email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

LOCARNO 2026 Cineasti del presente

Recensione: At Night

di 

- L’esordio nel lungometraggio di Beatrice Gibson è un suggestivo girotondo nella Parigi notturna, che esplora le vite di un ampio ventaglio di donne

Recensione: At Night
Diocouda Diaoune in At Night

Nel film d’esordio di Beatrice Gibson, At Night, l’artista e regista mette in secondo piano il proprio punto di vista e la propria esperienza personale per dare spazio alle prospettive più ampie degli altri. Sulle immagini iniziali di un tunnel della metropolitana di Parigi immerso in una calma serena, sentiamo la voce fuori campo della poetessa statunitense Alice Notley, registrata appositamente per questo progetto: “Sono un tono di voce. Caldo, mutevole, che fa pause, che cambia, che accoglie, che afferma, che esulta, che accoglie, che si trasforma e che accoglie” – un vero e proprio manifesto per ciò che vedremo. E per i numerosi protagonisti del film, la maggior parte dei quali interpreta se stessa, anche il contenuto dei dialoghi è stato tratto direttamente dalle loro vite e poi elaborato in sede di workshop. Eppure, nonostante il film abbia vinto il premio come Miglior Regista Esordiente nella sezione Cineasti del Presente del Locarno Film Festival, dove ha avuto la sua premiere, valutiamo in che modo Gibson riesca a fondere armoniosamente queste voci contrastanti, considerando che uno dei tratti distintivi del suo stile artistico – evidente anche nel breve lavoro che precede At Night – è proprio una selezione attenta e perspicace di voci e testi femministi radicali.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

At Night è un film che punta in modo particolare sull’ensemble di attori, creando una struttura flessibile che osserva la quotidianità urbana di Parigi al crepuscolo, prima di mettere in scena varie scene e archi narrativi secondari e irrisolti dei personaggi nelle sue scene drammaturgiche. La stessa Gibson ha un ruolo di rilievo sullo schermo: accreditata semplicemente come B., la vediamo mentre cerca location e fa ricerche per un progetto cinematografico, molto probabilmente quello che stiamo vedendo: questo gesto riflette la sua esitazione produttiva nei confronti del film che sta per uscire e suggerisce che, anche se At Night è tecnicamente “finito”, il suo processo mentale vagante, ma rigoroso, e la sua autoanalisi non potranno mai esserlo. Un’altra protagonista è Didi (Diocouda Diaoune), un’amica di cui B. ha perso in parte i contatti e con cui cerca di riconciliarsi; madre single nera che vive in un alloggio popolare nella periferia di Parigi, in passato, in un momento non meglio specificato, era stata la tata della figlia di B., e la tensione dovuta al divario tra i loro privilegi sociali aveva creato delle fratture nel loro rapporto, che B. cerca di ricomporre: un obiettivo i cui sottintesi discorsi femministi riecheggiano nel progetto complessivo del film.

Il regista sperimentale Ben Rivers, che ha prestato la sua mano in qualità di direttore della fotografia, crea suggestive atmosfere al chiaro di luna su pellicola da 16 mm, e assistiamo anche a una lunga discussione al tavolo di un bar tra un gruppo eterogeneo di personaggi, che hanno appena partecipato a una lettura di poesie in una libreria. Il dialogo preciso che ne scaturisce, caratterizzato da un senso di equilibrio argomentativo, risulta un po’ innaturale nella sua eloquenza, eppure ne restiamo affascinati mentre i personaggi esprimono una gamma insolitamente ampia di punti di vista sulla sessualità femminile e sull’identità di genere, insieme a questioni relative alla maternità e alle strutture familiari convenzionali. La musica è un’altra componente sonora fondamentale di queste “voci” onnipresenti, dalla colonna sonora elettroacustica delicata come un sussurro di Elvin Brandhi alla performance in stile cabaret dell’artista Adam Christensen, che evoca una variante gender-fluid delle ultime opere del crooner Scott Walker.

Sebbene sia sempre fedele all’invito di Notley per una voce “esultante e inclusiva” e sondi costantemente i limiti di varie posizioni femministe argomentate con rigore, l’opera di Gibson vacilla ancora leggermente nel tentativo di cogliere una visione comune della femminilità, con la sua sintesi concisa dei punti chiave dell’intersezionalità. Eppure l’autrice offre comunque una via d’uscita metaforica e visiva da questa situazione, attraverso quel tunnel sotterraneo che si spalanca: un invito a addentrarci nel nostro subconscio, per proseguire questo processo difficile, ma gratificante, di indagine femminista utopica.

At Night è una coproduzione tra Regno Unito e la Francia di Somesuch, Norte Productions e BBC Film.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy