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ZURIGO 2026

Recensione: Serife Tavsan

di 

- Il regista svizzero d’origine afgana Tareq Daoud racconta la storia di una donna, diventata da poco vedova, che deve fare i conti con la prepotenza dei suoi figli

Recensione: Serife Tavsan
Nihal Koldas e Onur Gözeten in Serife Tavsan

Ambientato in Turchia, in un sobborgo piuttosto “classico”, Serife Tavsan, il secondo lungometraggio di Tareq Daoud, presentato in anteprima mondiale allo Zurich Film Festival, nel concorso lungometraggi, racconta la storia di una donna costretta a fare i conti con una società patriarcale che le lascia ben poco margine di manovra. Dopo aver dedicato interamente la sua vita alla famiglia: al marito garagista, deceduto da poco, e ai suoi tre figli, uno dei quali è emigrato in Svizzera, Serife (interpretata con precisione da Nihal Koldas) si ritrova sola per la prima volta nella sua vita, di fronte a una libertà inebriante che impara poco a poco a gustare, senza sensi di colpa.

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Dopo la morte improvvisa del marito che, come in ogni famiglia tradizionale che si rispetti, si è sempre occupato di tutte le incombenze pratiche della loro vita (fatture, prestiti bancari e contratti di proprietà), la protagonista del film può finalmente disporre liberamente del proprio tempo, del proprio corpo e della propria mente. Una libertà che viene però ben presto offuscata dalla presenza ingombrante dei suoi tre figli decisi a prendere il posto lasciato libero dal marito. Come una sorta di pedina sulla scacchiera di una vita che non ha potuto scegliere, Serife si ritrova ancora una volta prigioniera degli uomini della sua famiglia. Ad accompagnarla nella sua rinascita ci pensano però il nipote ribelle Onur (Onur Gözeten), appena sbarcato in Turchia per fare uno stage in un albergo cittadino, Gülay (Selin Köseoğlu), una giovane cameriera anticonformista, e l’eccentrico Iskender, una curiosa guida turistica dall’animo poetico. Insieme, e con grande disappunto dei suoi figli, Serife, Onur, Gülay e Iskender (Berkan Şal) formano un dinamico e improbabile gruppo di ribelli decisi a vivere le loro vite come meglio credono.

Preoccupati per la loro eredità, i tre figli di Serife sono pronti a tutto, ma proprio a tutto, per ricondurla alla ragione. Costretti, per la prima volta, a fare i conti con il suo rifiuto di obbedire, i tre tentano (invano) di ottenerne la tutela legale. A scatenare la loro rabbia è la decisione, presa da Serife senza consultarli, di vendere il garage familiare per comprare una casa in campagna (o meglio quel che ne resta) dove la protagonista ha vissuto da piccola giocando liberamente con la sua migliore amica che non ha mai dimenticato. Questo luogo rappresenta per lei non soltanto un meraviglioso ricordo ma anche il simbolo di una libertà che le è stata tolta giovanissima quando ha dovuto sposare il padre dei suoi figli.

Ritratto toccante di una donna che osa finalmente emanciparsi da una famiglia patriarcale che la soffoca, il film è anche un omaggio all’arte (e più in particolare alla poesia) come strumento per interrogarsi sulla propria identità. Commedia dai toni a volte più oscuri di quanto potrebbe far pensare, Serife Tavsan ci insegna che l’età non è che un dato anagrafico e che la libertà può essere rivendicata in qualsiasi momento, basta trovare il coraggio (e ce ne vuole parecchio) e le persone giuste per accompagnarci.

Serife Tavsan è prodotto dalla svizzera Box Productions insieme alla turca Istos Film e alla RTS Radio Télévision Suisse.

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