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SAN SEBASTIAN 2026 Concorso

Recensione: 5 minutos más

di 

- Javier Ruiz Caldera dirige una sceneggiatura scritta dal comico e attore Berto Romero, fondata sulla ripetizione di sequenze che mettono i suoi protagonisti in situazioni straordinarie

Recensione: 5 minutos más
Belén Cuesta, Javier Cámara e Berto Romero in 5 minutos más

Prima sorpresa: che un cineasta come Javier Ruiz Caldera, affermato regista di successi comici e di cassetta come Spanish Movie, Promoción fantasma o Tres bodas de más, sia stato selezionato con il suo nuovo lungometraggio dalla squadra capitanata da José Luis Rebordinos per far parte della corsa alla Conchiglia d'oro del 74mo Festival di San Sebastian, normalmente riservata ad autori considerati più cerebrali, intensi e seri. Seconda sorpresa: sebbene questa commedia caustica e a loop temporale intitolata 5 minutos más non funzioni sempre con la precisione necessaria, il pubblico si diverte un mondo e raramente si sono sentite tante risate (alcune un po' tese) nella sede della kermesse basca.

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Perché, anche se si vende come un dramma apocalittico con elementi di thriller, l'umorismo nero finisce per dominare su un impianto che spinge i personaggi al limite e li porta a reagire in modo concitato, accelerato e, anche, assurdo (per non dire stupido). La sceneggiatura (scritta da Berto Romero, che ha già lavorato con Ruiz Caldera, ad esempio, nella splendida serie El otro lado) presenta una coppia in crisi (interpretata dallo stesso comico e dall'attrice Belén Cuesta, vincitrice del Goya per La trincea infinita) che decide di trascorrere alcuni giorni in una lussuosa villa, isolata dal mondo, per provare a rimettere in carreggiata una relazione sull'orlo del baratro.

Lì, in un luogo paradisiaco della campagna catalana, li accoglie l'incaricato dell'agenzia di affitti (un Javier Cámara in modalità solito sospetto) per consegnare le chiavi e spiegare come funziona tutto; ma quando questo tizio sta per andarsene, si verifica un salto temporale e gli ultimi cinque minuti tornano a ripetersi… sommando le conseguenze degli atti compiuti in precedenza. E così più volte, aumentando, con l'avanzare della trama, lo spaesamento, la tensione, le cattive vibrazioni e la paura dei protagonisti, che passano dall'essere una sorta di vittime intrappolate a risoluti carnefici con troppa facilità.

Girato in vari piani sequenza della durata di quei cinque minuti menzionati, il film si aggiunge ad altri titoli – da Los cronocrímenes a Ricomincio da capo – che utilizzano il loop temporale come struttura narrativa. In pochi scenari – un'auto, due case e i dintorni – Ruiz Caldera costruisce una favola catastrofista insieme sorprendente e divertente, sebbene non del tutto soddisfacente, con personaggi stressati capaci di compiere le peggiori barbarie mentre lo spettatore si chiede se, nelle stesse circostanze, farebbe lo stesso o no.

E come mostrava anche Nacho Vigalondo in Extraterrestre, raccontando un'invasione aliena dall'intimità di una coppia, qui il congegno cinematografico si concentra nel costruire un film sulla fine del mondo vista dall'intimità ferita di un matrimonio con figlio. A tale scopo si fa ricorso a dialoghi frizzanti, situazioni rocambolesche e a una melodia stucchevole del duo svedese Roxette: tutto ciò – più tutte le metafore che vi si possono leggere sulle miserie egoiste del mondo di oggi – alimenta il mistero, il caos e lo straniamento della pellicola.

5 minutos más è un film Original Movistar Plus, prodotto da Ikiru Films e El Terrat. Filmax ne cura le vendite internazionali e anche la distribuzione nelle sale spagnole, dove arriverà il 22 gennaio, dopo essere passato per altri festival come Sitges, Abycine e Gijón.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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