Recensione: Bunker
- VENEZIA 2026: Nel film di Florian Zeller, un marito e una moglie devono rimettere in discussione il loro legame quando opportunità di carriera dubbie e la paura del futuro minacciano di travolgerli

Sembra che il drammaturgo e regista francese Florian Zeller stia ampliando il suo campo d'azione, andando oltre la sua attenzione ai conflitti emotivi intrinseci, alle dinamiche familiari dolorose e alle epifanie scioccanti. Il suo celebratissimo The Father mostrava le esperienze quotidiane di un anziano affetto da demenza. The Son raccontava un padre alle prese con la depressione del figlio. Con Bunker, presentato in concorso all’83ma Mostra del Cinema di Venezia, Zeller si discosta dalla consuetudine di intitolare il film a un possibile ulteriore membro della famiglia e sceglie invece un titolo legato a un oggetto: un MacGuffin altamente controverso attorno al quale la storia continua a ruotare.
Un bunker implica isolamento, e la volontà di tenersi al sicuro e separati dai mali del mondo. La paura del futuro, le minacce ambientali, l’aumento delle disuguaglianze sociali e l’individualismo dilagante dettano le nostre preoccupazioni quotidiane. Chi ne ha i mezzi ha iniziato a costruire fortezze non solo in superficie, ma anche sottoterra. All’archistar spagnola Miguel (Javier Bardem) viene chiesto di costruire un bunker alle Hawaii per un ambiguo miliardario della tecnologia (Paul Dano). Queste persone sono come i faraoni dell’era moderna, gli dice un collega (Mark Gatiss): hanno paura che venga loro tolto tutto.
Mentre Miguel si interroga sul senso artistico di una simile "casa degli incubi", senza però rifiutare apertamente l’incarico, sua moglie, Sofía (Penélope Cruz), non nasconde la sua disapprovazione. La famiglia si è trasferita anni prima da Madrid a Londra perché Miguel potesse fare cose che avessero un senso, gli ringhia, furiosa. Ora vuole costruire progetti di vanità per miliardari che non si curano dei meno fortunati o che sono interessati a sfuggire con il denaro all’apocalisse di cui hanno tanta paura.
Dunque, pur allargando il raggio dei suoi temi, Zeller torna a immergersi nelle profondità - o meglio nel buio, terroso mondo sotterraneo, per restare fedeli al titolo - delle fragili dinamiche all’interno del nucleo familiare. La stessa Sofía è infelice da tempo. La sua carriera è ferma. Da straniera, non ha alcuna possibilità di raggiungere una posizione apicale in una casa editrice britannica. La coppia è a un bivio. Le persone in una relazione cambiano, ma cosa succede se la loro strada comune si divide? "Sei cambiato, e non mi piace quello che vedo", è la sua onesta radiografia del matrimonio. "Sei diventato paranoico".
La loro casa, con il suo elegante interior modernista firmato dallo scenografo Alain Bainée, è l’emblema di questi nouveaux riches. Ma sta lentamente trasformandosi essa stessa in un bunker. Lo stesso tipo di inquietudine, lo stesso tipo di paura, sembra insinuarsi in Miguel, che si tratti della sua ossessione aggressiva per il vicino Toby (Stephen Graham), che ha praticato un buco nel muro del garage per aprire una finestra, sbirciando di fatto nel giardino di Miguel, o del più recente sistema di sicurezza in fase di installazione.
Con i colpi orchestrali massicci e rimbombanti del compositore Volker Bertelsmann, che richiamano il suo lavoro su Niente di nuovo sul fronte occidentale, e con gli occhi atterriti di Bardem, il film riesce a instillare una certa claustrofobia. Si potrebbe però ritenere che il climax scivoli un po’ troppo verso il didascalico, mentre ci impartisce una lezione sui rischi dell’isolamento sociale. Ma sono la coppia nella vita reale Bardem e Cruz, per i quali Zeller ha scritto specificamente questo film, a far funzionare questo thriller psicologico a combustione lenta.
Bunker è prodotto da Blue Morning Pictures (Francia) e MOD Producciones (Spagna), in coproduzione con Pathé e France 2 Cinéma. Le vendite internazionali sono affidate alla statunitense Filmnation Entertainment.
(Tradotto dall'inglese)
Photogallery 08/09/2026: Venice 2026 - Bunker
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© 2026 Fabrizio de Gennaro for Cineuropa - fadege.it, @fadege.it | © 2026 Isabeau de Gennaro for Cineuropa @iisadege
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