Recensione: L’estranea
- VENEZIA 2026: Il quarto film di Paolo Strippoli vede fronteggiarsi una diabolica Valeria Bruni Tedeschi e la iper-madre Jasmine Trinca in un dramma familiare orrorifico

Una mefistofelica Valeria Bruni Tedeschi si manifesta ad una madre, Jasmine Trinca, pronta a vendere l’anima (degli altri) al diavolo perché la sua bambina diventi un’attrice, nel dramma familiare di matrice horror L’estranea, in concorso alla 83ma Mostra di Venezia.
Al suo quarto film, Paolo Strippoli affina le sue qualità registiche scegliendo ancora la dimensione surreale e spaventosa, e partendo dal personaggio faustiano impersonato da Bruni Tedeschi per parlare del disfacimento della famiglia. Un personaggio che potrebbe essere il diavolo in persona, in tailleur e impermeabile, o un suo emissario, che compare nella cappella di un ospedale a Anna, in un momento drammatico. Siamo a Bari nel 1999 (notate il simbolismo del numero), i Colonna sono una famiglia benestante di commercianti che sta inaugurando la nuova villa con una festa, quando il cane di famiglia Zuppa quasi stacca una gamba alla figlia di sette anni Alice (Gabriella Telegrafo). La bambina è ricoverata, in pericolo di vita, proprio quando avrebbe dovuto interpretare uno spot pubblicitario per la pasta Barilla. Anna infatti ha sempre desiderato di fare l’attrice e sogna una carriera in tv o al cinema per la figlia. Ed ecco che la misteriosa donna bionda propone uno scambio: la vita della bambina per il peso del primogenito Tobia, che invece papà Walter (Adriano Giannini) vorrebbe campione del calcio. Anna accetta, la bimba si salva e il metabolismo del ragazzino impazzisce.
Anna irrompe, 26 anni dopo, in casa della figlia ormai adulta (Romana Maggiora Vergana) a Roma mentre imperversa un vero diluvio (autocitazione del film di Strippoli del 2022, Piove), per confessare ad Alice tutta la storia drammatica della famiglia dopo quel primo incontro che aveva innescato una diabolica spirale (da cui il titolo internazionale, The Spiral). Nel 2005 infatti (flashback), la vita di Tobia (Alessandro Carbonara) è distrutta da un devastante obesità, dai bulli e dal martellamento del padre che lo vuole far tornare magro. Il ragazzo subisce una ipossia cerebrale e finisce in coma in ospedale. Ecco ricomparire la donna con l’impermeabile e le battute sardoniche, con una nuova proposta - “una vita chiede un’altra vita” - che Anna accetta puntualmente.
Diviso in quattro capitoli (Figlia, Figlio, Padre, Madre) e un epilogo, L’estranea procede spietato ad un ritmo incalzante, fino a chiudere il cerchio con una resa dei conti domestica. Colori saturi predisposti da Cristiano Di Nicola, sound design da risvegliare anche i morti di Marc Bastien, con la musica di ROB (aka Robin Coudert), montaggio serrato di Federico Palmerini ed effetti visivi che indicano un budget speso bene, accompagnano lo spettatore in un freak show morale che potrebbe rivelarsi solo il trip di una genitrice ossessiva. Strippoli capovolge il personaggio classico della madre salvifica che combatte il male per difendere la famiglia a favore di una spettacolarizzazione dell’ipermaternità e del bisogno ossessivo e tossico di controllo sui figli. Una sindrome che si va sempre più consolidando nel nostro tempo a cui ci spinge, inutile dirlo, il capitalismo e le conseguenti pressioni sociali. Bello il commento su una scena clou della canzone dei Baustelle, intitolata Nessuno: “Non credo alla bibbia, mi chiedo perché dovrei consultarla, offende gli dei. Non prego la chiesa il fetore che fa, non credo nel cielo e nemmeno all’inferno. E non so distinguere il bene dal mare… Non credo al mercato, produce demenza…Diffido del saggio e di quello che sa”.
L’estranea è una coproduzione Italia-Francia-Belgio di Propaganda Italia con Rai Cinema in associazione con Dinamo Film e in coproduzione con Kazak Productions e Tarantula. Vendito da Le Pacte, sarà nelle sale italiane dall’8 ottobre con 01 Distribution.
Photogallery 07/09/2026: Venice 2026 - L'estranea
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© 2026 Fabrizio de Gennaro for Cineuropa - fadege.it, @fadege.it
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