Recensione: Krux
di Olivia Popp
- Tony Vahl crea un senso opprimente di quieto terrore nel suo film d'esordio, in cui i leader locali incoraggiano un suicidio di massa nel villaggio al termine della Seconda guerra mondiale

“Un'ape che non ha la forza di servire sceglie la morte”, dice un maestro. “È l'unica via”, risponde una giovane madre. “Per la patria”, aggiunge il sindaco. Tali affermazioni, ripetute ossessivamente, evocano l’oscurità di una sottomissione imposta socialmente che trasuda da ogni poro e da ogni fessura degli arredi nel piccolo villaggio della Germania nord-orientale al centro del debutto di Tony Vahl, Krux, presentato in anteprima nella sezione Discovery di Toronto ed ora in corsa per la Conchiglia d'oro a San Sebastian. Il film ci immerge nella disgregazione di questa comunità negli ultimissimi giorni della Seconda guerra mondiale, poco prima della resa della Germania. La storia si basa su testimonianze reali e su studi sull'ondata di suicidi di massa organizzati che si verificò in tutta la Germania in quel periodo.
Jella Haase interpreta Greta, la moglie stoica e in lutto di un soldato caduto, che contribuisce alla vita della comunità assumendosi una larga parte del lavoro manuale, come molte donne in questo contesto bellico. È lei il nostro punto d'accesso a questo mondo fortemente segnato dal genere, ma non è affatto l'unica protagonista: l'amica di Greta, Anni (Frida-Lovisa Hamann), madre di diversi bambini piccoli, così come un gruppo di scolari (Marlene Franzone, Hugo Goers, Hans-Uwe Bauer, Phileas Heyblom) offrono uno scorcio delle realtà che coesistono in questo villaggio, un ambiente accuratamente coltivato in cui fare ciò che viene ordinato non è una decisione difficile.
Il sindaco, Walter (Lukas Miko), il maestro, Fritz (Clemens Schick), e il pastore del luogo, Albert (Martin Wuttke), emergono come pilastri della struttura patriarcale della comunità. Quando ricevono l'ordine di non lasciare in vita nessuno nel villaggio perché l'Armata Rossa lo trovi dopo la sconfitta, le loro diverse posizioni alimentano la tensione che sostiene il film: infatti, a differenza del sindaco, determinato a compiere il proprio dovere, il maestro è incerto e il pastore vi si oppone. L'ombra persistente della complicità permane mentre il villaggio viene mantenuto in uno stato di ignoranza e obbedienza, anche quando alla radio risuonano i discorsi antifascisti di Thomas Mann al popolo tedesco (ormai ben noti, da Fatherland di Paweł Pawlikowski).
La storia si dipana in maniera frammentaria, poiché gli abitanti ricevono solo minuscole frazioni di realtà, una alla volta, per costruirsi una verità – nel frattempo, i corpi che affiorano sulle rive del fiume vengono silenziosamente nascosti nella palestra della scuola. Il mondo densamente abitato di Krux lavora su rivelazioni quiete, motivi animaleschi e scoperte indicibili, guidato dalla macchina da presa del direttore della fotografia Piotr Sobociński Jr. mentre segue ora un personaggio ora un altro, fino a che qualcosa di terrificante non viene alla luce.
Lo sceneggiatore-regista Vahl dimostra un impressionante controllo dell'atmosfera senza risultare mai forzato. La messa in scena è inquietante ma mai raccapricciante, perturbante ma mai ripulsiva. Quanto al villaggio, sempre coperto di nubi di giorno, di notte è illuminato soltanto dal bagliore arancione delle candele. Un ronzio profondo, che ha quasi la qualità monotona di un allarme antiaereo (il film non ha una colonna sonora convenzionale in quanto tale, ma la musica è accreditata a Lorenz Dangel e il sound design a Johannes Hampel), funge da presagio di ciò che verrà.
Dove Vahl riesce davvero è nel trovare un equilibrio tra il commento e la riflessione, rifiutando di incriminare la propaganda interna solo per il gusto di essere politico. Krux diventa invece una meditazione sui pericoli della cosiddetta morale culturale intrinseca, attraverso un caso di studio basato su un ambiente talmente teso che ciò che dovrebbe essere una scelta sembra un dovere bellissimo. Detto questo, al netto di ogni ingenuità, questo film non potrebbe essere più attuale. Forse sono le parole del sindaco a riassumere al meglio questa condizione: “Le pillole di cianuro profumano di torta”, dice, “e del delizioso veleno di mandorla amara”.
Krux è prodotto da CALA Filmproduktion GmbH (Germania) e Extreme Emotions (Polonia), in coproduzione con CALA Film Central GmbH & Co KG e Kineo Film GmbH. Le vendite internazionali sono affidate a Global Constellation.
(Tradotto dall'inglese)
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