email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

VENEZIA 2026 Orizzonti

Recensione: Un détour par Diane

di 

- VENEZIA 2026: Ann Sirot e Raphaël Balboni trasportano i tratti distintivi del loro cinema nel territorio del western moderno

Recensione: Un détour par Diane
Lucas Meister e Ninon Borsei in Un détour par Diane

Con i loro primi due lungometraggi, Une vie démente e Le Syndrome des amours passées, Ann Sirot e Raphaël Balboni hanno definito una solida grammatica cinematografica, che mescola una scrittura dei dialoghi spontanea alimentata da un lavoro di prove, l’uso del jump cut in montaggio, il ricorso a costumi e scenografie spesso allegorici, nonché sequenze più oniriche, spesso coreografate, che punteggiano il racconto. Tutti elementi che il duo declina in Un détour par Diane, presentato nella sezione Orizzonti dell’83ma Mostra di Venezia, che prende in prestito i codici tradizionali del western attualizzandoli e femminilizzandoli.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Tutto comincia con Diane (Ninon Borsei), giovane donna moderna determinata a vivere la sua vita come le pare, in particolare quella sessuale e sentimentale. A meno che… tutto non parta davvero da Diane? Il giorno in cui scopre che sua madre (Sandrine Blancke) è stata violentata da giovane, non capisce perché questo trauma sia stato tenuto segreto per tutti questi anni. Senza dirne nulla alla mamma, e senza sapere cosa abbia messo in atto per superare il trauma, Diane si mette in testa di vendicarla rintracciando il suo stupratore, sperando che non sia troppo tardi. Lasciando la città per raggiungere la costa del Mare del Nord, il suo personale Far West, Diane incrocerà sulla sua strada alcuni personaggi che l’aiuteranno a fare chiarezza, a cominciare da un intrigante ciclista (Lucas Meister) che metterà seriamente in discussione ciò che credeva di sapere sugli uomini.

Come di consueto, i cineasti adottano un tono fantasioso per affrontare un tema drammatico. Dopo la vecchiaia e le malattie neurodegenerative, e l’infertilità e la fedeltà, questa volta si concentrano sulla trasmissione intergenerazionale dei traumi: cosa facciamo, una volta adulti, dell’eredità delle violenze sessuali subite, ma anche commesse, dai nostri genitori. Volgendo lo sguardo al western, orchestrano la loro partitura attorno alle dissonanze tra la gravità della posta in gioco e la leggerezza delle situazioni, la sofisticazione degli artifici di messa in scena e la rudezza delle relazioni. Se dapprima occorre accettare il dispositivo, che instaura una distanza riflessiva rispetto agli affetti e ai sentimenti dei personaggi, ci si può poi divertire a reimmaginare il western alla luce di un nuovo approccio alle identità di genere, e a ripensare, insieme all’inedito duo formato da Ninon Borsei e Lucas Meister, la natura delle dinamiche in gioco all’interno della coppia eterosessuale, in quanto erede di secoli di cultura della dominazione. 

Per la prima volta, Ann Sirot e Raphaël Balboni fanno squadra con la società belga Les Films du Fleuve. Il film è inoltre prodotto in Francia da Marianne Productions. Le vendite internazionali sono seguite da Pyramide, che curerà anche la distribuzione del film in Francia, mentre è Imagine a occuparsi dell’uscita in Belgio.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy