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LOCARNO 2026 Piazza Grande

Recensione: Armony

di 

- Dario Albertini mette in scena, con realismo e poesia, persone che hanno deciso di unirsi per vivere le loro proprie utopie lasciando il mondo che li attornia a distanza

Recensione: Armony
Asia Argento e Valerio Mastandrea in Armony

Il regista italiano Dario Albertini presenta al Locarno Film Festival, sull’immenso schermo di Piazza Grande, il suo terzo lungometraggio di finzione Armony. Dopo anni passati nel mondo del documentario, Albertini affronta il cinema di finzione con lo stesso sguardo, al contempo curioso, incisivo e umano. Un marchio di fabbrica questo che trasforma la finzione in specchio della realtà, in trascrizione poetica di emozioni umane spesso relegate nell’ombra. Armony è un film che esplora i legami famigliari attraverso lo sguardo di un personaggio che ha scelto la solitudine come compagna di vita tagliandosi fuori da un mondo dominato da una frenesia che non riesce a capire.

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Quella di Armony, il protagonista del film (strabiliante Valerio Mastandrea), è una famiglia scelta composta da pochi membri che si amano e rispettano profondamente. Dall’esterno, questa tribù potrebbe sembrare strana, anticonformista e sghemba, ma non di certo per chi ne fa parte. Armony è un camionista da poco in pensione, schivo e a suo agio solo con la sua vicina di casa Pamela, una donna transgender (interpretata dall’iconica Pamela Schettino), con la quale passa delle tranquille serate come fossero una vecchia coppia, anche se il loro non è un legame basato su un patto istituzionale normativo come quello matrimoniale. A stravolgere la sua quotidianità ci pensa la nipotina Carlotta, abbandonata improvvisamente dalla madre (Asia Argento) e della quale Armony dovrà prendersi cura. Carlotta non conosce lo zio perché la madre si è allontanata dal fratello da ben venticinque anni, tagliando i ponti con l’unico membro che gli restava della sua famiglia. Deciso a occuparsi della nipotina malgrado le difficoltà del quotidiano, Armony lotta per tenerla con sé dopo che i servizi sociali hanno minacciato di trasferirla in una casa famiglia. Costretto ad affrontare un complesso e umanamente difficile percorso per ottenerne la tutela legale, il protagonista comincerà poco a poco ad aprirsi a nuovi contatti umani, a legami affettivi che aveva tenuto a lungo a bada per paura o forse semplicemente per abitudine.

Armony è un film potente, estremamente umano e a tratti deliziosamente ironico, uno di quei film che ti mostrano la realtà per quella che è, in tutta la sua splendente e destabilizzante imperfezione. I protagonisti e soprattutto le protagoniste non si lasciano mai abbattere, cadendo in una sorta di condiscendente commiserazione, quello che fanno è invece nutrirsi delle difficoltà trasformandole in forza, in linfa vitale. Abitato da personaggi toccanti, sfavillanti di sincerità, soprattutto la stupenda Pamela interpretata dalla magnifica Schettino, icona del film di culto Amore Tossico di Claudio Caligari ma anche di tutta la comunità transgender italiana, Armony tocca nel profondo.

Sfidando gli stereotipi legati alle questioni di genere ma anche alla marginalità, il film spinge a riflettere sul concetto di famiglia ma anche e soprattutto a quello di marginalità. La famiglia di Armony è infatti considerata dal sistema come anomala, diversa, potenzialmente pericolosa perché antinormativa, basata su legami non di sangue ma di solidarietà e rispetto reciproco. I membri di questa famiglia, che a ben vedere è estremamente queer nel suo sfidare le convenzioni e nello sfuggire da ogni sorta di classificazione, si sono scelti, hanno serrato un patto di alleanza e di non giudizio che li unisce per sempre. Armony e le protagoniste del film rifiutano di interpretare i ruoli a loro assegnati da una società che preferisce l’omologazione al pensiero critico, si ribellano, coscientemente o forse incoscientemente a un determinismo sociale che li vorrebbe indifesi e sottomessi. In sintonia con la citazione finale dello scrittore italiano Pier Vittorio Tondelli, Armony è un film che dà la parola a chi normalmente non ce l’ha, che mostra la bellezza della solidarietà, del vivere insieme delle utopie basate sulla fragilità intesa come forza e non come debolezza.

Armony è prodotto dalle italiane The Apartment, Damocle e Rai Cinema e venduto all’internazionale da True Colours.

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