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VENEZIA 2026 Giornati degli Autori

Recensione: Les Indes

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- VENEZIA 2026: Il film di Pauline Julier e Nicolas Chapoulier accompagna, con splendide immagini, il viaggio di un dipinto raffigurante una futura regina in terre devastate dalla guerra

Recensione: Les Indes

Spagna, 1652: Velázquez dipinge un ritratto della giovane Maria Teresa d’Austria, infanta di Spagna. Poche settimane dopo, il dipinto raggiunge la corte di Luigi XIV, anch’egli ancora bambino, suggellando così l’unione delle monarchie francese e spagnola e portando pace sullo sfondo della Guerra dei Trent’anni, ancora in corso. Questo è l’evento storico che ispira il pacato e visivamente stupefacente lavoro di Pauline Julier e Nicolas Chapoulier Les Indes, presentato in concorso alle Giornate degli Autori dell’83ma Mostra di Venezia.

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In un’epoca in cui scattiamo e facciamo circolare foto con leggerezza, i registi hanno dichiarato che immaginare la creazione e il trasporto di quel dipinto, nonché la sua valenza politica, è ciò che è parso loro il nucleo potente di quella che, a prima vista, è una piccola nota a piè di pagina della storia. Il giovane nobile spagnolo Alejandro (Théo Urtubey), nipote del cardinale, è colui che viene scelto per trasportare il prezioso quadro e una ciocca di capelli alla corte in Francia. I suoi compagni sono due soldati francesi temprati dalla battaglia (Raphaël Thiéry e Lazare Minoungou). Le conseguenze della guerra sono ancora palpabili: la gente muore di fame e le strade non sono sicure. “Io tornerei da dove sei venuto”, consiglia la guardia alla frontiera tra i due paesi. “Dimentica i paesi,” è il consiglio ad Alejandro da parte di una delle guardie. Non ci sono disertori da impiccare. “Qui ci sono le strade e i loro guardiani”.

Mentre miseria e morte si annidano dietro ogni angolo, Julier e Chapoulier non rinunciano a mostrare paesaggi mozzafiato fatti di terre aride e rocciose, foreste verdeggianti, tortuosi sentieri di montagna e acque misteriose, che i tre uomini attraversano. È un paradiso intriso di conflitto. Un paradiso che Alejandro non nota, perché la sua mente è altrove, concentrata sulle colonie, sulle terre inesplorate e sulla grande promessa di prosperità. “Eravamo orgogliosi di essere i primi ad aprire una via”, recita un passaggio di un libro fittizio intitolato Les Indes. Tutto riconduce al vecchio sogno coloniale di sottomettere la natura e i suoi abitanti alla civiltà occidentale. Mentre quella stessa natura continua a mettere alla prova chi è in cammino, alla corte di Luigi XIV e di sua madre, la regina reggente, essa viene potata, tenuta sotto controllo e meticolosamente pianificata. Del resto, per chi detiene il potere, il mondo è ai loro piedi. Probabilmente non è un caso che i registi abbiano scelto di ritrarre da bambino un sovrano che in seguito avrebbe presieduto alla grande espansione dell’impero coloniale francese.

Julier e Chapoulier propongono più volte disegni esotizzanti delle colonie, così come tentativi cartografici di catturarne l’immensità. Il vero fascino, però, scaturisce dagli abitanti, dai ladri e dagli assassini che incontrano lungo la strada. Carestie, rivolte, guerre e disperazione hanno lasciato il segno su quel territorio. “Abbasso la corona”, si leva il coro appassionato. Ma ogni volta che qualcuno disimballa il ritratto dell’Infanta per contemplarlo, l’importanza di una consegna tanto rischiosa diventa lampante. C’è una buona ragione per cui i “selvaggi” rifiutano la civiltà e le strade, conclude lo scrittore di Les Indes dopo il suo primo contatto con i nativi. In fondo, avventurarsi nel mondo non porta che guerra e avidità.

Les Indes è coprodotto dalla svizzera Alina Film e dalla spagnola Lastor Media, ed è venduto a livello internazionale da MoreThan Films.

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(Tradotto dall'inglese)


Photogallery 05/09/2026: Venice 2026 - Les Indes

10 immagini disponibili. Scorri verso sinistra o destra per vederle tutte.

Pauline Julier, Nicolas Chapoulier
© 2026 Isabeau de Gennaro for Cineuropa @iisadege

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