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VENEZIA 2026 Concorso

Recensione: 15/18

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- VENEZIA 2026: Cédric Kahn mette brillantemente in scena un film corale, iperdinamico e vitale, ambientato nel cuore di un reparto di psichiatria infantile

Recensione: 15/18

"Un po' matti e poco amati lo siamo tutti. 15/18 è un tornado!", "Non ho mai visto bambini pazzi, ma bambini fragili, che hanno dei problemi". Che si consideri la prospettiva di adolescenti in preda a un forte disagio, ma ancora pieni dell'intensa energia della loro età, o quella di chi si prende cura di loro e fa del suo meglio per aiutarli (cosa non sempre facile), le diverse sfaccettature della salute mentale portano inevitabilmente con sé una serie di emozioni personali toccanti e riflettono una società contemporanea tesa. È proprio a questo crocevia tumultuoso, in forma di finzione e con una fede da guaritore, senza però mai distogliere lo sguardo dalle ombre del suo soggetto, che Cédric Kahn ha scelto di immergere il suo nuovo film, 15/18, svelato in concorso alla 83ma Mostra di Venezia.

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Dipendenze, scarificazioni, tentativi di suicidio, disturbi dell'identità, depressione, crisi deliranti, epilessia, anoressia o bulimia, conseguenze di maltrattamenti o aggressioni sessuali, genitori deresponsabilizzati o sopraffatti, ecc.: nel corso dei colloqui con l'équipe dell'unità di pedopsichiatria di un ospedale pubblico, guidata da Étienne (interpretato dallo stesso regista), ma anche attraverso la vita quotidiana dei pazienti (conversazioni e confidenze in refettorio o nelle camere, telefonate ai genitori, ecc.), si delinea un quadro molto realistico della disperazione di una dozzina di giovani sull'orlo del baratro ("ho voglia di morire", "chi siamo noi per sapere se dobbiamo restare in vita").

Indurli a parlare, nella speranza di aiutarli a ricostruirsi, è un processo irto di difficoltà e turbolenze, in un'atmosfera carica di emozioni intense dove la presa di coscienza è frutto di un paziente lavoro, ma anche di un ambiente altamente regolamentato, che prevede farmaci e varie restrizioni. Questo perché alcuni dei giovani sono stati collocati lì per ordine del tribunale e possono rivelarsi violenti verso gli altri o verso se stessi: è un luogo di cura, ma è anche un luogo di reclusione. E quando arriva Enzo (Kenji Peyran), abituato fin da bambino alle case famiglia e alla delinquenza, e ora a sole tre settimane dal suo diciottesimo compleanno e dalla prospettiva di essere rinviato davanti al giudice degli adulti – nell'aria inizia a serpeggiare un desiderio di libertà, alimentato dalla gelosia amorosa che coinvolge Lucia (Malou Khebizi) ed Éloïse (Zoé Monpart)…

Scritta da Cédric Kahn e Kahina Le Querrec, la sceneggiatura (che si dispiega in tre tempi nell'arco di sei settimane) passa gradualmente da un approccio quasi documentaristico (con un montaggio ben ritmato firmato Géraldine Mangenot e una notevole fotografia firmata da Patrick Ghiringelli) capace di dare vita reale a tutti i numerosi e accattivanti personaggi, a una narrazione molto più fittizia (e alquanto sorprendente), che permette al film di respirare e di legare abilmente ogni elemento. A ciò si aggiungono una messa in scena molto controllata (l'arte di creare varietà in spazi ristretti) e l'energia effervescente della giovinezza: il risultato è un film che cavalca una splendida onda di umanesimo e cinefilia.

15/18 è prodotto da Ad Vitam Films e coprodotto da Tropdebonheur Productions, France 2 Cinéma e Ad Vitam Productions. Charades gestisce le vendite internazionali.

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(Tradotto dal francese)


Photogallery 04/09/2026: Venice 2026 - A Place to Heal

22 immagini disponibili. Scorri verso sinistra o destra per vederle tutte.

Cédric Kahn, Zoé Monpart, Malou Khebizi, Kenji Peyran, Patience Munchenbach
© 2026 Fabrizio de Gennaro for Cineuropa - fadege.it, @fadege.it

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