email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

VENEZIA 2026 Concorso

Recensione: Dau

di 

- VENEZIA 2026: L’ultimo film del controverso progetto di Ilya Khrzhanovsky è uno studio radicale e terrificante sul personaggio di Lev Landau, il fisico nucleare sovietico

Recensione: Dau
Teodor Currentzis in Dau

Quando, nel 2011, emersero i primi resoconti sul progetto multimediale DAU di Ilya Khrzhanovsky, furono accolti con un'enorme fascinazione ma anche con profondo scetticismo. Le obiezioni si intensificarono quando i primi due lungometraggi del progetto, DAU. Natasha e DAU. Degeneration, debuttarono alla Berlinale 2020, dove al regista furono rivolte accuse di coercizione psicologica e maltrattamenti del cast, accuse che lui ha fermamente respinto. Oggi, mentre l’atteggiamento dell’industria nei confronti di Khrzhanovsky sta cambiando nuovamente — complice la sua rinuncia alla cittadinanza russa, la ferma posizione contro l'invasione dell'Ucraina e un residuo rispetto per l'ambizione del progetto — il regista presenta in concorso a Venezia la sua opera summa, un dramma biografico semplicemente intitolato Dau, che ritrae una versione fortemente romanzata del fisico teorico e nucleare sovietico Lev Landau, la cui vita ha inizialmente ispirato l'intera impresa artistica.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)
insularia_Josué

La Russia ha rappresentato un eterno spauracchio e una minaccia per l'intero continente europeo, pur avendo i suoi artisti creato alcuni dei massimi capolavori di cinema, musica, pittura e letteratura. A giudicare dalla singola visione di chi scrive, Dau è potenzialmente l'ultimo di questi, sebbene non sia il tipo di opera che si è soliti "custodire gelosamente" o che si desidera rivedere più volte. Si tratta piuttosto di una testimonianza audiovisiva sulla spirale di corruzione dell'URSS — un'opera che il Paese non avrebbe mai potuto realizzare durante la propria esistenza — che mette in scena un clima sociale già avvelenato e destinato a un'ulteriore disgregazione, ritraendo al contempo i tecnocrati e la gente comune che di tale situazione furono al tempo stesso vittime e artefici. Come meditazione sulla stretta paranoide del totalitarismo — che ancora oggi contagia la Russia e le sue mire imperiali all'estero — ironicamente poteva essere realizzata, da Khrzhanovsky e dai suoi numerosi, brillanti collaboratori, soltanto grazie alle preziose e coraggiose condizioni di libertà di oggi.

Dau è soprattutto un capolavoro di world-building, costruito mattone dopo mattone. Con una narrazione che abbraccia 40 anni, dal 1928 al 1968, Khrzhanovsky crea un ambiente totalmente immersivo — che richiama il maestro russo Aleksei German — in ognuna delle sue ambientazioni: dalla Leningrado bohémien dell'inizio, passando per il primo incarico statale di ricerca di Dau (il suo diminutivo più comune) a Kharkiv, in Ucraina, negli anni Trenta, fino a un misto, in parti uguali, di leadership autocratica e di reclusione presso l'Istituto Scientifico Segreto a Mosca per il resto della sua vita. Dau è interpretato da Teodor Currentzis, eminente direttore d'orchestra greco-russo al suo debutto come attore, e il suo ciuffo di capelli ispidi nerissimi, insieme al volto scarno e affilato, lo fanno assomigliare a un incrocio tra un poeta simbolista francese e Robert Smith dei The Cure; le sue espressioni dagli occhi spalancati denotano dapprima un'ispirazione scientifica folle, poi un'alienazione tormentata.

Man mano che lo sviluppo della bomba nucleare sovietica procede a ritmo serrato all'istituto, in parallelo con esperimenti ancor più inquietanti volti a potenziare le capacità fisiche e cognitive umane, la struttura si trasforma in una sorta di zona quasi autonoma nel cuore della Russia: uno spazio d'ombra, scarsamente illuminato e pavimentato in cemento, dove sono benvenuti i dibattiti scientifici di stampo cosmopolita e intellettuale animati da dignitari stranieri – eminenti scienziati che, al pari di quelli di Oppenheimer, si adoperano per inventare il futuro (battendo sul tempo, naturalmente, gli Stati Uniti) – e dove regna un edonismo sessuale sfrenato. Sebbene ne abbiano voluto la creazione, le autorità e la polizia segreta non riescono a tollerare l'istituto: esso diviene ben presto un potente simbolo dell'odio della Russia verso se stessa; un luogo venerato, disprezzato e costantemente sotto sorveglianza.

Accanto a montaggi intermittenti e dal ritmo serrato che anticipano eventi futuri – talvolta ricavati dalla mole di materiale non incluso nel montaggio finale – si trovano occasionali quadri astratti e fantastici; il più spettacolare è quello che ritrae quella che sembra essere una prova nucleare in Siberia. In ultima analisi, Dau si rivela un’opera di cinema politico incisiva e frutto di grande virtuosismo, capace di riscattarsi dalla metodologia discutibile che l’ha generata.

Dau è una coproduzione tra Germania, Francia e Svezia, realizzata da Phenomen Berlin Filmproduktion, Essential Filmproduktion, Parisienne de Production e Plattform Produktion. Le vendite internazionali sono affidate alla società degli stessi produttori Ilya Khrzhanovsky e Philippe Bober, IP Filmworks.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese)


Photogallery 09/09/2026: Venice 2026 - Dau

19 immagini disponibili. Scorri verso sinistra o destra per vederle tutte.

Ilya Khrzhanovsky, Teodor Currentzis, Radmila Shchegoleva, Anatoly Vasiliev, Vladimir Azhippo
© 2026 Fabrizio de Gennaro for Cineuropa - fadege.it, @fadege.it

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy