SARAJEVO 2026 Concorso documentari
Recensione: Bear With Me
- Il documentario di Martin Genovski segue l’ex stella del circo Maxy Niedermeyer e la sua anziana orsa Natasha, esplorando il benessere animale e il mondo in trasformazione dei circhi tradizionali

Il primo lungometraggio documentario del cineasta bulgaro Martin Genovski è stato selezionato per il Concorso documentari della 32ma edizione del Festival di Sarajevo, dove ha avuto la sua anteprima mondiale. Dopo il passaggio al festival, Bear With Me entrerà nella fascia documentaria di prima serata Grand Format dell’emittente ZDF/ARTE, con messa in onda prevista per il 2027.
Il doc si concentra su Maxy Niedermeyer, artista circense ebrea di 80 anni e sopravvissuta alla Seconda guerra mondiale, che vive in una roulotte nei pressi di Amsterdam con Natasha, l’ultima orsa rimastale, dopo che le campagne per i diritti degli animali hanno posto fine alla loro vita circense. Rifiutando di abbandonare Natasha, che ha 43 anni, Maxy resta al suo fianco, rivelando un legame profondamente affettivo che solleva interrogativi sul fatto che la cattività possa talvolta essere più umana delle alternative.
Bear With Me parte da un’idea molto interessante (e vanta un titolo incredibilmente azzeccato, come spiega il regista in apertura) e, soprattutto, da un tema che spesso accende il dibattito: la presenza degli animali nei circhi. In un certo senso, racconta la fine di un mondo come lo conoscevamo, di un’epoca in cui la loro presenza era data per scontata. Qui, però, Genovski indaga le conseguenze della fine di quell’era e, soprattutto, le reali implicazioni del tenere gli animali in gabbia o dell’impiegarli per l’intrattenimento umano, collegando una storia privata al concetto più ampio esplorato dal film.
Ne emerge la possibilità che, in alcuni casi, quando gli animali sono trattati come figli – come qui, dato che Maxy spiega di non aver potuto avere figli propri – forse il fatto di avere qualcuno che se ne occupa in modo così stretto e premuroso potrebbe essere la chiave per portare avanti l’attività circense in modo più etico. Sono tutte domande e suggestioni che il film mette sul tavolo, e il suo valore principale risiede proprio nell’approccio sfaccettato, che presenta argomentazioni sia a favore sia contro la presenza degli animali in questi contesti.
Il film combina materiali d’archivio con estratti di telegiornali europei che affrontano l’uso degli animali negli spettacoli dal vivo. Ma, soprattutto, il montaggio evita che il film si compiaccia, si chiuda in sé stesso o si concentri eccessivamente sulla sua protagonista. Anche la durata relativamente contenuta (84 minuti) lo preserva dalla noia, mentre la sua straordinaria forza risiede probabilmente soprattutto nella protagonista e nell’arco narrativo che attraversa.
Maxy è infatti un esempio straordinario di empowerment femminile. Pur affiancata dal marito italiano, ha in gran parte tracciato da sola il proprio percorso, ottenendo visibilità in tutta Europa ed essendo invitata a esibirsi in vari circhi. Parla sette lingue, per esempio, e la si vede viaggiare molto e scoprire nuove parti del continente, il che spiega le sue sorprendenti conoscenze. Soprattutto, come sottolineano alcune delle persone intervistate nel documentario, se non fosse stata un’addestratrice, probabilmente sarebbe diventata un’attivista per i diritti degli animali, vista la profonda dedizione con cui si prende cura di loro. Lei stessa ripete più volte di essere completamente contraria allo sfruttamento degli animali, come dimostra il modo in cui accudisce la sua orsa e come faceva con la tigre che ha perso tempo fa.
Bear With Me è prodotto dalla società di Sofia Agitprop in associazione con Autentic Studios (Germania). Autentic Distribution, il ramo distribuzione internazionale della tedesca Beta Group, curerà le vendite internazionali del film.
(Tradotto dall'inglese)
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