SAN SEBASTIAN 2026 New Directors
Recensione: Florid
- L'esordio nel lungometraggio del britannico Billy Lumby è un'approfondita esplorazione della malattia mentale, sorretta da una grande interpretazione di Jonathan Jules

La sezione New Directors del Festival di San Sebastian ha ospitato l’anteprima di Florid, opera prima del cineasta britannico Billy Lumby, che si configura come un viaggio sensoriale e immersivo nella mente di Jamal, un ragazzo che convive ogni giorno con un coro di voci nella sua testa che cerca di controllare.
Vediamo per la prima volta il nostro protagonista nel condominio in cui vive. Si tratta di un alloggio speciale destinato a persone con problemi di salute mentale. Quasi immediatamente assistiamo all’incontro tra Jamal e Kyla, una donna appena trasferitasi lì, che suscita subito l’interesse del giovane. I personaggi di Jamal e Kyla sono due dei pochi interpretati da attori professionisti, Jonathan Jules e Saskia Chana, che offrono due ottime interpretazioni calandosi nei panni di entrambi. Va tuttavia sottolineato il lavoro monumentale del primo, poiché su di lui grava il peso di gran parte del film. La dedizione di Jules è totale e il personaggio che costruisce, dal quale non ci separiamo quasi mai per tutta la durata del film, trasuda verità e vicinanza. Non è compito semplice riuscire a trasmettere l’angoscia e l’isolamento che può arrivare a provare una persona con diagnosi di schizofrenia. Grazie all’impegno dell’attore protagonista, ma anche alle decisioni di montaggio e fotografia del regista, Florid diventa un’immersione totale nelle profondità della sofferenza psichica di un essere umano.
Il viaggio che Lumby propone è angosciante e impegnativo. È evidente che la questione della salute mentale, le cure che ricevono le persone che soffrono di una di queste condizioni e il modo in cui il sistema si coordina per cercare di offrire aiuto sono temi che il regista conosce e ha approfondito a fondo. Il film si avvale di scenari reali e della collaborazione di professionisti sanitari e pazienti affinché la sensazione di realtà sia qualcosa di più di una semplice impressione. E se, di fronte alla durezza e alla violenza che Jamal incontra nella sua odissea, come spettatori possiamo arrivare a rimpiangere un po’ di luce e leggerezza, è altrettanto vero che la pellicola non smette mai di risultare umana, mantenendo intatto il nostro interesse per il destino del suo protagonista.
In definitiva, Florid funziona alla perfezione come ritratto rigoroso, crudo e profondamente empatico di un uomo la cui esistenza è condizionata dalla sua fragilità mentale. Ma anche, e questo è forse l’aspetto più interessante, dai limiti del suo ambiente nel comprendere la sua condizione e nel rendere più sopportabile la sua dolorosa esistenza. Pur uscendo esausti e un po’ doloranti per la durezza del cammino percorso, il retrogusto che rimane dopo la visione è quello di aver assistito a una storia autentica, che somiglia molto alla realtà che molte persone intorno a noi sperimentano ogni giorno. Una realtà oscura che minaccia di diventare insopportabile e nella quale finisce per fiorire la speranza.
Florid è una produzione delle britanniche Atar Studios e Joi Productions, in coproduzione con le svedesi Film i Väst e Filmgate.
(Tradotto dallo spagnolo)
Photogallery 25/09/2026: San Sebastian 2026 - Florid
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© 2026 Dario Caruso for Cineuropa - @studio.photo.dar, Dario Caruso
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