Venice4Palestine issa la bandiera della Palestina alla Mostra del Cinema di Venezia
- Un'imbarcazione della Global Sumud Flotilla è approdata sul Lido portando un messaggio che il festival non ha accolto ufficialmente, pur avendo selezionato film dal paese occupato

Tramite un appello firmato da oltre mille personalità del mondo del cinema e della cultura, da registe a premi Nobel, da attrici ad accademici internazionali (leggi qui), il collettivo Venice4Palestine (V4P) chiedeva alla direzione della Mostra di Venezia di issare la bandiera palestinese sul Palazzo del Cinema. Il rifiuto della Biennale ha trovato giustificazione nel mancato riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del Governo Italiano: il direttore artistico Alberto Barbera ha spiegato che l'istituzione può esporre solo le bandiere degli Stati riconosciuti, rilanciando semmai la richiesta di riconoscimento verso Roma.Un argomento tecnico, ma dietro la burocrazia della bandiera negata si è consumata una scelta politica: quella di non voler nominare la Palestina che pure il festival celebra attraverso due film, Citizen Osama di Ahmed Hassouna e Conversation with the Sea di Muayad Alayan.
Al silenzio ufficiale, V4P insieme alla Global Sumud Flotilla e a Morion Laboratorio Occupato, presso Isola Edipo, ha risposto con un gesto diretto: un'imbarcazione della Flotilla è approdata al Lido portando la voce, i corpi, l'humanità e la resistenza e pure la bandiera palestinese. Tra le attiviste, la portavoce di Global Sumud Flottilla per l'Italia Maria Elena Delia e Saif Abukeshek, uno dei fondatori del Movimento. Una bandiera issata comunque, anche per rispondere al messaggio inviato dall'Ambasciatrice Palestinese in Italia Mona Abuamara: "Quando cittadini comuni sono pronti ad assumersi delle responsabilità in difesa dei principi umanitari e del diritto internazionale, che cosa sono disposti a fare gli Stati per difenderli e farli rispettare?" Le ha fatto eco il regista Rashid Masharawi, a Venezia in quanto produttore palestinese di "Citizen Osama", film il cui regista, Ahmed Hassouna, non ha potuto lasciare Gaza. Masharawi, che sotto le macerie ha perso casa, famiglia e quarant'anni di archivio, ha ricordato che issare la bandiera è importante, ma non basta più: occorre rimettere al centro i palestinesi come esseri umani, e serve un'azione collective capace di risultati concreti.
Il giorno successivo, l'8 settembre, la mobilitazione si è spostata alla Casa degli Autori, per il panel "Eppure Gaza continua a bruciare: a cosa serve vedere se non ad agire?". V4P ha presentato, insieme ad esperte di diritto internazionale, rappresentanti dei CALP e di ANGA, un documento articolato che si appella alla Costituzione italiana, al diritto internazionale e al diritto d'autore per chiedere l'interruzione delle complicità tra le istituzioni culturali e gli apparati coinvolti nel genocidio in corso a Gaza. Non un semplice manifesto, ma uno strumento pensato per essere concretamente utilizzabile: uno scudo giuridico per chi, esponendosi con la propria voce e il proprio corpo, rischia ritorsioni professionali e pressioni come nel caso di Susan Sarandon, allontanata dal suo agente dopo le sue prese di posizione pubbliche contro il genocidio. Il documento nasce anche per garantire che la parola di chi lavora nel cinema, e non solo, non diventi un rischio da pagare in solitudine.
Al tavolo, una presenza che ha aggiunto peso politico all'incontro: Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, si è "autoinvitata" al panel, abbracciando pubblicamente le istanze del documento legale di V4P, in un gesto che lega la denuncia del mondo del cinema al piano del diritto internazionale che lei stessa rappresenta nelle sedi ufficiali. Da Gerusalemme è intervenuto anche l'attore Saleh Bakri, tra i primi firmatari dell'appello, per chiedere al mondo del cinema un sostegno concreto alla neonata Gaza Film Academy, il progetto di formazione per cineasti di Gaza sostenuto tra gli altri da Kaouther Ben Hania, Annemarie Jacir, Mai Masri e Hiam Abbass (leggi la news).
Due giornate e mobilitazioni differenti, ma un'unica direzione: spostare la Mostra, e quante più coscienze possibili, dal terreno dell'immagine a quello della responsabilità. Perché la Palestina è la bussola morale del mondo di oggi e soprattutto di domani, e perché, come ricorda lo stesso titolo del panel, la domanda che V4P pone al cinema mondiale resta la stessa: a cosa serve vedere, se non si agisce?
(Tradotto dall'inglese)
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