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VENEZIA 2026 Orizzonti

Recensione: A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra

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- VENEZIA 2026: L'audace opera seconda di Jacqueline Lentzou racconta la giornata di una studentessa greca che culmina in tragedia, dando vita a uno splendido viaggio nel mondo degli spiriti

Recensione: A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra
Anastasia Gouliamou ed Evita Andriopoulou in A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra

La parte centrale di A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra sarebbe caratterizzata da una certa ordinarietà narrativa, se non fosse per un prologo ambientato in un informe mondo degli spiriti – un’ambientazione che, di fatto, fa da cornice all’intero film. Su immagini splendidamente riprese, giocate su luci e ombre dai toni bluastri, si ode una voce incorporea parlare dell’invio di un “sogno” alla protagonista, Jo (Evita Andriopoulou), mentre al centro esatto dell’inquadratura appaiono all’improvviso tre oggetti di plastica difficili da decifrare, simili a manifestazioni provenienti da una versione meno inquietante della Loggia nera di Twin Peaks. Pur non riuscendo a sottrarsi del tutto ad alcuni cliché tipici dei film di formazione, la seconda opera di Jacqueline Lentzou – tra i lavori visivamente e formalmente più riusciti in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia di quest’anno – si distingue per diversi passaggi folgoranti che la avvicinano al cinema d’avanguardia e sperimentale.

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Una delle principali ispirazioni di Lentzou è stato l’omicidio del 2008, ad opera della polizia di Atene, di Alexandros Grigoropoulos, che diede il via a un’ondata di proteste e lasciò in lei un’impronta fortissima in una fase cruciale della sua vita. Il film che ne è scaturito è, in larga misura, una risposta indiretta a quell'episodio: la sceneggiatura segue la quindicenne Jo attraverso una serie di eventi apparentemente ordinari ma carichi di tensione, raccontando al contempo le sue interazioni con i genitori divorziati (la madre, Eleni, coreografa e danzatrice, interpretata da Eleni Vergeti, ed Ektoras Lygizos nei panni del padre) e con il suo viscido fidanzato, Alexis.

Il prologo ambientato nell'aldilà è già di per sé sorprendente, ma quando Lentzou e il direttore della fotografia Grimm Vandekerckhove introducono l'ambiente suburbano della classe media attraverso una serie di lunghe riprese aeree in movimento, appare chiaro che ci troviamo di fronte a un film attento alla costruzione dell'immagine e alla messa in scena fine a se stessa, illuminato da colori iperrealistici che fungono anche da tramite verso la vita interiore dei personaggi. Man mano che veniamo a conoscenza del destino finale di Jo – preannunciato da una breve inquadratura di un veicolo pieno di poliziotti armati intenti a sorseggiare Frappuccino – le sequenze che vi conducono acquistano a posteriori una carica particolare, con lunghi momenti scanditi dalla musica, come Vashti Bunyan e la band indie scozzese di sprechgesang Life Without Buildings, che rivelano come il suo gusto, e persino la sua immagine di sé, stiano prendendo forma, lontano dai beat trap preferiti dal fidanzato e dai suoi amici – dei quali si lascia intendere che facciano già uso di droghe. Il brano cruciale è quello eseguito durante una lezione di musica, in modo stranamente professionale, da una certa Phaedra (Anastasia Gouliamou): un pezzo tradizionale per soprano intitolato The Rose Tattoo, in pendant con il suo maglione rosso, riccamente decorato. Figura ancor più irreale rispetto a tutto ciò che vediamo, la sua presenza è stata forse inviata dagli spiriti uditi all’inizio? E potrebbe aiutare a portare alla luce il desiderio queer inappagato di Jo?

Pur restando fedele alle convinzioni e fascinazioni personali di Lentzou, c’è ancora qualcosa di piuttosto amorfo nel modo in cui impiega concetti mistici come lo zodiaco e i tarocchi; per gli spettatori non sintonizzati sulla sua stessa lunghezza d’onda, aleggia un’aura di preziosismo, non da ultimo in una scena verso la fine, in cui un gruppo di spiriti – rappresentati da fasci di luce bianca in movimento – conversa esclusivamente tramite didascalie in sovrimpressione, richiamando il dialogo tra rocce nel vincitore dell’Oscar Everything Everywhere All at Once. Eppure, con le scene sospinte dalla colonna sonora originale di Colin Stetson, intrisa di droni, finiamo per convincerci di come la visione di un’eternità possibile di Lentzou salvi Jo – e Alexandros – dall’impatto improvviso della morte.

A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra è una coproduzione tra Grecia, Germania e Francia, messa in piedi da Avion Films e Atalante, insieme a Kelek Film, 4 à 4 Productions, ERT e Haris & Co. Le vendite internazionali sono affidate a Lucky Number.

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(Tradotto dall'inglese)

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