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FILM / RECENSIONI Francia

Recensione: Comète

di 

- Élie Wajeman tesse abilmente un film corale e sensibile con un budget molto ridotto, incrociando le traiettorie di 18 personaggi che riecheggiano il mondo urbano di oggi

Recensione: Comète

"Guardo fuori dalla finestra. Mi chiedo cosa stia pensando la gente. La cometa sembra unirci. Come affrontano la vita le persone?". Lanciato in un’esplorazione cinematografica agli antipodi delle produzioni tradizionali, Élie Wajeman, invitato dalle organizzatrici dei corsi di formazione per attrici e attori Cinemasterclass, ha deciso con Comète (uscito nelle sale francesi il 15 luglio da Dulac Distribution) di adottare un dispositivo dai mezzi più che minimalisti (si parla di un budget che non supera i 100.000 euro) per dimostrare ancora una volta le sue grandi qualità, già certificate dai suoi primi tre film, tutti passati per Cannes (Alyah alla Quinzaine nel 2012, Les Anarchistes alla Semaine de la Critique nel 2015 e Médecin de nuit in Selezione ufficiale nel 2020).

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Il risultato di questa esperienza che coinvolge 18 interpreti le cui esistenze si intrecciano sottilmente nei quartieri popolari del nord-est parigino? Un film ricchissimo e sfaccettato, che intreccia più di cinquanta sequenze abbracciando diversi generi (dal dramma sociale esistenzialista al film noir con narcotraffico e sicario, passando per le prove della pièce Le tre sorelle di Cechov, sconvolgimenti sentimentali e familiari, interviste a un podcast sulle percezioni della vita a Parigi, ecc.), come un'audace improvvisazione jazz, al contempo romantica e realistica, ipercontrollata dalla grazia di un montaggio che gioca delicatamente sui diversi fili di una trama frammentata, sostenuta da un senso di urgenza a ogni livello ("non c'è tempo da perdere").

Al tempo stesso ritratto di una generazione e di una città, il film salta con seducente agilità da un personaggio all’altro: una coppia di amici, uno dei quali esce dall’ospedale psichiatrico e cerca la sua tromba mentre l’altro arrotonda facendo la guida turistica nei campi di sterminio in Polonia, una ragazza il cui padre in difficoltà si presenta alla sua porta dopo anni di assenza, una giovane donna che di notte spaccia in scooter per dare una mano al fratello, un migrante ungherese che ristruttura un appartamento e intreccia una relazione con una psicologa in lutto, una regista che cerca di portare avanti le prove con la sua compagnia nonostante una spada di Damocle finanziaria e una rottura sentimentale con una delle sue interpreti, a sua volta in attesa di angoscianti risultati medici, ecc. Brandelli di vita che Élie Wajeman tesse con arte e dai quali emergono, tra gli altri, Vincent Macaigne, Lou Lampros, Anne-Lise Heimburger, Sandor Funtek e Samuel Achache, per citare solo alcuni nomi tra i 18 volti di un’opera sorprendente, ludica nella forma e molto seria nella sostanza, che coglie con acutezza l’asprezza dell’esistenza nel cuore delle grandi città (la solitudine, le difficoltà di comunicazione, i dolori sordi, le separazioni) e le pulsioni di vita.

Con questo film notevole per la capacità di creare molto a partire da pochissimo (poiché il filo pretestuale che lega il tutto, il passaggio di una cometa, è esile), il cineasta si concede un intermezzo riuscitissimo prima del prossimo capitolo, più classico e molto teso, della sua carriera: Le joueur (attualmente in post-produzione - leggi la news).

Comète è prodotto da Keep the Peach Prod e WY Productions.

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(Tradotto dal francese)

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