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SAN SEBASTIAN 2026 New Directors

Recensione: Cute

di 

- La norvegese Marlene Emilie Lyngstad debutta nel lungometraggio con un'esplorazione audace, radicale, empatica e disarmante di una questione molto spinosa

Recensione: Cute
Jan Gunnar Røise e Gina Jaqueline in Cute

Cute è il titolo del lungometraggio d'esordio della regista norvegese Marlene Emilie Lyngstad, presente nella sezione New Directors del Festival di San Sebastian. La visione di questo film è, diciamolo chiaramente, un’esperienza molto impegnativa, a tratti sgradevole. Ma è anche, e non meno importante, impressionante per il suo coraggio e per la capacità di affrontare l’aspetto più oscuro della sessualità umana: la pedofilia.

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Richard (Jan Gunnar Røise in una prova impressionante) è un uomo dall’apparenza normale, che ha una relazione all’apparenza normale con una donna. Ma presto ci rendiamo conto che quell’apparenza di normalità è ben lontana dalla realtà. In una scena in cui il protagonista deve occuparsi dell’igiene della figlia di sette anni della sua compagna, cogliamo in lui un interesse malsano per la piccola. È consapevole che i sentimenti che nutre per la bambina sono sbagliati, e il suo atteggiamento tradisce un evidente disprezzo di sé. Richard tronca la relazione per allontanarsi dai suoi tormenti e cerca rifugio a casa della sua anziana madre.

Una volta lì, Richard conosce Stella (un’altrettanto impressionante Gina Jaqueline), la badante di sua madre. È una donna peculiare, la cui attitudine, i gesti e il modo di vestire denotano una certa immaturità e infantilismo. Presto lui scopre, quasi per caso, la sua doppia vita di sex camgirl che incarna il personaggio di una Lolita. Questo sembra rivelarsi la soluzione perfetta ai tormenti del protagonista e i due non impiegano molto a instaurare una relazione affettivo-sessuale in cui interpretano i ruoli di padre e figlia. Nulla di quanto ci viene raccontato è facile da guardare e il lavoro di Lyngstad, sorretto dall’ottimo operato del direttore della fotografia Thomas Dyrholm, riesce a costruire scene di sesso che non sono mai erotiche. Tutt’altro: la repulsione e il disagio sono i sentimenti che prevalgono lungo la visione. Ma c’è di più: nella consapevolezza del protagonista della spregevolezza dei propri sentimenti e nella sua lotta per fuggire alle sue pulsioni, la regista compie la prodezza di farci provare empatia per lui.

Il dilemma di Richard, ma anche il duro travaglio a cui assistiamo come spettatori, si amplifica quando la figlia della sua ex lo contatta per riallacciare i rapporti. E, naturalmente, il turbamento di Richard è totale, ma lo è anche il nostro: non possiamo fare a meno di chiederci come si evolveranno gli eventi e in cosa sfocerà l’oscurissimo triangolo che si delinea.

È impossibile vedere Cute senza sentirsi colpiti e sconvolti, emotivamente e intellettualmente, da ciò che racconta. Guardare il film, e persino pensarci dopo la visione, è, fino a un certo punto, sgradevole. Ma sono anche ammirevoli l’audacia e la convinzione con cui la regista e i suoi interpreti si mettono in gioco per cercare di gettare luce su una realtà nerissima che fa molta paura. In questa ambivalenza risiedono la forza e il valore dell’opera.

Cute è una produzione di Nordisk Film Production A/S, Nordisk Film Production AB, Film i Väst e Amarcord. Trustnordisk si occupa delle vendite internazionali.

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(Tradotto dallo spagnolo)


Photogallery 21/09/2026: San Sebastian 2026 - Cute

5 immagini disponibili. Scorri verso sinistra o destra per vederle tutte.

Marlene Emilie Lyngstad
© 2026 Dario Caruso for Cineuropa - @studio.photo.dar, Dario Caruso

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