VENEZIA 2026 Venice Open Fuori concorso
Recensione: No Paradise If You Are Killed by a Woman
di Jan Lumholdt
- VENEZIA 2026: Halkawt Mustafa offre un resoconto crudo, ricco di azione ma al contempo umanitario, della caccia allo Stato Islamico da parte dei curdi

Forte di un titolo che colpisce duro, No Paradise If You Are Killed by a Woman (lett. Non c'è paradiso se sei ucciso da una donna) ha debuttato fuori concorso all'83ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Scritto e diretto dal cineasta curdo-norvegese Halkawt Mustafa (Hiding Saddam Hussein), il film ha per protagonista una ventiquattrenne, macchina di morte asciutta e micidiale, con una taglia da un milione di dollari sulla testa, per gentile concessione dello Stato Islamico, e portatrice di pessime notizie – per lo Stato Islamico.
I Peshmerga, le forze di sicurezza del Kurdistan, offrono una dinamica del tutto eccezionale che favorisce l’emancipazione in un contesto mediorientale, impiegando combattenti donne. Nel 2014, durante la guerra contro l’IS, il numero delle donne è aumentato sensibilmente, per due motivi principali: la carenza di uomini e il desiderio di vendetta – e, insieme a questo, una forma di gestione del trauma. La coriacea Vian, memorabilmente interpretata da Avan Jamal con energia compatta e movenze da pantera, rientra nel secondo caso e ha un ulteriore movente: ritrovare la sorella minore Helin, venduta a un soldato dell’IS. Non molto tempo prima, le due conducevano una vita armoniosa nell’ordinata Norvegia, dove si erano stabilite fin da bambine, finché, durante una visita con i genitori nel Kurdistan iracheno, cadono in un’imboscata dell’IS e solo Vian e Helin vengono risparmiate dopo una strage a sangue freddo. Vian riesce a fuggire e si arruola, affermandosi come tiratrice scelta di tutto rispetto. La sua caccia la conduce nella città di Mosul, piena di macerie e controllata dall’IS, dove la sorella potrebbe essere stata avvistata in compagnia di qualcuno soprannominato "il cecchino svedese". La resa dei conti è dietro l'angolo, ma esattamente quale angolo...? È il classico momento d'azione da mangiarsi le unghie.
Classico è un'altra parola chiave per definire l’approccio di Mustafa a questo racconto, in ultima analisi, profondamente umanitario. Ci sono tocchi da Lara Croft e da duro revenge movie anni Settanta, accompagnati dalla voce fuori campo di Vian, ruvida ma poetica (“Peshmerga significa ‘prima della morte’ – fino ad allora, siamo vivi”). Un contrasto diametrale e piuttosto spassoso è offerto dalla pulitissima ambientazione norvegese, dove le autorità non sono affatto a loro agio con una loro cittadina che se ne va in giro con una taglia da un milione di dollari sulla testa. Il film accosta questi scenari in modo efficace ed eccellente, attraverso l’obiettivo del direttore della fotografia John Erling H. Fredriksen (premiato con un Amanda per Narvik) e, non da ultimo, grazie alle autentiche location della Mosul reale.
No Paradise If You Are Killed by a Woman, coprodotto da Norvegia, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Svezia (da cui, forse, quel cecchino svedese?) è stato appena confermato come candidato dell’Iraq agli Oscar 2027 (leggi la news). Se andrà più avanti nella corsa è tutto da vedere, ma si meriterebbe già un premio speciale solo per il suo titolo ingegnoso. Che, nel caso di Vian, vale almeno 100 respinti dal paradiso.
No Paradise If You Are Killed by a Woman è prodotto da Hene Film con la coproduzione di La Media e The Chimney Pot. Le vendite internazionali sono affidate a True Colours.
(Tradotto dall'inglese)
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