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VENEZIA 2026 Venice Open Fuori Concorso

Recensione: Nessun dolore

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- VENEZIA 2026: La sceneggiatura della confusa fiaba romantica firmata da Gianni Amelio non dispone delle risorse retoriche necessarie per rendere la trama plausibile

Recensione: Nessun dolore
Valeria Golino e Alessandro Borghi in Nessun dolore

Aiutare. Un pensiero puro e nobile, quando non si tratta del paravento ideale per rassicurare l’ego di chi aiuta, superare ipocritamente antichi sensi di colpa post-coloniale e perpetuare dinamiche di sudditanza e dipendenza. In Nessun dolore, quindicesimo film di una lunga carriera cinematografica come quella di Gianni Amelio, fuori concorso alla Mostra di Venezia, il protagonista Davide si trova improvvisamente faccia a faccia con la realtà dell’immigrazione irregolare a Roma e ne rimane profondamente coinvolto. A più di trent’anni dall’agghiacciante ritratto dell’Europa del post-comunismo che era Lamerica, il regista ottantenne rivede la sua visione di un mondo globalizzato che entra in casa nostra e ne sconvolge gli equilibri.

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Alessandro Borghi veste i panni di questo protagonista impacciato e stralunato che vende libri usati in una piazza della capitale ma confessa di non amare la lettura alla sua cliente più fedele, Elsa (Valeria Golino), che invece insegna Letteratura all’Università. Un giorno Davide viene seguito da un bambino nordafricano (Gabriel Bovino), su ordine del giovane padre (Ramzi Lafrindi) che non può più mantenerlo. Quando capisce che non si accontenta solo di una banconota, Davide respinge con veemenza il ragazzino, che viene investito da una moto. Dopo una notte in ospedale, Davide viene a sapere che il bambino non ce l’ha fatta. Il responsabile dell’obitorio (Valerio Mastandrea) gli spiega che solo un parente può reclamarne il corpo e che dopo un certo lasso di tempo verrà cremato.

Davide decide di cercare i parenti del bambino. Qui Amelio fa compiere al suo protagonista una immersione nella miseria e nell’abbandono del mondo invisibile dei clandestini, che trovano rifugio sotto i cavalcavia della metropoli, e la fotografia di Luan Amelio Ujkaj rende bene quelle atmosfere. Nel frattempo Davide ospita a casa sua una giovane donna araba incinta, Aminah (Beidja Yahiaoui), che era stata scacciata dalla sala d’aspetto dell’ospedale dove cercava riparo per la notte. Ogni qualvolta che torna a casa – un grande appartamento completamente rivestito di libri, ereditati dal padre - Davide trova che un nuovo gruppo di ospiti (non invitati) si è aggiunto ad Aminah. Migranti da vari Paesi cucinano, suonano, bivaccano tra i libri nell’indifferenza del padrone di casa: una scena paradossale che allude ad una malintesa idea di “accoglienza” (“E gli altri milioni?”, lo provoca Elsa).

Nel bisogno dichiarato del regista di immaginare una possibile soluzione al dilemma dell’immigrazione c’è però l’equivoco al centro del dibattito pubblico in molti paesi del cosiddetto Nord del mondo, in cui la sinistra per anni si è limitata a porre l’accento sui diritti umani, adottando politiche migratorie che si sono rivelate politicamente non sostenibili.  Il “Candide” protagonista del film soffre di un senso di colpa che lo spinge ad espiare, andando in carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (dove prende ispirazione dalla lettura di Furore di John Steinbeck, regalatogli da Elsa) e una volta riacquistata la libertà, persegue un’unico scopo, quello di dare giusta sepoltura nella cappella di famiglia (cristiana) ad un bambino musulmano. Emblematica è la frase voluta dal regista all’inizio del film, che avverte: “La storia che vi raccontiamo non è ancora realmente accaduta”, che rimanda alla possibilità di un mondo più giusto. Rispetto alle centinaia di opere cinematografiche europee che hanno affrontato l’argomento negli anni, qui non c’è alcun approfondimento dei personaggi dei migranti, dei loro sentimenti e pensieri (poteva essere fatto con la giovane Aminah), mentre la sceneggiatura di questa confusa fiaba  romantica non dispone delle risorse retoriche necessarie per rendere la trama plausibile o interessante.  

Nessun dolore è prodotto da Kavac Film, Our Films, Be Water Film con Rai Cinema. 01 Distribution porterà il film nelle sale italiane, mentre Rai Cinema International si occupa delle vendite internazionali.

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Photogallery 03/09/2026: Venice 2026 - Nessun dolore

22 immagini disponibili. Scorri verso sinistra o destra per vederle tutte.

Gianni Amelio, Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea
© 2026 Fabrizio de Gennaro for Cineuropa - fadege.it, @fadege.it

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