggiato, eppure suona del tutto autentico e reale – forse grazie all’estrema staticità della macchina da presa di Thomas Verijke, in un formato quadrato 4:3, e al montaggio accurato della regista, che incornicia il racconto con un senso di gravità.

Tuttavia, Tollenaere sa che questo approccio può portarla solo fino a un certo punto, e interviene per spostare l’asse – prima a livello di scrittura, poi nell’esecuzione, man mano che la macchina da presa comincia a muoversi lentamente attorno ai personaggi. Emerge un umorismo caldo, lievemente assurdo, e si fanno più nitidi gli echi dei travelogue urbani di Wim Wenders e dei racconti di amicizia ai margini di Jim Jarmusch – come unico modo per sopravvivere lì. Il messaggio iniziale del film non viene esattamente tradito, ma nemmeno arriva in modo così immediato. Ciononostante, Paris Paris irradia un certo calore umano, anche se le storie che racconta sono tutt’altro che consolanti.

Paris Paris è una produzione belga di Menuetto Film. Square Eyes si occupa delle vendite internazionali.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy