Recensione: Demain je tombe amoureux
- L’ultimo lungometraggio del regista francese Martin Provost è una riflessione sull’amore, un’ode alla leggerezza malgrado le difficoltà della vita

Il regista francese Martin Provost presenta sulla Piazza Grande del Locarno Film Festival il suo nono lungometraggio Demain je tombe amoureux, un ritratto al contempo leggero e intenso di un uomo che cerca di ridare senso a una vita che scolorisce giorno dopo giorno. Tre anni dopo il successo di Bonnard, Pierre and Marthe, Provost torna a parlare di coppie ma questa volta formate da gente in apparenza “comune”, o per lo meno questo è quello che, in un primo momento, sembra farci credere.
Alla vigilia della pensione, Émile (Fabrice Luchini) tiene la sua ultima lezione in un liceo che per lui rappresenta tutto. Per questa ultima “performance” sceglie di parlare d’amore o meglio dell’importanza dei sentimenti in una società sempre più asettica e normalizzante. Durante quello che sembra essere un omaggio un po’ comico al film Dead Poets Society, Bonnard ci mostra un insegnante che sprona i suoi studenti e le sue studentesse a diventare poeti della propria esistenza. Inebriato dal suo stesso monologo, Émile dimentica però di porsi una domanda fondamentale: è lui stesso ancora in grado di amare, di lasciarsi ansare a un sentimento bruciante che può fare perdere la testa? Incapace di rispondere a questa domanda ed emotivamente provato dopo aver lasciato le mura rassicuranti del suo liceo, Émile torna a casa e scopre che la moglie l’ha lasciato. Émile deve quindi confrontarsi con dei cambiamenti sconcertanti e repentini che non aveva di certo pianificato. Costretto, suo malgrado, a fare i conti con le parole pronunciate poco prima in classe, il protagonista deve aprire il suo cuore all’insicurezza di relazioni amorose, ma non solo, che trasformeranno il suo quotidiano in montagne russe emotive. Grazie a incontri inattesi, principalmente con tre donne differenti: la misteriosa hippie incontrata al supermercato (Carole Bouquet), la moglie tradita in cerca di libertà (Chiara Mastroianni) e l’ex fiamma di gioventù (Emmanuelle Devos) il protagonista si confronterà con le sue paure. Ognuna di loro gli mostrerà infatti un modo diverso di amare, di aprire il proprio cuore ad un mondo che sembra offrire possibilità infinite.
Demain je tombe amoureux è indubbiamente un film sull’amore, selle difficoltà di aprirsi agli altri senza paura di mettersi a nudo, di mostrare le proprie fragilità. Provost mette il suo protagonista alle strette spronandolo a reinventarsi, a riscaldare il suo cuore ormai congelato. Il film è però anche una riflessione sulla libertà, sulla follia di scegliere liberamente la propria strada malgrado la ragione spinga verso la sicurezza e la stabilità. In questo senso, i personaggi femminili non scadono (fortunatamente) mai nei luoghi comuni legati alle relazioni romantiche (esclusivamente eterosessuali, e questo forse è uno dei limiti del film). Al contrario, sono loro a dettare legge, a scegliere cosa fare della propria vita, incuranti del giudizio, orgogliose e gelose della propria libertà. Altro personaggio fondamentale del film è la natura che attornia e culla i personaggi. Estimatore del Nord della Francia, Prevost mette in scena le spiagge misteriose della Normandia con grande tenerezza e un toccante pizzico di nostalgia. Luogo al contempo reale e immaginario, la città di Dieppe diventa una sorta di alter ego di Émile, l’incarnazione del suo mondo interiore, al contempo tormentato e volutamente segreto.
Demain je tombe amoureux è un film che mostra un personaggio fragile ma mai rassegnato, un film leggero, a tratti retrò, che farà felici i fan di Fabrice Luchini e della sua strampalata e poetica presenza scenica.
Demain je tombe amoureux è prodotto dalla francese Les Films du Kiosque e venduto all’internazionale da Paradise City Sales.
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