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ESCLUSIVA: Al via le riprese di See What I Say di Arturas Jevdokimovas
- Il documentario ibrido lituano-italo-ucraino utilizza la lingua dei segni e la tecnologia a 360 gradi per immergere il pubblico udente nel mondo percettivo dei suoi protagonisti sordi

Sono iniziate le riprese di See What I Say di Arturas Jevdokimovas, un documentario ibrido di 82 minuti che mette in relazione le comunità sorde di Bologna, Vilnius e Kiev. La coproduzione lituano-italo-ucraina, il cui completamento è previsto per il 2028, è sviluppata in quattro versioni distinte: festival (82 minuti), televisione (52 minuti), VR/XR education (15 minuti) e installazioni museali (6×10 minuti).
Piuttosto che spiegare la lingua dei segni da una prospettiva udente, il progetto mira a fare della lingua visiva dei sordi la grammatica organizzativa del film. I tre fulcri sono bar nelle rispettive città: L’Altro Spazio di Bologna, punto di ritrovo consolidato per clienti sordi e udenti; Elektrit a Vilnius; e Negroni a Kiev. Se in precedenza non esistevano bar equivalenti in Lituania o in Ucraina, il locale bolognese è attivo da oltre un decennio.
Nelle “giornate dedicate ai sordi”, al bancone lavora un barista sordo e i clienti udenti sono incoraggiati a imparare i segni di base per comunicare. Immagini dal vivo e senza audio degli altri due bar vengono trasmesse sugli schermi solitamente riservati allo sport, creando un collegamento visivo tra comunità che non condividono una lingua dei segni universale. Le lingue dei segni lituana, italiana e ucraina non sono infatti automaticamente intelligibili tra loro, non più delle rispettive lingue parlate, rendendo la comunicazione un continuo processo di negoziazione.
Il dispositivo rovescia anche la concezione convenzionale dell’integrazione: non sono le persone sorde a dover adattarsi al mondo udente; sono i visitatori udenti a trovarsi nell’impossibilità di capire, a meno che non apprendano un’altra lingua.
Il documentario segue i suoi personaggi oltre i bar, nelle loro case, relazioni e vite lavorative. Tra le figure centrali c'è Alex, un ucraino di 34 anni fuggito dalla guerra, che inizialmente si è ritrovato senza fissa dimora a Bologna, documentando quel periodo con il suo cellulare. Alla fine ha trovato lavoro a L'Altro Spazio, ma rimane separato dalla madre anziana, che si rifiuta di lasciare la zona bombardata in Ucraina.
A Vilnius, il fotografo e poeta trentenne Arnas è cresciuto con genitori sordi e ha trascorso gran parte della vita a fare da interprete tra ambienti sordi e udenti. Con il progressivo deterioramento del suo udito, si ritrova stretto tra due comunità mentre lavora come barista all’Elektrit e partecipa a un progetto teatrale per non udenti. Arnas è anche co-direttore della fotografia, portando nella costruzione visiva del film la sua sensibilità per i movimenti periferici e i microgesti.
Il terzo barista del film, al Negroni di Kiev, non è ancora stato scelto. La produzione sta cercando attraverso la sua rete di contatti personali, l'unico modo per costruire la fiducia che il ruolo richiede in una città sotto costante bombardamento. Quando suoneranno le sirene antiaeree, lui ne verrà a conoscenza in modo diverso dai suoi clienti: attraverso una vibrazione in tasca o un lampo sullo schermo del suo telefono. Non sarà l'ultimo a saperlo; lo saprà in modo diverso.
Ai personaggi vengono fornite delle telecamere per registrare gli aspetti della loro vita che considerano significativi. La produzione utilizza anche telecamere a 360 gradi di livello consumer insieme a un sistema Insta360 Titan 11K. Le composizioni in split-screen permetteranno di visualizzare simultaneamente le conversazioni in lingua dei segni, mentre il sound design affronterà il suono attraverso le vibrazioni, le frequenze basse e la risonanza spaziale, piuttosto che limitarsi a riprodurre il silenzio.
See What I Say è prodotto da Ringailė Leščinskienė per la lituana Zero Copy Reel, e coprodotto da Giusi Santoro per l’italiana POPCult e da Ivanna Khitsinska per l’ucraina WAYA Production. Il team della fotografia comprende Eitvydas Doškus, Pasquale Greco e Arnas Dambrauskas.
Il progetto ha un budget totale di €452.000. Ad oggi ha assicurato €228.854, pari a circa il 50,6% del totale. Tra i sostenitori figurano il Lithuanian Film Centre, che ha assegnato €121.800 per sviluppo e produzione; la Emilia-Romagna Film Commission, tramite la quale ha ricevuto €45.154 dal programma regionale di sostegno alla produzione; il Vilnius Film Office Municipality Production Grant, che ha assegnato €22.500; e l’emittente nazionale lituana LRT, che ha contribuito con €7.000. Il finanziamento assicurato comprende anche contributi in natura da Zero Copy Reel (€2.320), POPCult Italy (€14.040), WAYA Production Ukraine (€14.040) e Google Cloud Support (€2.000).
In fase di sviluppo, See What I Say ha preso parte a EsoDoc’25 ed è stato selezionato per Baltic Sea Docs 2026. Sarà quindi presentato al Nordisk Panorama Forum 2026, mentre Leščinskienė partecipa anche a Emerging Producers 2026 di Ji.hlava (leggi l’intervista) e al CIRCLE Digital Empowerment Programme 2026.
(Tradotto dall'inglese)
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