Recensione: Fruit Gathering
- L’esordio nel lungometraggio di Aung Phyoe trasforma l’ambigua intimità tra due sarte in un delicato studio sul desiderio, il lavoro e la repressione sociale nel Myanmar contemporaneo

Il lungometraggio d’esordio del regista birmano Aung Phyoe, Fruit Gathering, una coproduzione Myanmar-Repubblica Ceca-Francia, ha avuto la sua prima mondiale nel concorso per il Globo di Cristallo del Festival di Karlovy Vary. Combinando sensibilità poetica con i contorni del dramma di realismo sociale, il film segue San Kyi (Nandar Myat Aung), una giovane sarta che lavora in un laboratorio tessile nella Yangon industriale, mentre vive – e contribuisce a mantenere – la madre e la nonna.
La routine quotidiana di Kyi viene interrotta quando stringe un forte legame con un’altra sarta, Theint Theint Oo (Nandar Myint Lwin). Ciò che inizia come un’amicizia assume gradualmente una piega più intima ed emotiva, lasciando Kyi incerta sulla natura dei sentimenti di Oo e sui propri desideri. La loro vicinanza offre un fragile sollievo dalle pressioni del lavoro in fabbrica e delle responsabilità domestiche, ma la relazione diventa presto più complicata di quanto Kyi avesse immaginato.
Fruit Gathering ha i tratti di un dramma di realismo sociale, attento alle dure condizioni affrontate dalle donne della classe operaia e all’instabilità politica che incombe sulla vita quotidiana in Myanmar. Eppure Phyoe mantiene il focus del film intimo, concentrandosi sul legame crescente tra le due donne mentre affrontano convenzioni sociali, pressioni economiche e desideri inespressi. Per Kyi, Oo diventa non solo una compagna, ma anche la figura su cui proiettare una vita alternativa, compresa una quasi nostalgica fantasia di tornare insieme in campagna.
Quella fantasia vacilla quando Oo chiede inaspettatamente a Kyi un prestito, e si complica ulteriormente con l’altrettanto sorprendente apparizione del marito di Oo. Il debito non saldato, la presenza intermittente del marito e i gesti ambigui di Oo lasciano Kyi in subbuglio emotivo. Nel frattempo la madre la spinge a sposare un uomo del posto, rafforzando la sensazione che i desideri di Kyi vengano schiacciati tra le aspettative familiari e una società restia ad accoglierli.
Sebbene il desiderio tra persone dello stesso sesso plasmi la tensione emotiva del film, Fruit Gathering non è strutturato semplicemente come un dramma queer. Phyoe è ugualmente interessato alla repressione più ampia vissuta dalle donne in Myanmar, in particolare da quelle le cui scelte sono limitate dalla classe e dalle convenzioni sociali. La vicinanza tra Kyi e Oo è complicata da un contesto sociale in cui l’intimità queer resta precaria, ma l’ambiguità del film deriva anche dai differenti temperamenti e dalle diverse circostanze delle due donne. Kyi è una sognatrice, vulnerabile alla speranza e alla proiezione romantica; Oo appare più pragmatica, plasmata dalle strategie di sopravvivenza a disposizione delle donne della classe operaia.
Phyoe complica ulteriormente la lettura che lo spettatore dà di Oo trattenendo informazioni sia a Kyi sia al pubblico. Resta poco chiaro se Oo ricambi veramente i sentimenti di Kyi, agisca per necessità pratiche o approfitti dell’apertura emotiva di Kyi. Questa incertezza genera buona parte della tensione del film. Kyi, al contrario, resta dolorosamente leggibile: ingenua, impulsiva e piena di speranza, diventa sempre più esposta allo scarto tra ciò che immagina e ciò che il mondo le consente.
Thaiddhi cura una fotografia che radica Fruit Gathering nell’osservazione di realismo sociale, pur lasciando che occasionali passaggi onirici si aprano sulla vita interiore di Kyi. Le scene in fabbrica la collocano nella disciplina ripetitiva del lavoro industriale, mentre immagini più liriche suggeriscono un’intimità che resta indiretta. Il naturalismo sommesso del film è modellato dal desiderio di Kyi, dalla sua confusione e dalla fantasia di fuga.
Fruit Gathering risulta più convincente come dramma psicologico venato di poesia sul desiderio sotto pressione. Il contesto sociale è cruciale, ma Phyoe non riduce il film a un racconto di sfruttamento del lavoro, repressione politica o identità queer. Osserva invece come queste forze plasmino le più minute scelte emotive. Il risultato è un esordio delicato, a tratti sfuggente, sull’intimità femminile e sulla violenza silenziosa delle aspettative che lasciano poco spazio al desiderio.
Fruit Gathering è prodotto da Third Floor Film Production (Myanmar) e coprodotto da D1film (Repubblica Ceca) e ART_Production (Francia).
(Tradotto dall'inglese)
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