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BIF&ST 2026

Recensione: Vita mia

di 

- Edoardo Winspeare firma un affresco europeo tra Salento e Transilvania sostenuto dall'interpretazione delle sue due protagoniste più che alla sua ambiziosa sceneggiatura

Recensione: Vita mia
Dominique Sanda e Celeste Casciaro in Vita mia

Edoardo Winspeare torna al Salento — terra che ha sempre attraversato il suo cinema, da Pizzicata a Il miracolo — con un progetto dalle ambizioni dichiaratamente continentale. Proiettato nel BIF&ST e nelle sale italiane con Draka Distribution dal 9 aprile, Vita mia vuole essere al tempo stesso una storia intima di cura e di amicizia femminile e una riflessione sulla memoria europea, sul peso della Storia con la maiuscola, sulle cicatrici lasciate dal nazismo e dalla guerra fredda nelle famiglie dell'Est. È un progetto sincero e personale — nato dall'osservazione del rapporto tra la madre malata del regista e la sua badante salentina — ma che fatica a sostenere il peso di tutto ciò che si è proposto di portare sullo schermo.

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Il film si apre nel 1964 con un prologo festoso: la giovane duchessa transilvana Desideria, detta Didi, arriva in un piccolo paese del Salento per sposare il duca Ruggero, accolta dalla banda del paese. È un inizio elegante, che stabilisce subito la distanza - geografica, culturale, di classe - che attraverserà tutto il film. Saltando ai giorni nostri, ritroviamo Didi (Dominique Sanda) anziana, malata di Parkinson, costretta dopo una caduta dalle scale del suo antico palazzo magnificamente affrescato ad accettare l'aiuto di una badante. Entra così in scena Vita (Celeste Casciaro), donna di origini umili, dal carattere deciso, con un fratello con disabilità mentale da accudire e un amante avvocato meschino (Ninni Bruschetta) da cui non riesce a liberarsi del tutto. Due mondi opposti, due idee di dignità, differenti linguaggi del corpo.

Il cuore del film è questo confronto, e quando Winspeare lascia spazio alla relazione tra le due donne — nella routine domestica, nello scambio di diffidenze e poi di confidenze, nelle fotografie del passato che Didi mostra a Vita — la macchina da presa trova la sua giusta misura. Celeste Casciaro, musa (e moglie) di Winspeare e volto noto del cinema salentino, è perfettamente a suo agio in questo ruolo di donna tenace e concreta. Dominique Sanda - l'iconica Micol del Giardino dei Finzi Conti e la Lou von Salomé di Portiere di notte - fornisce al personaggio un portamento regale che non ha bisogno di essere costruito, con l'algidità emotiva di chi ha attraversato la Storia senza poterne uscire indenne.

La seconda parte del film sposta la narrazione in Transilvania, dove Didi vuole tornare per il processo di beatificazione del padre Istvan, martire cristiano perseguitato dalla Securitate comunista. Il viaggio, compiuto contro il parere dei figli, con Vita al fianco come dama di compagnia imprevista, porta in superficie ferite legate all'occupazione nazista, al senso di colpa dei sopravvissuti. Il film guarda alle grandi saghe familiari europee del Novecento, letterarie e cinematografiche, e non lo nasconde. Ma l'ambiziosa sceneggiatura, scritta dal regista con Alessandro Valenti comincia a mostrare le sue crepe: il materiale si accumula, i temi si moltiplicano, e la svolta finale non ha la forza emotiva che il film si era guadagnato nella sua prima parte.

La fotografia luminosa del Salento, la cena tra i parenti aristocratici di Didi a cui Vita è ammessa come una dama di compagnia d'altri tempi, la nobile famiglia che torna in Puglia a vendere il palazzo di famiglia dopo cinquecento anni, so episodi della piccola storia che diventa specchio della grande Storia. Ma Vita mia rimane in superficie laddove vorrebbe affondare, e non emoziona con la pienezza che le sue premesse. Qualche stereotipo affiora, tanto nel ritratto dell'aristocratica ossessionata dai fantasmi quanto in quello della donna del Sud. Ma restano nel cuore le notevoli interpretazioni delle due protagoniste.

Vita mia è prodotto da Stemal Entertainment e Saietta Film con Rai Cinema. Le vendite internazionali sono gestite da Beta Cinema.

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