TORONTO 2026 Special Presentations
Recensione: Elsinore
- Nel toccante biopic di Simon Stone, Andrew Scott offre un’interpretazione da premio nei panni di un attore malato che interpreta Amleto

In vista della sua prima mondiale, Elsinore (parte del programma Special Presentations di Toronto) è diventato il titolo britannico più chiacchierato dell’anno, alimentando l’attesa per questo dramma biografico incentrato sull’ultima interpretazione dell’attore scozzese Ian Charleson, noto soprattutto per il ruolo di Eric Liddell in Momenti di gloria (1981), coincisa con la sua diagnosi di AIDS. Non c’è nessuno più adatto a interpretare Charleson del vincitore dell’Olivier Andrew Scott, la cui precisione e tenacia emergono in ogni gesto – un tour de force sulla rappresentazione del dolore.
Il film è ambientato nel 1989 e, sebbene siano passati solo otto anni dagli Oscar vinti da Momenti di gloria, ciò che viene ricordato come iconico è la colonna sonora, non l’attore. Di conseguenza, Elsinore prende la forma delle paure di Charleson: il tempo sta per scadere e il prossimo grande salto potrebbe non arrivare mai. Nella scena iniziale, un attore lascia il palco furibondo, sbattendo la porta del camerino e rivelando l’identità dell’uomo in fuga – è Daniel Day-Lewis, che sta interpretando Amleto in una produzione attesissima al National Theatre di Londra. L’ormai famigerata fuga di Day-Lewis, dopo la quale non tornò mai più sul palcoscenico, diventa l’occasione perfetta per Charleson di subentrare e rilanciare la propria carriera.
Il regista Simon Stone si affianca allo sceneggiatore vincitore di un BAFTA Stephen Beresford per raccontare la storia di Charleson attraverso settimane di prove estenuanti ma avvincenti, cucite in sequenze di montaggio capaci di testimoniare l’arte dell’interprete. In queste scene, l’Amleto di Charleson non è mai solo nella sfera professionale, e neppure il personaggio di Scott lo è in quella personale: il primo è sostenuto dai compagni di scena e dal regista Richard Eyre (Johnny Flynn), il secondo dalla cara amica Patsy Pollock (Billie Piper) e dalla “famiglia” scelta di amici gay, amanti e alleati. Olivia Colman interpreta la dottoressa Margaret Johnson, la medica rivoluzionaria che curò Charleson e molti altri in un’epoca in cui l’AIDS era considerata una condanna a morte. Mentre il ruolo di Johnson è correttivo e severo, una sorta di tenerezza illumina la performance taciturna di Colman, anche quando deve opporsi al ritornello del suo paziente testardo: “Ma devo interpretare Amleto!”.
Ma per quanto Amleto parli di morte e vendetta, Elsinore parla di vita. Un film pulsante e vitale come questo deve la sua forza a una dedizione di una vita al teatro, spazio in cui i sogni diventano realtà. Sebbene la realtà sia funestata dalla crisi dell’AIDS, resa molto evidente grazie ai ruoli secondari di Joe Locke, di Heartstopper, e di David Dawson, che interpreta Derek Jarman, il senso di scopo condiviso – dare vita ad Amleto – è la luce guida che conduce Charleson attraverso i momenti più bui, man mano che la sua salute declina.
A tratti sembra che sia tutto nelle mani esperte del direttore della fotografia Mike Eley sottolineare le contraddizioni tra malattia e lascito attraverso insistenti primissimi piani a mano libera sul volto. Vedere da vicino il volto di Amleto è rivelatore non solo perché la tecnica mette a nudo lo stato fisico di Scott, in linea con quello del Charleson malato (perde peso ma conserva la luce negli occhi), ma anche perché permette al suo senso di trionfo di riempire lo schermo ogni volta che perfeziona un monologo. L’instancabile ricerca del sublime nella recitazione lo spinge sempre più vicino alla morte, ma lui sa, come Amleto, che la morte sta arrivando per lui. Charleson trova conforto in quella inevitabilità, ed Elsinore diventa una lettera d’amore al mestiere e alla comunità necessari a costruire una vita dopo la morte, anche se solo su un palcoscenico.
Elsinore è prodotto da StudioCanal (Francia) e LD Entertainment (Stati Uniti) in coproduzione con Lucky Red (Italia) e Magnolia Mae Films (Regno Unito). StudioCanal cura anche le vendite mondiali del film.
(Tradotto dall'inglese)
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