Recensione: Una storia
- VENEZIA 2026: Nel lungometraggio di Anna Foglietta, la relazione di una coppia sposata attraversa un momento di crisi dopo che la figlia lascia la casa per andare all’università

Quando i figli se ne vanno di casa, può calare all'improvviso una pace benefica, che aiuta perfino a riscoprire la propria vita. Ma cosa accade se, in fondo, quella vita è incompiuta e mai davvero appagata? E se l'avere un figlio di cui prendersi cura avesse solo coperto le crepe sottostanti? In Una storia di Anna Foglietta, presentato nella sezione Orizzonti dell’83ma Mostra del Cinema di Venezia, una coppia è costretta a una dolorosa epifania: uno dei due non sopporta la nuova quiete, l’altro non riesce a trovare pace.
Già quando accompagnano la figlia, Irene, alla sua residenza universitaria, le dinamiche diventano chiarissime. Mauro (Guido Caprino), che ama tenere tutto sotto controllo, chiede chi altro andrà ad abitare lì e da dove vengono. Poi c’è sua moglie, Erika (Alba Rohrwacher). La più silenziosa dei due, sparisce presto in cucina a pulire pentole e padelle, gesto un po’ imbarazzante per la figlia neoindipendente. Ma, in fondo, è proprio questa la vita che Erika ha condotto: mai in prima linea, per lo più in reazione a chi le sta intorno, e sempre al servizio della figlia, di Mauro e dell’anziana madre.
Tornati a casa, all’inizio la coppia può godersi i vantaggi di una casa senza figli. Fare l’amore senza fretta e cambiare all’improvviso i piani per la cena ha il sapore della libertà. Mauro ha tempo per allenare a calcio i ragazzi del posto, ed Erika comincia a passare più tempo dalla madre. Ma questo è solo il primo capitolo della loro nuova vita, che Foglietta ha articolato in quattro. Ben presto, con l’arrivo dell’inverno e dei suoi umori depressivi, diventa chiaro che Erika fatica a gestire le incombenze quotidiane. "Perché sei tornata?" è il saluto della madre quando lei rientra la sera con una spesa non richiesta. Mauro, invece, deve fare i conti con il fatto che il padre, freddo ed egocentrico, ha venduto l’azienda di famiglia.
Ma mentre Mauro resta aggrappato alle sue abitudini e ai suoi rituali, godendosi gli allenamenti con i ragazzi, il tempo con Erika e la spontaneità delle sue attività, Erika comincia a isolarsi. All’improvviso, il cibo che ha preparato per Mauro è freddo e lei inizia a dimenticare i turni di lavoro. Il conflitto, fin lì latente, diventa aperto dopo una festa di compleanno molto emotiva, quando Erika esplode: e se dovesse "svegliarsi ogni mattina pensando: 'È tutto qui?'".
Foglietta si prende il suo tempo e non offre soluzioni facili di fronte allo sgretolarsi di vite e facciate. "Una donna vive la vita di un’equilibrista se sceglie di avere figli", tuona a un certo punto la TV in modo sinistramente profetico. Erika ne è l’esempio: una donna che ha continuato a dare tutto a chi le stava intorno finché non ha perso l’essenza di sé. Mauro è il suo partner impotente, che non ha mai davvero imparato ad accettare rabbia e dolore e vuole solo aggiustare le cose.
Il film cerca di restituire queste emozioni complesse attraverso l’osservazione dilatata dei rituali quotidiani, i primi piani dei volti espressivi di Rohrwacher e Caprino e la cupa monotonia di una cittadina rurale in cui accade ben poco. È una scelta che può mettere alla prova il coinvolgimento dello spettatore, lasciando molto all’immaginazione e spesso troppo poco in termini di ricompensa. Alla fine, è la cruda emozione della coppia protagonista a tenere incollati fino ai titoli di coda.
Una storia è prodotto dall’italiana HT Film, da Indigo Film, Tenderstories, Blu One Lab e Rai Cinema, oltre che da HBO MAX. Le vendite internazionali sono curate da True Colours.
(Tradotto dall'inglese)
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