Recensione: Schiuma di mondi
- Anna Marziano ambienta nella laguna di Venezia minacciata dalla crisi climatica il rapporto intimo tra una madre e la figlia e un’azione legale per il diritto alla tutela dell’ambiente

Costruendo un mondo che corre più veloce della nostra capacità di ascoltarlo, che futuro stiamo consegnando ai nostri figli? Con una crescita che consuma il pianeta, lasciando dietro di sé cieli più opachi, stagioni più fragili, terre più stanche, il cambiamento climatico non appare più come una minaccia lontana, è l’ombra lunga di ogni scelta economica e politica. Nell’impatto stritolante tra questi temi e le nostre esistenze private, le scelte che compiamo ogni giorno, si inserisce la riflessione che Anna Marziano fa con Schiuma di mondi, vincitore del secondo premio del concorso internazionale del FIDMarseille, il Premio Georges de Beauregard.
Antonia, interpretata dalla fotografa Laura Fantacuzzi, è un’avvocatessa madre single che vive con la figlia Lena (Alea Lori Marziano) sull’Isola di Sant’Erasmo a Venezia. In stallo con un lavoro che vede sempre meno clienti in grado di pagare la parcella, Antonia si sente sempre più coinvolta nella grande battaglia giuridica per fermare la crisi climatica. Mentre la radio riporta la notizia del mandato d'arresto per crimini di guerra e crimini contro l'umanità emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, assistiamo ad una vittoria epocale dell’associazione KlimaSeniorinnen: la condanna delle Svizzera da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo per violazione del diritto alla tutela del clima. Nel corso del film, vedremo i volti e ascolteremo le voci di reali esperti impegnati in climate litigations, azioni legali che chiedono a governi o aziende private, il rispetto dell’ambiente e del Pianeta in relazione alle emissioni inquinanti, come il professor Michele Carducci, ordinario di Diritto costituzionale comparato e Diritto climatico, l’avvocata esperta in protezione dei diritti fondamentali Sonia Sommacal, Carlo Giupponi professore ordinario di Economia ambientale a Venezia, la città che più di tutte è minacciata dall’innalzamento globale del livello dei mari.
Nella preparazione di un’azione legale collettiva lo spettatore viene introdotto a concetti squisitamente giuridici come la sovranità di uno stato sulle proprie risorse naturali non modificabile con i trattati internazionali o la distinzione che fa la Corte di Strasburgo tra mitigazione climatica, che vuol dire ridurre le emissioni, mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, che significa intervenire per tempo sulle cause che producono danni, e adattamento. E addirittura l’idea di una equità intergenerazionale e di “vittima futura”.
Marziano, che ha curato la fotografia del film con Armin Dierolf, riprende la vita quotidiana delle due protagoniste, madre e figlia, immergendole nella bruma salmastra della laguna veneziana, in un’atmosfera ovattata ottenuta dalla pellicola 16 mm e dalle musiche di Rafael Toral. Mentre la macchina da presa si sofferma sull’immobilità delle acque quasi stagnanti dei canali, la piccola Lena vive con spensierata serenità il suo rapporto con la natura che la circonda, le calli veneziane e la scuola, mentre i momenti con la madre sono fatti di giocosità e tenerezza. Non è un caso che la regista ci mostri Antonia mentre legge Il potere della dolcezza di Anne Dufourmantelle, che definisce questo sentimento come una forza di trasformazione segreta che dispensa vita, che si fa potenza di relazione con l’altro, ed è in grado di trasformare anche il dolore in creazione di una nuova promessa di sollievo e ripartenza.
Schiuma di mondi è prodotto dalla stessa regista e Flaneur Films (Germania) con Slingshot Films (Italia), che si occupa anche delle vendite internazionali.
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