Recensione: 3 Weeks After
- Il regista serbo Miroslav Terzić offre un dramma altamente artistico, tecnicamente impressionante e moralmente ambiguo sul bullismo scolastico

L'inquadratura iniziale surreale racchiude il tema portante e lo stile enfatico del terzo lungometraggio del regista serbo Miroslav Terzić, 3 Weeks After, presentato in prima mondiale in concorso al Festival di Karlovy Vary. Il malcapitato protagonista, l'adolescente Tzotza (Jovan Ginić), osserva un appartamento bruciare in uno degli edifici del suo blocco di case popolari di Nuova Belgrado, risalenti all'epoca socialista. Poi si gira per un attimo e guarda in macchina, mentre il suono dell'incendio si interrompe, prima di partire per una gita con la sua classe, accompagnato dalla sua unica amica, Darija (Andjela Alavirević).
Si uniscono ai compagni e agli insegnanti, la coordinatrice di classe Viktorija (Tihana Lazović) e il professore di matematica Markuš (Branislav Trifunović), quando un'inquieta conversazione tra Tzotza e Markuš comincia a rivelare lentamente che il miglior amico del ragazzo, Andrija, si è suicidato solo tre settimane prima, dopo essere stato brutalmente vessato.
Sull'autobus, in un'atmosfera rumorosa e sguaiata, le ragazze parlano di dimagrire e di chirurgia estetica, i ragazzi di scommesse sportive e criminalità. A una sosta, Milica (Klara Karaulić), la più dominante del gruppo, viene raggiunta di nascosto dal suo violento fidanzato, Miloš (Andrija Marković). Quando l'autobus si guasta, costringendoli a raggiungere a piedi un hotel isolato, Miloš tira fuori Andrija con tono di scherno – e Tzotza lo colpisce con un pugno, una mossa che non farà che peggiorare la sua situazione.
L'hotel sta per chiudere per fine stagione e loro sono gli unici ospiti. Assistiamo ad altri episodi di bullismo – non solo ai danni di Tzotza – ma quando il ragazzo accusa la classe e gli insegnanti di essere tutti complici del suicidio di Andrija, il film vira in un incubo fantasmagorico, dai tratti horror, per il suo terzo atto. Questo atto, a sua volta, si dipana in tre segmenti distinti, concepiti con forza per scuotere lo spettatore, fino a un finale indimenticabile e devastante; tanto più potente grazie alla sua bellezza, con un'ultima inquadratura che richiama un dipinto rinascimentale.
Elementi horror sono presenti ovunque: la macchina da presa di Damjan Radovanović si insinua minacciosa o arretra lungo i corridoi e il corridoio dell'autobus, oppure osserva da un angolo del soffitto nella sala da pranzo dell'hotel. L'inquietante sound design ci fa "sentire" il silenzio oppressivo, mentre l'evocativa partitura elettronica di LP Duo è carica di tensione e pressione. Pur se la sceneggiatura di uno degli autori serbi più importanti, Vladimir Arsenijević, è tecnicamente lineare e guidata dal tema, Terzić la tratta con una sensibilità molto artistica e chiaramente definita. Questa forte identità visiva è ulteriormente rinforzata dalla fisicità delle interpretazioni dei giovani attori. Ginić, già visto in un'altra critica sociale serba, Lost Country, è un groviglio di nervi tesi, mentre Marković è una presenza tronfia, aggressivamente dominante. Un contrasto simile si riproduce tra l'arrogante Milica di Karaulić e l'insicura Darija di Alavirević.
La colonna sonora include diversi brani, ciascuno con un posto significativo nella cultura popolare serba dagli anni Novanta in poi. La violenza nella società contemporanea affonda le radici in quell'era brutale di guerra, crimine e povertà, che ancora stringe il subconscio collettivo, dolorosamente evidente nella vita quotidiana. Gli adolescenti sono disinteressati, crudeli e convinti che tutto sia loro dovuto; gli insegnanti, sconfitti e impotenti. Quando Tzotza guarda in macchina, accusa direttamente lo spettatore: da una certa prospettiva, sì, siamo tutti noi ad aver ucciso Andrija – e ciò vale ben oltre il pubblico serbo. Da un altro punto di vista, meno potente sul piano cinematografico ma altrettanto valido, quello degli insegnanti, non è specificamente colpa di nessuno. Le ambiguità morali che emergono lungo il percorso intorbidiscono ulteriormente ogni giudizio e il film è destinato a suscitare reazioni divise.
3 Weeks After è una coproduzione tra la serba This and That Productions, la bulgara Invictus, l'italiana Nightswim, la croata Kinorama e la lussemburghese Paul Thiltges Distributions. Bendita Film Sales detiene i diritti internazionali.
(Tradotto dall'inglese)
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