Recensione: Gaua
- Paul Urkijo Alijo si nutre del folklore e della tradizione orale basca per regalarci una storia d’amore proibita che trascende il reale

Il regista Paul Urkijo Alijo, una delle principali referenze dell’horror folklorico spagnolo, sottogenere che rilegge miti e leggende locali, nello specifico basche, conferma con Gaua il suo talento innato. Suo terzo lungometraggio in lingua basca, il film è una vera e propria ode alla tradizione orale, tramandata soprattutto dalle donne, reinterpretata con finezza e intelligenza mantenendone l’identità ma liberandola da una soffocante cappa moralistica. Gaua, che significa la notte, è stato presentato in anteprima mondiale al Festival del Cinema Fantastico di Sitges e proiettato all’IFFR, e più recentemente, ha concorso per il Narciso d’Oro nella Competizione Internazionale del Neuchâtel International Fantastic Film Festival (NIFFF).
La storia, o meglio la leggenda raccontata nel film, ambientato nel XVII, è quella della guerra fra il giorno e la notte, la luce e le tenebre, il bene e il male. Ad avventurarsi nell’oscurità di un bosco popolato da creature misteriose e inquietanti è Kattalin (interpretata dall’intensa Yune Nogueiras), una giovane sposa che, nel bel mezzo delle persecuzioni sistematiche contro le donne accusate di stregoneria, decide di riprendere in mano la sua vita. Affascinante fiaba gotica popolata da misteriose creature che indossano il tipico copricapo a forma ogivale riservato alle donne basche dell’epoca, Gaua rivela ben presto tutto il suo potenziale rivoluzionario attraverso la storia della relazione amorosa fra la sua protagonista e la sua migliore amica Maritxu (Erika Olaizola). Quest’ultima, posseduta da uno spirito che scopriamo essere quello di suo nonno tornato a tormenta per punirla a causa del suo ignobile peccato, muore in circostanze atroci dando a Kattalin la forza di riconquistare la sua libertà. Il prezzo da pagare per liberarsi dagli obblighi sociali sarà per lei quello di guardare Gaua, la luna, negli occhi senza perdersi completamente.
Ad accompagnare Kattalin in questo viaggio verso le tenebre ci pensano tre misteriose donne che incontra durante la sua fuga: Graxiana (Elena Irureta), Beltra (Ane Gabarain) e Reme (Iñake Irastorza). Sorta di protettrici della protagonista, le tre amiche condividono con lei un profondo desiderio di libertà, il bisogno di esprimere liberamente i propri desideri senza paura di essere considerate delle streghe. Sì, perché all’epoca un nonnulla bastava a condannare una donna al rogo chiudendole la bocca per sempre. Senza mai cadere negli stereotipi che attorniano spesso i film sulle streghe nei quali si abusa spesso degli effetti speciali e delle pozioni magiche, Gaua rimane saldamente ancorato alla tradizione dalla quale attinge esplorando le tenebre con coraggio e risolutezza. Arricchito da una colonna sonora dominata dalle percussioni che scuotono gli spettatori nel profondo, il film ci regala una storia d’amore proibita che ricorda la forza di Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma.
Inquietante, toccante ed esteticamente potente, Gaua riesce a far entrare gli spettatori in un universo profondamente legato al territorio basco trasformandolo però in qualcosa di universale, un bisogno viscerale di libertà al quale tutti e soprattutto tutte possono identificarsi.
Gaua è prodotto da Irusoin, Ikusgarri Films e Gaua AIE. Filmax si occupa delle vendite all’internazionale.
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