SARAJEVO 2026 Concorso documentari
Recensione: The Forbidden Aunt
- Per il suo esordio alla regia, l’attrice Bojana Novaković affronta le eccentricità e i traumi latenti all’interno della propria famiglia

L’attrice serbo-australiana Bojana Novaković è ampiamente conosciuta per il suo lavoro in televisione, così come nel cinema australiano e hollywoodiano, e il pubblico sa anche qualcosa delle sue passate storie d’amore molto pubblicizzate. Ora, per la prima volta, mette alla prova le sue capacità di filmmaker con un documentario ispirato alle dinamiche della sua famiglia allargata. Ci si potrebbe aspettare un progetto strettamente personale, magari persino un vero e proprio trip egotico d’artista, ma The Forbidden Aunt trascende davvero e si rivela qualcosa di assai universale. Il lungometraggio ha appena debuttato nel Concorso documentari della 32ma edizione del Festival di Sarajevo.
Il punto di partenza della regista è stato un episodio imbarazzante che ricordava dall’infanzia: la sua famiglia più stretta non le permetteva mai di trascorrere troppo tempo con una delle sue zie, sebbene quella donna non avesse mai fatto del male a Bojana in alcun modo e la regista la ricorda anche come una persona con cui era divertente stare. La ragione di questo atteggiamento poteva essere lo stile di vita della zia Gordana, che si potrebbe definire bohémien. Nel tentativo di fare luce sulla faccenda, Novaković torna in Serbia, nella sua città natale di Užice, dove Gordana vive tuttora, con l’intenzione di girare un documentario leggero e frizzante sulla sua eccentrica zia, che forse ha la lingua un po’ sciolta ma non farebbe male a nessuno.
È proprio così che appare nella scena d’apertura, in cui Gordana tiene alla nipote una lezione sui vantaggi delle mutande della nonna rispetto al perizoma. Inoltre, è il tipo di persona sempre pronta a dare una mano ai vicini. Terzogenita di una famiglia operaia, non è mai andata bene a scuola, ma era una parrucchiera talentuosa e ispirata, che amava anche fare festa in compagnia di uomini di cui si invaghiva facilmente, e che non disdegnava l’alcol. Sebbene i suoi figli, Mladen e Marija, non sembrino serbare rancore, la verità è che il bere della madre era talmente eccessivo, e il suo comportamento così imprevedibile, da lasciarli praticamente a cavarsela da soli già dall’adolescenza.
Appena questo viene rivelato, si apre una breccia che via via si allarga, conducendo a un lato più oscuro delle cose, poiché il suddetto comportamento distruttivo aveva certamente delle ragioni. In effetti, Gordana era una bambina indesiderata, il suo “crimine” essendo quello di essere nata femmina quando la famiglia aspettava un maschio. Mentre le sorelle maggiori, la madre di Bojana Biljana e la favorita di famiglia, Mirjana, se la cavavano molto meglio, Gordana veniva trascurata. Questo trauma infantile causato dai genitori l’ha poi portata, da adulta, a infliggere lo stesso trauma ai propri figli, perché chi è ferito finisce per ferire.
Il gesto di rovesciare i propri ricordi d’infanzia scavando nel lato oscuro del passato familiare non è particolarmente nuovo nel cinema documentario: le famiglie tendono sempre a custodire segreti e a fungere da campi di battaglia per vari conflitti tra i loro membri. La sincerità dell’approccio può aiutare, ma fino a un certo punto. La particolarità di The Forbidden Aunt è che Bojana Novaković coglie chiaramente il quadro più ampio, ma ha la discrezione sufficiente per evitare di usare la storia della sua famiglia come una sorta di metafora della società serba ed ex jugoslava. Al contrario, mostra molta empatia per la zia, forse perché lei stessa non è estranea ad alcuni dei modelli di comportamento di Gordana.
La chicca qui è la decisione della Novaković di dare ascolto al suggerimento della zia e inserire una serie di segmenti in stile telenovela per rievocare momenti del passato familiare, e per integrare il materiale d’archivio piuttosto scarso e le riprese nuove (di qualità variabile), effettuate dalla stessa regista in condizioni diverse, che costituiscono il resto del film. Le scene da soap opera, in cui la Novaković interpreta sia se stessa sia Gordana accanto ad attori professionisti e non professionisti, giovano molto al film, grazie alla fotografia di Dušan Grubin e ai costumi ispirati di Milica Kolarić. Grazie a questi segmenti, The Forbidden Aunt risulta un po’ meno come una pillola necessaria, ma pur sempre molto amara, da mandare giù.
The Forbidden Aunt è una coproduzione serbo-australiana di Sense Production, Contra Stories e Svetlana Bojanković’s Productions.
(Tradotto dall'inglese)
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