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PULA 2026

Recensione: Small Things

di 

- Una riunione di famiglia è al centro dell'ultimo lungometraggio naturalistico e silenziosamente devastante di Zvonimir Jurić

Recensione: Small Things
Marija Škaričić e Juraj Lerotić in Small Things

Benché il corpus di opere di Zvonimir Jurić non sia particolarmente vasto per una carriera che si estende per oltre trent'anni, con soli tre lungometraggi diretti esclusivamente da lui e altri sei realizzati in collaborazione con altri cineasti, il regista è considerato uno dei più raffinati e rispettati autori croati. Il motivo potrebbe risiedere nel fatto che non cerca approvazione, ma sceglie con cura i progetti e si attiene a un certo stile realista e naturalistico quando commenta la realtà della Croazia, che si tratti di teppismo (Sex, Drink and Bloodshed, 2004), di crimini di guerra degli anni Novanta (The Blacks), o della cupezza della vita di villaggio durante il periodo di transizione (The Reaper).

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Ora Jurić ha un nuovo film, Small Things, adattamento di un racconto del critico cinematografico, giornalista e prosatore croato Jurica Pavičić, che commenta la realtà croata contemporanea e l’affievolirsi dei legami familiari dovuto alla vita frenetica, alla stratificazione sociale, al denaro e ai problemi personali, oltre che alle difficoltà quotidiane. Il film ha debuttato al Pula Film Festival.

Il film si svolge su una piccola isola non lontana dalla città costiera di Spalato, dove tre generazioni di una comune famiglia della classe lavoratrice si riuniscono per finalizzare l’accordo sulla vendita del terreno destinato a un futuro progetto d’investimento e sulla divisione del denaro. Il padre (l’attore Izudin Bajrović, in un tono quieto e bonario) è anziano e malato, ma, uomo di poche parole, non si lamenta e cerca invece di tenere unita la famiglia. La figlia Irena (Ivana Roščić) è una donna appena separata e sconsolata che ha portato con sé anche i due figli, Kate e Ivor (interpretati rispettivamente dagli esordienti Bepina Baričeveić e Borna Mihovilović), che non fanno che litigare e azzuffarsi. L’altra figlia, Anica (Marija Škaričić), cerca a sua volta di portare avanti l’opera di equilibrismo del padre, ma non è pronta a superare una perdita recente nella sua vita. Il figlio Ivan (interpretato dall’attore e regista Juraj Lerotić, autore del successo internazionale Safe Place) è depresso e, teme la famiglia, potenzialmente incline al suicidio. L’atmosfera è cupa e, nel corso di alcuni grigi giorni invernali, affiorano cose taciute e risentimenti…

La sceneggiatura firmata da Jurić e Pavičić mostra un’eccellente tenuta drammaturgica, sia nei dialoghi dall’assoluta naturalezza sia nella scansione di rivelazioni all’apparenza piccole ma significative, oltre a momenti di sollievo quanto mai necessari rispetto alla cupezza dilagante. Serve inoltre alla perfezione gli attori, consentendo loro interpretazioni vissute, misurate ma di grande bravura. Il cast, formato da nomi di punta del cinema croato, coglie questa opportunità, sia nei ruoli principali sia in quelli secondari, come nel caso di Snježana Sinovčič Šiškov nel ruolo della vicina.

A differenza di alcuni suoi precedenti film, segnati da una macchina da presa dinamica, Jurić qui opta quasi esclusivamente per lunghe inquadrature statiche, accuratamente incorniciate dall’obiettivo di Marko Brdar, che mettono in evidenza la stasi della vita, che sia dovuta all’età, a una crisi personale, alla depressione o semplicemente al tempo atmosferico. L’atmosfera è ulteriormente enfatizzata dall’assenza di musica, dal sound design di Julij Zornik e Ognjen Popić, pieno di vento ululante, e da luci soffuse saldamente ancorate al montaggio preciso di Ana Štulina. Tutto fa sì che Small Things sembri un'esperienza visiva discretamente spiacevole, ma abbastanza necessaria e altamente emotiva.

Small Things è una coproduzione tra Croazia, Slovenia e Serbia delle società Kinorama, Forum Ljubljana e Atalanta.

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(Tradotto dall'inglese)

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