Recensione: O Jacaré
di Olivia Popp
- Il quarto lungometraggio di Basil da Cunha è ancora una volta ambientato nel quartiere lisboeta di Reboleira e segue la comunità mentre ricerca di una grossa somma di denaro rubata

A Reboleira hanno rubato un’enorme somma di denaro e tutti si stanno dando da fare per trovarla – ma, come se non bastasse a rendere ancora più caotico questo bel pasticcio, un coccodrillo è scappato e sta vagando in libertà. Nel quarto lungometraggio di Basil da Cunha, O Jacaré (coccodrillo in portoghese), lo spirito traspare da ogni inquadratura, e cerca di cogliere l’umorismo, le minacce, i malintesi, lo shock e l’allegria che si susseguono tra il suo variegato cast di attori-personaggi – tratti direttamente dalla comunità e che hanno recitato anche in altri suoi film. O Jacaré ha esodito in premiere mondiale in concorso al Locarno Film Festival.
Il film è anche il quarto, su quattro realizzati, ambientato in questo barrio di Lisbona con una numerosa diaspora capoverdiana, situato alla periferia della città e sottoposto a una forte sorveglianza; è un luogo con cui da Cunha ha instaurato un legame indissolubile. Il regista svizzero di origini portoghesi ha definito O Jacaré il canto del cigno di questo quartiere, gran parte del quale è destinato a essere sistematicamente demolito e sottoposto a gentrificazione. Fin dall’inizio del film, se ne intravedono già i segni sotto forma di muri di mattoni e edifici abbattuti, accanto agli insediamenti abusivi.
I 180.000 euro rubati fungono da MacGuffin, e da Cunha ci catapulta direttamente nel vivo dell’azione per scoprire la complessa rete di relazioni tra i personaggi. L'affascinante boss locale PC (Paulo César Lima Fonseca) prende sotto la sua ala il giovane e impressionabile Chandi (Alexandre Fonseca), mandandolo a infiltrarsi nella banda di KP (Nelson Carvalho) per scoprire dove è nascosto il denaro. Nel frattempo, una determinata Xana (Alexandra Sena) vuole il denaro che PC deve a suo marito, ora in prigione a causa delle attività di PC. Personaggi subdoli, apparentemente a conoscenza del denaro rubato, entrano ed escono dalla storia, tra cui Machine (Pedro Diniz) e Mafia (Pedro Ferreira).
Nel corso della sua filmografia, da Cunha ha sviluppato uno stile cinematografico davvero magistrale (le riprese di questo film sono state curate da Patrick Tresch) che si snoda e vagano in modo quasi del tutto libero per il quartiere (il suo cortometraggio del 2023, 2720, è composto da poche riprese estremamente lunghe). Si muove tra i personaggi senza ostacoli, volando persino molto in alto per riprendere Reboleira da una prospettiva a volo d’uccello, il che sconvolge la percezione, con un senso di sorveglianza, della vista da tale altezza; i droni vengono mostrati mentre vengono fatti volare innocentemente dai bambini di Reboleira.
In definitiva, O Jacaré ruota attorno alle relazioni che si creano, si spezzano e vengono tradite, e che insieme consentono a da Cunha di trasformarlo in una sorta di film d’atmosfera, accompagnato da brani dai ritmi caraibici e afropop. Il regista è inarrestabile nel ritmo con cui descrive le interazioni: lo spettatore potrebbe dover faticare a stare al passo e, a tratti, la confusione può diventare opprimente in questi 90 minuti molto serrati e densi di avvenimenti. Eppure da Cunha è così chiaro nella sua visione e nell'intenzione di trasportarci direttamente a Reboleira; un paragone possibile potrebbe essere addirittura con Do the Right Thing. Non solo ascoltare, ma anche vivere davvero i pettegolezzi, il dramma, la tristezza e la gioia: forse non c’è privilegio cinematografico migliore.
O Jacaré è prodotto dalla svizzera Thera Production, in coproduzione con la portoghese Continue Walking. A Low Light Films sono affidate le vendite internazionali.
(Tradotto dall'inglese)
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