email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

LOCARNO 2026 Concorso

Recensione: Princesa burro

di 

- Il duo di registi cileni formato da Cristóbal León e Joaquín Cociña, conosciuti per il loro universo in stop-motion, coinvolge per la prima volta, nel suo ultimo film, attori in carne ed ossa

Recensione: Princesa burro
Antonia Giesen in Princesa burro

I registi cileni Cristóbal León e Joaquín Cociña che sin dal loro primo cortometraggio lavorano come duo, presentano nella Competizione Internazionale del Locarno Film Festival Princesa Burro, un’opera misteriosa, polimorfa e inclassificabile a metà strada fra il film d’animazione, la fiaba horror e l’omaggio al cinema di genere. Dopo il successo del loro primo lungometraggio, in stop-motion, La Casa Lobo e il loro mediometraggio surrealista Los Hiperbóles che unisce animazione in stop-motion, burattini e riprese dal vivo, il duo di registi si spinge ancora oltre introducendo, nel suo ultimo lungometraggio, attori in carne ed ossa. Attraverso un viaggio allucinato che ci fa (ri)scoprire diversi sottogeneri del cinema fantastico (dal fantasy storico alla fantascienza pop), il film rilegge il personaggio della principessa delle fiabe rivelando il lato oscuro e inquietante della sua vita apparentemente da sogno.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

La protagonista del film è Diana (Antonia Giesen), una principessa che vive in un regno fiabesco dove, per ordine di suo padre (Francisco Melo), un re che ha perso la sua adorata regina, l’amore è proibito. Inevitabilmente però, Diana si innamora del suo principe che in realtà è un venditore ambulante chiamato Lalo (Andrew Bargsted). Quando il re scopre la loro relazione lo mette al bando lasciando Diana sola e inconsolabile. La storia prende però una piega diversa quando quest’ultima utilizza il braccialetto magico regalatogli da Lalo per esaudire il suo più grande desiderio, ossia quello di poter vivere con lui per sempre (come comanda ogni fiaba che si rispetti). La protagonista del film comincia allora un viaggio che la porta in altri mondi: una città futuristica, una spiaggia tropicale, per finire di nuovo nel regno da cui è scappata. Ad accompagnarla, assumendo identità sempre diverse, ci sono Lalo e suo padre. Circondata da scenografie surrealiste che ricordano il mondo inquietante e allucinato di Il gabinetto del dottor Calligari, ma anche il videoclip realizzato da Anton Corbijn per il brano “Heart-Shaped Box” dei Nirvana, l’anti-eroina del film deve adattarsi alla realtà che l’accoglie ogni volta che utilizza il suo magico bracciale. Un adattamento che va di pari passo con la trasformazione del suo personaggio da ingenua principessa in attesa di un principe che la salvi a figlia ribelle cosciente delle regole etero patriarcali che la imprigionano. Stufa di essere manipolata da suo padre, ma anche stanca di rincorrere una felicità che le sembra sempre più stereotipata e insoddisfacente, Diana cerca in tutti i modi di cambiare il proprio destino.

Film decisamente fuori dal comune, Princesa burro può essere visto come un vero e proprio esercizio di stile, come un omaggio ad un cinema, quello di genere, che è spesso considerato come secondario. Squisitamente artigianale e allo stesso tempo tecnicamente ricco: le riprese dal vivo che si combinano con elementi tipici dell’animazione bidimensionale, immagini generate al computer, decori accuratamente realizzati e un’intrigante colonna sonora (del francese Jean-Benoît Dunckel del duo Air), il film si impone come un viaggio allucinato ai confini del cinema stesso. Se l’animazione: immagini bidimensionali e in stop-motion, ci riporta alla magia del cinema delle origini, l’oscurità latente che si insinua sempre più nella storia dà al tutto un sapore più contemporaneo, quasi apocalittico. Princesa burro è un film strano (nel senso positivo del termine), ed è proprio questa la sua forza.

Princesa burro è prodotto da León & Cociña Films (Cile) e Globo Rojo Films (Cile) insieme a Metonymie (Francia), Montelona (Uruguay), Viking Film (Paesi Bassi) e Autentika Films (Germania). Bendita Film Sales si occupa delle vendite internazionali.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy