Recensione: Sants
- Il secondo lungometraggio di Mikel Gurrea esplora il sottobosco di una banda dedita al furto di arte sacra, attraverso lo sguardo della sua musa, Victoria Luengo

Il quartiere barcellonese, che si estende attorno all’omonima stazione ferroviaria, dove vive il cineasta di San Sebastian Mikel Gurrea, è anche il titolo – e il luogo in cui si svolge – la sua seconda pellicola, Sants, che compete questa settimana per la Conchiglia d'oro al 74mo Festival di San Sebastian, lo stesso festival dove presentò, quattro anni fa, la sua vigorosa opera prima, Suro; come quest'ultimo, il film vede protagonista Victoria Luengo (attrice di spicco del cinema spagnolo di quest’anno, con Amarga Navidad e El ser querido).
Se però nel suo esordio alla regia di lungometraggi erano gli scenari naturali e la luce del sole gli elementi che ne condizionavano la trama, ora sono l’oscurità e l’elemento urbano componenti fondamentali di Sants, titolo qui carico di un doppio (se non triplo) senso, che racconta di Lali (Luengo), creatura errante ed erratica, che torna a casa quando riceve una telefonata della madre Gloria (Ariadna Gil), gravemente malata, che reclama il suo aiuto.
Una volta a casa, il pessimo rapporto che hanno sempre avuto fa scoccare scintille tra loro; nel frattempo la figlia, entrata a far parte di una banda che ruba sculture sacre da chiese e conventi, rimane affascinata dalla sua leader Rosario (una strepitosa Eulalia Ramón), ex suora che conosce l'ambiente criminale dei traffici illeciti tanto bene quanto le chiese e i cimiteri che fungono da potenziali obiettivi per i furti. Si offre inoltre di aiutare la giovane a prestare le cure necessarie alla madre
Con questo impianto, semplice e asciutto (co-sceneggiato insieme a Fran Kosterlitz), Gurrea ha costruito un film di rapina immerso nell'oscurità della notte, popolato da personaggi sgarbati, rozzi, spigolosi e reticenti, aggrappati a qualsiasi ancora di salvezza – per quanto disperata – pur di tirare avanti: che si tratti della fede religiosa o del suo esatto opposto, il crimine.
Tuttavia, l'oscurità che avvolge le attrici finisce per oscurare la risonanza emotiva di un film che avrebbe richiesto maggiore luminosità nella realizzazione, per evitare che i personaggi appaiano quasi spettrali agli occhi di uno spettatore che fatica a comprendere appieno le loro azioni, ambigue e confuse. E sebbene l'opera offra momenti di bellezza ammaliante (quell’inizio a raccogliere asparagi nei campi di notte, illuminati dalle torce, o quelle statue sacre che galleggiano in mare) e restituisca un'immagine sinistra di Barcellona — capace di scoraggiare i turisti e resa ancora più vivida dalla spontaneità degli attori non professionisti del quartiere di Sants — affronta anche temi di grande interesse quali la responsabilità familiare, la fede, la malattia terminale e l'assistenza; argomenti che però rimangono appena accennati, soffocati da una mancanza di energia che impedisce loro di esprimersi appieno.
Sants è un film ispano-italiano di Nocturna Pictures, in coproduzione con Lastor Media, Deliris Films e Kino Produzioni. Delle vendite internazionali si occupa l’agenzia tedesca M-Appeal.
(Tradotto dallo spagnolo)
Photogallery 24/09/2026: San Sebastian 2026 - Saints
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© 2026 Dario Caruso for Cineuropa - @studio.photo.dar, Dario Caruso
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