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LOCARNO 2026 Concorso

Recensione: Hearing

di 

- Il misterioso e immersivo secondo lungometraggio di Lê Bảo segue l’allontanamento tra due generazioni di una famiglia vietnamita e gli strani fenomeni audiovisivi che le perseguitano

Recensione: Hearing
Nsưt Nguyễn Quốc Tuấn e Nsưt Ngọc Tản in Hearing

Il cinema di Lê Bảo è stato caratterizzato fin'ora da accostamenti stranamente insoliti: nel suo precedente lungometraggio, Taste, vincitore agli Encounters della Berlinale, non era del tutto chiaro cosa ci facesse un calciatore nigeriano in una baraccopoli vietnamita parzialmente sommersa, mentre aiutava a cucinare in comunità gli operai che vi risiedevano, ma ciò ha comunque creato una strana frattura interculturale. Hearing, in concorso al Locarno Film Festival, segue apparentemente le vicende di Ninh (Nsưt Nguyễn Quốc Tuấn), un uomo di mezza età alle prese con la crisi coniugale sia sua che dei suoi genitori, il cui lavoro consiste nell’installare misuratori di decibel in una varietà di ambienti pubblici e privati. Quando il rumore in quegli ambienti supera una certa soglia, viene emessa una luce accecante e potente di colore blu-violaceo che avvolge ogni angolo dello spazio; ancora una volta, questo sembra essere un elemento chiave di ciò che interessa fondamentalmente a Lê, ovvero far sì che l’interferenza uditiva si manifesti con maggiore intensità come output visivo o cromatico.

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Affondando le sue radici nel Sud-Est asiatico, Lê è stato, com’era prevedibile, paragonato ad Apichatpong Weerasethakul, ma c’è anche qualcosa di Pedro Costa nella sua predilezione per gli spazi interni cupi e cavernosi. Lavorando come in precedenza con il direttore della fotografia Nguyễn Vinh Phúc, ha infuso nei suoi film una bellezza visiva consumata, mantenendo le inquadrature principali, dal design impeccabile, giusto il tempo necessario per ipnotizzarci e cullarci; tuttavia, in questo film, come già in precedenza, fatica a trovare temi sufficientemente ricchi da distinguerlo ulteriormente, siano essi tratti dalla storia, dalla risonanza sociopolitica o dalla spiritualità.

Nel corso delle sue due ore di durata, scandite da un ritmo ben calibrato, la prima e la seconda parte del film sono dedicate alla descrizione della situazione familiare dolorosa e frammentata di Ninh, per poi passare con grande fluidità all’esperienza sensoriale promessa sia dal titolo che da molti film di questo genere presentati nei festival (anche Objet a, ambientato a Berlino e presentato quest’anno a Locarno, adempie a questo strano obbligo di spettacolarità visiva nel finale). Ninh vive da tempo con la madre Khanh (Nsưt Ngọc Tản), in declino sia fisico che cognitivo, e fa visita al padre, Nhiên (Ming Hùng), che lavora come coltivatore di fieno in campagna. Nonostante sia stato proprio Nhiên ad averla maltrattata fisicamente, egli impedisce a Khanh di partecipare a queste visite, durante le quali potrebbe nascere una riconciliazione. Ninh prova inoltre vergogna per aver maltrattato a sua volta la sua ex moglie, Ngọc (Khánh Huyền), ed è costretto a incontrare i suoi due figli piccoli all’aperto, in un burrone suggestivo ma piuttosto pericoloso, mentre Ngọc (il cui nuovo compagno le ha garantito maggiori agi da classe media) osserva la scena da lontano.

Questi dettagli della trama non mirano tanto a svelare la tossicità e la violenza dei personaggi maschili, quanto a mostrare l’isolamento e la solitudine a cui sono tutti condannati  vivendo nelle loro varie dimore, che Lê riprende in modo da accentuare la loro separazione dal resto del mondo. In modo un po’ semplicistico, i fonometri vengono interpretati dal regista in chiave più simbolica, come strumenti in grado di cogliere la discordia del cuore e dell’anima e di proiettare una luce letterale che quasi sommerge chi soffre e lo purifica dal proprio dolore. Con un mix audio Dolby Atmos, indicato nei titoli di coda, Hearing sfrutta al meglio questa tecnologia grazie alle composizioni originali dell’artista techno norvegese Mental Overdrive, optando in seguito per un’altra delle giustapposizioni tipiche del regista, regalandoci l’insolito quadro di anziani contadini che si scatenano al ritmo della musica riprodotta diegeticamente in una discoteca locale. I nostri cinque sensi sono tutti un mezzo per “percepire” letteralmente qualcosa; Hearing sostiene proprio che questo sia il senso più potente.

Hearing è una coproduzione tra Vietnam, Singapore, Norvegia, Francia, Indonesia, Arabia Saudita, Cambogia, Thailandia e Taiwan, di Sensory Ocean Films, E&W Films e Kongchak Pictures. Heretic si occupa delle vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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