Recensione: Zustìssia
- Il primo lungometraggio di finzione di Francesco Piras ripercorre con grande empatia e un ritmo da legal thriller un caso di errore giudiziario di cui fu vittima un pastore in Sardegna 35 anni fa

Quello che coinvolse Beniamino Zuncheddu in Sardegna 35 anni fa è considerato il più lungo errore giudiziario della storia italiana recente. Con in suo primo lungometraggio di finzione Zustìssia (“giustizia” in lingua sarda), dal 15 ottobre nelle sale italiane con PiperFilm, Francesco Piras ha ripercorso con grande empatia il caso dell'ex pastore (interpretato da Fabrizio Ferracane), oggi 62enne, condannato all'ergastolo per un triplice omicidio avvenuto nel 1991 a Sinnai, nel sud della Sardegna. La sua innocenza è stata riconosciuta con una sentenza di assoluzione solo nel 2024, dopo più di trent’anni di carcere, grazie all'impegno di un giovane avvocato, Mauro Trogu, che nel film è interpretato da Michele Riondino. Il film è tratto dal libro di Trogu e Zuncheddu Io sono innocente, nel quale si è imbattuta qualche anno fa la co-sceneggiatrice Lisa Nur Sultan (che firma con Niccolò Gentili).
Il film si apre con la voce narrante dello stesso Zuncheddu, che si presenta come “servo pastore” di pecore e capre, una figura che sembrava relegata nel passato di Padre padrone di Paolo e Vittorio Taviani, ma che invece resiste ancora oggi e indica da secoli un lavoratore che non ha il capitale per possedere un suo gregge e accudisce gli animali per conto di un pastore. È la notte dell’agguato nell’ovile di una famiglia di pastori: tre morti e un quarto miracolosamente scampato alla strage, Antonio Mura (Luciano Curreli). Sarà lui, unico testimone, a indicare nel giovane Zuncheddu l’uomo che ha sparato. La sera del 28 febbraio 1991 Beniamino, 26 anni, viene prelevato dalla polizia e, dopo un breve interrogatorio, portato nel carcere di Buoncammino. Beniamino è innocente, e per lui ha inizio un vero e proprio incubo. Nel giro di appena un anno, viene condannato all'ergastolo in via definitiva, e si arrende a passare in carcere il resto della sua vita.
25 anni dopo la famiglia di Beniamino continua a lottare per la sua libertà. Del caso si interessa il giovane avvocato Trogu, che del tutto gratuitamente e con l’aiuto di un collega criminologo prende in mano le carte e ricostruisce un’indagine condotta con superficialità. Capisce che non si è trattato di una vendetta per uno sconfinamento di bestiame, che il testimone è stato imbeccato da un funzionario di polizia, e scopre una circostanza importante: poche settimane prima della strage c’era stato il sequestro lampo di un imprenditore del luogo. Con l’aiuto della nuova procuratrice raccoglie nuove prove, che portano a credere che l’arresto di Beniamino sia riconducibile alla rete di collaboratori e informatori di un magistrato che risolveva molti casi di rapimento nella regione senza preoccuparsi delle vittime innocenti finite in carcere perché coinvolte dai suoi confidenti.
L’avvocato Trogu ottiene finalmente la revisione del processo, che però la corte di Roma rinvia e protrae ancora per anni. È una lotta contro il tempo. Beniamino, che si è sempre professato innocente e non ha mai accettato compromessi, mantenendo viva la propria speranza, comincia a lasciarsi andare. Vede tutti detenuti con cui ha diviso la sua cella tornare in libertà. La magnifica interpretazione in sottrazione di Fabrizio Ferracane ci fa sentire tutto il peso di quell’ingiustizia, un vero e proprio sequestro di stato durato decenni. La regia asciutta ed essenziale di Francesco Piras non deraglia dalle forme di un cinema verità d’impegno civile, ma serrato come un legal thriller. Unica concessione ad visione più emblematica è la scena girata, con il superbo apporto del direttore della fotografia Sandro Chessa, durante il rito carnevalesco de "Is Cerbus", la caccia al cervo fra le strade di Sinnai, con la mattanza finale. In questo modo il regista intende ricollegare un rito che affonda le radici nel tempo con una società ancora legata al famigerato “codice barbaricino” di cui è vittima il protagonista.
Zustìssia è prodotto da Palomar con PiperFilm, in collaborazione con Netflix e Rai Cinema.
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