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VENEZIA 2026 Giornate degli Autori

Recensione: Dear Ajayi

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- VENEZIA 2026: Il secondo lungometraggio di Damilola Orimogunje segue due sorelle molto diverse fra loro nella Nigeria degli anni '90, mentre affrontano difficoltà personali e professionali

Recensione: Dear Ajayi
Tosin Adeyemi in Dear Ajayi

Nigeria, anni Novanta: le sorelle Ajayi, da tempo ai ferri corti – Titi (Tosin Adeyemi), cantante emergente dallo spirito libero, e Ade (Bimbo Akintola), infermiera profondamente religiosa – sono costrette a ritrovarsi sotto lo stesso tetto per prendersi cura della madre malata (Lanre Hassan). Acclamato come il primo film nigeriano in concorso alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia, il secondo lavoro di Damilola Orimogunje, Dear Ajayi, risulta un po’ troppo pulito e ordinato rispetto alla complessità delle lotte che intende raccontare. Ciononostante, rappresenta una prova matura per lo sceneggiatore-regista Orimogunje, che si addentra nelle sfumature delle esperienze di donne nigeriane alle prese con un ambiente violentemente patriarcale.

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“Devi definire la tua bellezza secondo i loro canoni”, dice Titi in un momento di schietta sincerità sulla propria condizione, in cui le lotte per la dignità e la sopravvivenza si confondono. Si scontra con la misoginia dilagante, la mercificazione del corpo e la pretesa di possesso che caratterizzano ogni sua interazione con gli uomini; questi ultimi si comportano per lo più da predatori, braccandola come lupi. Un’attenzione secondaria è riservata al marito di Ade, Michael (William Benson), un pittore in difficoltà che mostra solidarietà verso le donne alla luce della propria faticosa rincorsa al successo creativo, prima di riuscire finalmente a ottenerlo.

Usando richiami musicali per segnalare l’epoca, l’opera potrebbe quasi essere definita un film musicale per la quantità di brani diegetici, sia cantati sia riprodotti su CD e vinile. Questa scelta allunga la durata del film, che altrimenti avrebbe potuto beneficiare di una maggiore concisione in fase di montaggio. Orimogunje affida inoltre la narrazione a lunghe sequenze incentrate sul dialogo: alcune risultano efficaci, mentre altre si fermano a un livello superficiale ed esplicativo.

Visivamente, il regista presta particolare attenzione a trasmettere la classe socioeconomica attraverso la scenografia e i costumi, dove ricchezza e potere sono correlati con una tavolozza meno colorata e una sensibilità quasi aziendale. Tuttavia, la fotografia patinata di KC Obiajulu è deludentemente poco avventurosa, per quanto tecnicamente curata.

Con un salto in avanti cronologico nell’ultimo quarto della durata, il cineasta ci presenta una serie di prospettive agrodolci che riflettono uno stato di rassegnazione delle protagoniste: sia Titi sia Ade si fanno più solenni e malinconiche nello sguardo e nelle espressioni. Non c’è nulla di intrinsecamente felice in questo racconto, sembra dirci: sta semplicemente ai personaggi stessi trovare qualcosa a cui aggrapparsi.

Dear Ajayi è una produzione della nigeriana 2o9ine Films, coprodotta dalla tedesca Mayana Films, dalla nigeriana Depth and Optics Productions e dalla connazionale Zynox Productions. Luminalia detiene i diritti sulle vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)


Photogallery 10/09/2026: Venice 2026 - Dear Ajayi

7 immagini disponibili. Scorri verso sinistra o destra per vederle tutte.

Damilola Orimogunje
© 2026 Isabeau de Gennaro for Cineuropa @iisadege

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Damilola Orimogunje
© 2026 Isabeau de Gennaro for Cineuropa @iisadege

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