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SAN SEBASTIAN 2026 New Directors

Recensione: February, Seven Days

di 

- L'esordio della cineasta tedesca-ucraina Tatjana Moutchnik ritrae con delicatezza e grande saggezza l'impatto dell'invasione russa dell'Ucraina su una famiglia

Recensione: February, Seven Days
Arsenii Markov, Volodymyr Holosniak, Maria Shtofa e Serhii Korshikov in February, Seven Days

Sono ormai passati più di quattro anni da quando l’Europa e il mondo intero hanno trattenuto il fiato alla notizia dell’inizio dell’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina. A quel periodo ci riporta February, Seven Days, il debutto nel lungometraggio della regista tedesco-ucraina Tatjana Moutchnik, presentato nella sezione New Directors del Festival di San Sebastian.

In concreto, il film ci porta in una città della Germania dove si riuniscono due fratelli (Volodymyr Holosniak e Serhii Korshikov) per celebrare il funerale della madre. Uno dei due vive in quella città con le sue due figlie e il padre, l’altro viaggia da Odessa accompagnato dal figlio. Il patriarca insiste affinché la famiglia segua il rito ebraico dello shiva per onorare la moglie appena scomparsa. Nessuno in famiglia sembra avere ben chiaro come funzioni il rito, che consiste nel mettere da parte per sette giorni le abitudini quotidiane e nell’aprire le porte di casa per ricevere il conforto dei cari.

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In questo contesto, le tensioni tipiche di qualsiasi ricongiungimento familiare che si rispetti diventano evidenti fin dal primo istante. Alle schermaglie di una famiglia i cui membri non sono abituati a passare molto tempo insieme si aggiungono le tensioni generate dalla situazione di conflitto tra Russia e Ucraina. Il nonno si aggrappa alla propria identità russa: è quella la lingua che la famiglia usa nelle interazioni e il giovane ucraino che va a trovare i suoi viene continuamente corretto quando parla la sua lingua. Sebbene la situazione sia già di per sé abbastanza drammatica e tutti i membri di questa famiglia abbiano molto su cui riflettere, l’imminenza della guerra e il senso di inquietudine che ne deriva sono onnipresenti.

Il grande merito di February, Seven Days è renderci partecipi del dramma domestico vissuto da migliaia di famiglie in cui le identità russa e ucraina si intrecciano prima, durante e dopo la deflagrazione finale del conflitto. Il film si svolge quasi interamente nell’appartamento di famiglia, il che rimanda in qualche modo al magnifico Sieranevada del rumeno Cristi Puiu. Come in quel film, la quotidianità della famiglia, la verità che trasmette lo spazio in cui tutto si svolge e l’ottimo affiatamento del cast ci regalano una sensazione di prossimità che rende impossibile non empatizzare con i protagonisti e condividere l'incertezza che li tormenta. Pur senza essere eccessivamente drammatico, nonostante la portata di ciò che racconta, il film si concede persino momenti di leggerezza comica, scaturiti in gran parte dalla sintonia palpabile tra gli attori

Per chi ha la fortuna di aver conosciuto la guerra solo attraverso la televisione, questo film è un eccellente veicolo per provare a mettersi nei panni delle persone comuni che vedono la propria vita spezzarsi dall’oggi al domani senza capire davvero perché. È inoltre una testimonianza potente e tutt'altro che didascalica sull'assurdità della guerra e sulla natura artificiosa dei conflitti identitari.

February, Seven Days è una produzione di Wood Water Films, Wega Film, Nephilim Producciones. Le vendite internazionali sono curate da Reason8.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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