Recensione: Beloved
di Jan Lumholdt
- La prima sceneggiatura originale del drammaturgo norvegese Jon Fosse, Premio Nobel per la Letteratura, riceve un trattamento epico, con tanto di inseguimento in auto, da parte del regista Erik Poppe

“Una storia scritta da Jon Fosse, adattata per lo schermo da Jon Fosse ed Erik Poppe”. Con questa indicazione iniziale, Beloved, presentato come film d’apertura della 54ma edizione del Festival internazionale del cinema norvegese, che ha preso il via lo scorso fine settimana a Haugesund, sa davvero come aprire in grande stile. In un anno finora piuttosto felice per il cinema norvegese, con un Oscar al miglior film internazionale e una Palma d’Oro a Cannes (condivisa con gli altri Paesi coproduttori), ci viene ora offerta una sceneggiatura originale firmata da un autentico drammaturgo premio Nobel – la sua prima in assoluto, per così dire.
Le opere di Fosse sono state adattate in diverse occasioni, memorabilmente (se non felicemente) dal regista tedesco Romuald Karmakar, il cui titolo in concorso alla Berlinale 2004, Nightsongs, quasi volutamente teatrale e poco cinematografico, fu accolto con scetticismo sprezzante da quegli spettatori che, secondo Karmakar, sono “talmente abituati a vedere l’action americano da essere ormai desensibilizzati a ogni altro tipo di cinema”. A raccogliere stavolta il testimone di Fosse è il versatile Erik Poppe, il cui talento per l’azione era già ben visibile nel titolo entrato nella shortlist dell’Oscar The King’s Choice, racconto dell’invasione della Norvegia da parte dei nazisti. Inoltre, per la sua nuova impresa, il regista ha preso la lodevole decisione di avere l’autore al suo fianco, contribuendo a quello che può senz’altro essere definito un indiscutibile pezzo di cinema non teatrale, alla maniera di Fosse.
Beloved, raccontato attraverso dialoghi scarni (o la loro assenza), è riconoscibilmente una storia di Fosse che presenta notevoli parallelismi con quella della coppia disfunzionale ritratta nella già citata Nightsongs. Al centro del film ci sono Gerd e Asle, che si incontrano nella taverna di una piccola città dove suona la band di Asle, si innamorano, hanno un figlio e cominciano così a formare qualcosa che assomiglia a una famiglia. Poiché il lavoro di Asle come marinaio lo tiene regolarmente lontano per mesi, ciò incide quasi subito sul neonato nucleo. Un odore di rassegnazione impregna l’aria mentre Asle rinuncia ai suoi sogni musicali, rifugge il contatto fisico con Gerd e passa tutte le giornate a terra stravaccato in poltrona, bramando il prossimo contratto d’imbarco. Profondamente insoddisfatta, Gerd inizia a cercare una via d’uscita, con una certa riluttanza ma anche con disperazione. A questo punto, la relazione della coppia è ben lontana dalle scintille genuine che avevano acceso il loro amore, che i due protagonisti (Kristi-Helene Engeberg e Leo Magnus de la Nuez, entrambi al debutto nel lungometraggio) restituiscono splendidamente.
L’ambientazione regionale, affacciata sull’Atlantico, della Norvegia occidentale (o Vestlandet), ripresa in modo epico dal direttore della fotografia Andreas Johannessen, è una presenza così potente lungo tutto il film da diventare il suo quarto personaggio – il terzo è il figlio della coppia, interpretato da uno straordinario ragazzino di nome Audun Gallefoss. Questi paesaggi hanno infatti fornito un contesto onnipresente e spesso minaccioso a una splendida successione di classici nordici, dal film del 1917 C'era un uomo (scritto dal collega drammaturgo di Fosse Henrik Ibsen) al Fjord di Cristian Mungiu di quest’anno. E se qualche spettatore “desensibilizzato” si ritrovasse a desiderare più azione, Fosse e Poppe ci regalano anche un inseguimento in auto. Per inciso, Beloved era stato inizialmente lanciato con il titolo Bad Moon Rising, che poteva forse suonare un tantino troppo sinistro.
Beloved è prodotto da Paradox (Norvegia) e coprodotto da SF Studios Production Sweden. Le vendite internazionali sono affidate a REinvent Yellow.
(Tradotto dall'inglese)
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