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SAINT-JEAN-DE-LUZ 2026

Recensione: North to Paradise

di 

- Seguendo il percorso di un giovane ghanese diretto a Barcellona, il primo lungometraggio di Dani Sancho ripercorre un’epopea migratoria emblematica, tra ombre e luci, drammi e speranze

Recensione: North to Paradise
Emma Vilarasau e Benjamin Kakraba in North to Paradise

"Ho visto un aereo nel cielo e mi sono detto: perché avete tutte queste cose? Voglio sapere come le fabbricate". L'odissea dei percorsi migratori clandestini e le difficoltà di integrazione in società occidentali sotto pressione costituiscono una fonte di temi apparentemente inesauribile per il cinema contemporaneo (si possono citare per esempio Hope e La storia di Souleymane di Boris Lojkine o Io capitano di Matteo Garrone) e la recente attualità a Ceuta dimostra quanto la questione sia, dal punto di vista politico, potenzialmente esplosiva. È in questo ambito cinematografico che si è cimentato con grande ambizione Dani Sancho con il suo primo lungometraggio, North to Paradise, uscito lo scorso giugno nelle sale del suo Paese e presentato in concorso e in prima internazionale al 13mo Festival internazionale del cinema di Saint-Jean-de-Luz.

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"Ho preso la mia decisione, parto per il paese dell’uomo bianco". Adattata da Guillem Clua da un libro autobiografico dell’attivista per i diritti umani Ousman Umar, l’epopea inizia in un piccolo villaggio ghanese dove il protagonista della storia, appena nato, sfugge per un soffio ("il primo miracolo della mia vita") a un annegamento rituale (la tradizione locale avrebbe voluto che accompagnasse nella morte la madre deceduta durante il parto). Si avvia così un destino fuori dall’ordinario poiché, diventato adolescente negli anni ’90 e pungolato da una grandissima curiosità ("voglio imparare, capire il loro mondo"), Ousman decide di lasciare la famiglia e un villaggio dove si vive bene per mettersi in viaggio verso l’Europa. Cinque anni dopo, approda su una spiaggia di Fuerteventura e, dopo un soggiorno al Centro di permanenza per stranieri ("ti faranno molte domande, basta una sola risposta sbagliata e sarai rimandato a casa"), il suo status di minore non accompagnato gli apre le porte di quello che pensa essere il paradiso ("un biglietto del treno per Barcellona, una banana e un panino: erano i miei bagagli per cominciare una nuova vita"). Ma il suo ottimismo verrà messo alla prova e, soprattutto, egli tace le peripezie del lungo viaggio che gli ha permesso di raggiungere l'Europa...

21.333 km, otto paesi attraversati (Ghana, Niger, Libia, Algeria, Mali, Marocco, Mauritania, Spagna), un giovane analfabeta capace di completare l'intero ciclo scolastico spagnolo in sei anni e di arrivare a testimoniare all'ONU nel 2022 dopo aver fondato l'ONG NASCO Feeling Minds (che sostiene l’istruzione in Africa): la traiettoria eccezionale di Ousman Umar conteneva tutti gli ingredienti per un film di grande respiro. Costruito su un’astuta sceneggiatura in tre parti, il lungometraggio si appoggia su interpreti carismatici (il giovane Benjamin Kakraba, la spagnola Emma Vilarasau nel ruolo di un angelo custode provvidenziale) per raccontare la storia di una migrazione emblematica, senza mai nascondere il prezzo da pagare per realizzare i propri sogni, ma avendo cura di non brutalizzare visivamente i sentimenti degli spettatori. La volontà di preservare un marchio "mainstream" è al tempo stesso il punto di forza (l’accesso a un pubblico più ampio) e lo svantaggio (una benevola semplicità) di un film che espone la verità in una versione "soft" non per questo meno toccante.

North to Paradise è prodotto da Mundo Cero Crea, Arcadia Motion Pictures e Atresmedia Cine con Mundo Cero AIE, A Contracorriente Films e la società francese Noodles Production. Latido Films cura le vendite internazionali.

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(Tradotto dal francese)

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