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SAN SEBASTIAN 2026 Concorso

Recensione: Growth of the Soil

di 

- Il nuovo lungometraggio di Hans Petter Moland è un’epopea ambientata nella campagna selvaggia, incentrata sulle vite di una coppia segnata da profondi cambiamenti personali e sociali

Recensione: Growth of the Soil
Herbert Nordrum in Growth of the Soil

In una remota e montuosa Norvegia settentrionale della metà del XIX secolo, un uomo di campagna in cerca di una nuova vita (Isak) incontra per puro caso una donna con il labbro leporino (Inger). All’inizio di Growth of the Soil di Hans Petter Moland, non sappiamo nulla di entrambi, ma a poco a poco vedremo i loro meccanismi di sopravvivenza condivisa trasformarsi in un profondo sentimento amoroso, gettando le basi per la saga che seguirà: quella di una metamorfosi socio-economica e tecnologica che condurrà a ciò che definiamo modernità.

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Dopo l’anteprima mondiale a Toronto, nella sezione Special Presentations, Growth of the Soil, un titolo scritto dal regista insieme a Gard B. Eidsvold (che nel film interpreta anche l’ex sceriffo Geissler) e appena scelto dalla Norvegia come candidato agli Oscar, è ora in lizza per la Conchiglia d'oro a San Sebastian. Il nuovo lungometraggio di Moland, tratto dall’omonimo romanzo in flusso di coscienza del 1917, vincitore del Nobel, di Knut Hamsun (scrittore brillante ma controverso, che ammirava apertamente Hitler e donò il suo Premio Nobel a Goebbels), è un’epopea di due ore e mezza, quieta, scarna ed ermetica, che semplifica (con successo) il libro originale. Sebbene opere di questo tipo rischino spesso di perdere quel punctum poetico che rende così stimolante la loro fonte letteraria, qui Moland riesce a conservare parte di quella avvincente quiete contemplativa.

Isak è interpretato in tutto il suo riserbo – con le emozioni che affiorano solo attraverso piccoli cenni e scatti del capo – da un barbuto Herbert Nordrum (meglio conosciuto come il volto glabro dell’oggetto del desiderio improvviso della protagonista di La persona peggiore del mondo). La più apertamente espressiva Inger, destinata a subire la trasformazione personale più grande, è incarnata dall’attrice svedese Asta Kamma August. La prima metà presenta quasi esclusivamente la coppia (con uguale peso dato a entrambe le prospettive), che i due protagonisti interpretano per fortuna con credibile grazia: un duo meno formidabile o sbilanciato avrebbe reso l’opera molto più faticosa.

L’epopea comincia dove iniziano le generazioni – con la nascita di un bambino – e si dilata per diversi decenni. Vediamo la coppia mettere in piedi una fattoria, affrontare stagioni di raccolti durissime e crescere più figli, finché una lunga detenzione in carcere non separa la famiglia: è allora che le implicazioni del passare del tempo e dei cambiamenti che porta cominciano davvero a presentare il conto. Col passare del tempo, la vasta distesa di terra che la coppia gestiva viene progressivamente invasa da altri coloni e l'arrivo di un nuovo pioniere (Oddgeir Thune) turba ulteriormente le dinamiche della coppia. L’ultimo terzo del film è meno ricco di sviluppi rispetto alle parti precedenti, ma la storia non smette mai di evolvere, senza che i personaggi diventino mai archetipi.

È lo choc della modernità tecnologica, e la trasformazione radicale di ogni tipo di costruzione sociale che ne consegue, a rappresentare una minaccia per la pace di questa famiglia, soprattutto per il senso della realtà di Isak, che ha costruito attorno a sé e dal basso. Diventa immensamente affascinante assistere alla sua lenta disillusione, poiché ciò che lui vede come minacce (da un orologio meccanico a una macchina da cucire, in generale qualsiasi cosa rappresenti questo mondo in rapida industrializzazione), altri, Inger compresa, lo vedono come progresso.

Il sound design di Gisle Tveito ha la precedenza sulla colonna sonora di Kaspar Kaae, ma quest’ultima emerge con audacia in chitarre pizzicate memorabilmente riverberanti (e lievemente anacronistiche o persino anatopiche, in linea con il comportamento maladattivo di Isak) e in archi drammatici che si librano sopra i momenti più pensosi del film. Con i dialoghi ridotti all’assoluto minimo, Moland porta con maestria il nucleo primitivista del libro di Hamsun al pubblico cinematografico senza mai ricorrere a goffe tecniche narrative o a un eccesso di romanticismo visivo (un ringraziamento speciale al rigoroso formato 4:3 del film).

Growth of the Soil è prodotto da 4 1/2 Film AS (Norvegia), Scanbox Entertainment Productions (Danimarca) e Nadcon (Germania). Le vendite internazionali sono affidate a Beta Cinema.

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(Tradotto dall'inglese)


Photogallery 23/09/2026: San Sebastian 2026 - Growth of the Soil

31 immagini disponibili. Scorri verso sinistra o destra per vederle tutte.

Hans Petter Moland, Gard B. Eidsvold, Asta Kamma August, Herbert Nordrum
© 2026 Dario Caruso for Cineuropa - @studio.photo.dar, Dario Caruso

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