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LOCARNO 2026 Concorso

Recensione: You Don’t Belong Here

di 

- Il regista rumeno Florin Serban parla di conflitti sociali e familiari causati da un modello patriarcale in declino che si nutre della sua stessa rabbia

Recensione: You Don’t Belong Here
Adrian Văncică e Teodor Butănescu in You Don’t Belong Here

Florin Serban torna alla regia per indagare la società rumena contemporanea attraverso la relazione complicata fra un padre e suo figlio. You Don’t Belong Here, presentato nel Concorso Internazionale del Locarno Film Festival, è un film potente e preciso che non ha paura di mostrare il lato grottesco di una mascolinità ormai in crisi aggrappata goffamente a valori patriarcali che non fanno che generare sofferenza. I protagonisti del film sono Marius Călimănescu, un chirurgo rispettato e sicuro di sé (interpretato da Adrian Văncică) e suo figlio Ioan (Teodor Butănescu), un adolescente introverso e misterioso che ha perso la mamma da piccolo.

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Marius e Ioan non si somigliano affatto, il primo è un uomo tradizionalista che non accetta nessun tipo di debolezza (né la sua né quella degli altri) e che considera il successo e la rettitudine morale come le uniche vere ambizioni da avere. Il secondo, invece, è un ragazzo goffo, confuso e insicuro, incapace di essere l’uomo virile che il padre vorrebbe. Questa differenza radicale di carattere porta il padre a disprezzare silenziosamente suo figlio causandogli una sofferenza profonda. Come una bomba pronta ad esplodere, il rancore di Ioan cresce dentro di lui trasformandosi in rabbia cieca che non sa contro chi rivolgere. Incapace di riflettere con la sua testa, Ioan si lascia allora reclutare da un gruppo di teppisti d’estrema destra che lo spinge a compiere l’irreparabile.

Composto quasi esclusivamente da piani sequenza, il film racconta il mondo attraverso lo sguardo di Marius, un mondo in cui non c’è spazio per le scuse, fatto di rettitudine morale, forza di carattere e atti eroici. Come ogni uomo che si rispetti, Marius ha fatto tutto quello che la società si aspettava da lui: ha studiato ed è diventato un rispettabile chirurgo e padre di famiglia. Il pensiero che suo figlio non voglia o non possa seguire le sue orme è per lui inconcepibile, come se la debolezza che vede in lui potesse corrompere l’aurea di rispettabilità di cui gode. Re incontrastato del suo mondo che legge solamente attraverso una severa lente patriarcale, Marius campeggia fiero in ogni inquadratura. Come nella vita reale, i personaggi che lo attorniano esistono solo attraverso di lui, nello spazio dei piani che lo incorniciano.

Orgoglioso di sé quasi fino all’arroganza (sconvolgente la scena in cui dice esplicitamente alla sua amante di disprezzare suo figlio), il protagonista del film, ma anche il suo amico poliziotto, sognano un mondo in cui ognuno sta al suo posto, in cui i forti vinco e i deboli vengano schiacciati. L’incrollabile sicurezza che mostra sin dall’inizio del film è così pura che il suo graduale sgretolarsi, fino alla sconfitta finale, risulta ancora più evidente e, per certi versi, esaltante. In fin dei conti, nel film non ci sono né vincenti, né perdenti, ma solo un insieme di esseri umani feriti e smarriti che non sanno più a cosa aggrapparsi per continuare a credere nei loro ideali. Precisissimo e potente dal punto di vista formale, You Don’t Belong Here rivela, in modo quasi grottesco, i paradossi di un modello patriarcale obsoleto ma ancora pericolosamente presente. Crudelmente poetico, il film si insinua nelle crepe di questo modello facendolo vacillare, fino al crollo.

You Don’t Belong Here è prodotto dalla rumena Fantascope Films. Reason8 si occupa delle vendite internazionali.

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