Recensione: Rider
- Il film di Roan Johnson e Dade porta sullo schermo la Milano delle periferie e delle disuguaglianze, fondendo musica e cinema in un racconto di riscatto, scelte e responsabilità

Ha chiuso con successo la 41ma Settimana Internazionale della Critica della Mostra di Venezia e arriva oggi nelle sale italiane, distribuito da I Wonder Pictures, Rider, audace esperimento filmico scritto e diretto da Roan Johnson e Davide Pavanello, in arte Dade, che nasce dall’incontro fra due mondi – cinema e musica – e prova a farli coincidere, fino a renderli indistinguibili, per raccontare una Milano attraversata da profonde fratture sociali.
Nei primissimi minuti, Rider mette subito in chiaro le proprie intenzioni con un’immagine surreale e fortemente simbolica: un giovane rider attraversa la periferia milanese in sella a un cavallo bianco. Poco dopo sarà una bicicletta a riportarlo alla realtà. Il rider si chiama Sami (Lorenzo Aloi) e nella notte di Capodanno percorre una Milano notturna immersa nelle luci dei neon e delle vetrine, consegnando cibo mentre la città si prepara a festeggiare. Alla sua ultima consegna della serata approda nella villa di Giorgio Colombo (Mattia Mor), ricco imprenditore che ha ordinato sushi per i suoi tanti ospiti e che, tra sniffate di cocaina e ostentazione di lusso, invita Sami a restare per il brindisi di mezzanotte. Qui il ragazzo incontra Nia (Kaze), studentessa di architettura che sogna di diventare arredatrice d’interni. I due provengono da mondi lontani, eppure la loro attrazione è immediata. Uno spiraglio di luce di apre per Sami, ma nel giro di quarantotto ore una scelta improvvisa lo trascinerà in una spirale dalle conseguenze irreversibili.
Quella di Rider è una storia semplice, quasi archetipica, di amore, caduta e possibilità di riscatto, sullo sfondo di una Milano divisa, dove la distanza fra periferie e quartieri del privilegio appare quasi fisicamente misurabile attraverso gli spostamenti del protagonista. Sami pedala fra questi due universi, consegnando cibo ai ricchi mentre cerca una via d’uscita dalla propria condizione, in una città dove il lusso dell’uno sembra alimentare la frustrazione dell’altro. Il tutto è confezionato in un dispositivo formale decisamente contemporaneo. La musica non si limita a commentare le immagini né interrompe la narrazione: entra nel tessuto stesso del racconto, apre finestre sull’interiorità dei personaggi e accompagna l’evoluzione degli eventi, mentre i dialoghi, spesso in rima e già dotati di una propria musicalità, sembrano scivolare naturalmente nelle canzoni.
Il punto di vista si allarga progressivamente, partendo da Sami e dal mondo dei rider per trasformare gli altri personaggi in una sorta di coro contemporaneo. A sostenere questa operazione è un cast in cui cinema e scena musicale italiana si incontrano. Accanto a Lorenzo Aloi e Kaze compaiono i rapper Ensi, Johnny Marsiglia e Axos, la popstar Rosa Chemical, la cantautrice Levante e l’attrice/regista/cantautrice Margherita Vicario (la pluripremiata colonna sonora del suo Gloria! era co-firmata con lo stesso Dade) fino all’attrice inglese Kyshan Wilson e a Claudio Santamaria, nei panni del padre di Sami con alle spalle un passato pieno di errori. Tutti artisti che contribuiscono alla costruzione di un universo narrativo in cui ogni voce aggiunge un tassello.
Rap e pop diventano così la lingua di una generazione alle prese con precarietà, differenze di classe, desiderio di affermazione e frustrazione. Il risultato è un film giovane, fresco e metropolitano che, dietro l’energia delle sue immagini e il ritmo della sua colonna sonora, conserva un fondo inquieto. Perché il vero tema di Rider non è soltanto la possibilità di cambiare vita, ma quanto ogni scelta, soprattutto per chi ha meno margine d’errore, possa avere un prezzo altissimo.
Rider è prodotto da Movimenti Production, Red Joint ed Emotion Network con Rai Cinema e con la partecipazione di HBO Max. La colonna sonora è prodotta da Metatron/INRI e distribuita da Universal.
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