Recensione: Brianza
- Il film di Simone Catania offre uno straordinario duello di recitazione tra Fausto Russo Alesi e Paolo Pierobon in una storia di avidità ambientata al confine tra l’Italia e la Svizzera

“Tra Milano e la Svizzera esiste un territorio chiamato Brianza. Un luogo costruito sul lavoro, sul denaro e sulla paura di perderlo”. Non potrebbe esserci una sintesi più analitica e appropriata della didascalia posta all’inizio del secondo lungometraggio di Simone Catania, intitolato laconicamente Brianza, presentato in concorso nella sezione Progressive Cinema della Festa del Cinema di Roma. Nato nei pressi del Lago di Como da genitori siciliani, Simone Catania non ha fatto altro che raccontare un mondo che ha conosciuto da vicino, ispirandosi a un fatto di cronaca realmente accaduto su quella terra di confine con la ricca Svizzera.
Protagonisti del film sono Giorgio Farina, erede di una prestigiosa armeria, e Alberto Fumagalli, uomo d’affari che gestisce 12 stazioni di servizio, interpretati rispettivamente da Fausto Russo Alesi e Paolo Pierobon, due tra i migliori attori della generazione tra i 50 e i 60 anni. Siamo nel 2009, la crisi economica sta intaccando il PIL dei Paesi occidentali. Sposato con la ex miss Brianza Valentina, svampita e spendacciona (una straordinaria Marina Rocco, specializzata in questi ruoli, che arricchisce sempre di sfumature comiche), Giorgio ha investito 800.000 euro nell’apertura di una boutique di lusso in Svizzera ed ora è sommerso dai debiti con le banche. Dal canto suo Alberto, minacciato di essere mollato dalla multinazionale del carburante proprietaria delle stazioni di rifornimento, passa al contrattacco decidendo di far sparire tutti gli incassi. Per questo chiede a Giorgio di nascondere il contante nell’armadio blindato delle armi nel suo negozio, in attesa di trasportarlo in Svizzera. Giorgio accetta, in cambio di 30mila euro.
Il poco plausibile patto di collaborazione tra i due si fa più stretto quando Giorgio confessa di essere sull’orlo del fallimento e chiede (senza successo) all’anziana madre (Gisella Burinato) di vendere la villa di famiglia. Abbandonato anche da Franz (Christophe Sermet), che lavora nell’armeria da quando era ragazzino, Giorgio cade vittima di una vera e propria imboscata tesagli da Alberto, pronto a prestargli i soldi in cambio di tutto quello che l’armiere ha di più caro.
Quella tra Alesi e Pierobon non è solo un confronto attoriale ma un vero e proprio duello di recitazione, sotto l’accorta direzione di Catania, che firma la sceneggiatura con il veterano Ugo Chiti e Fabio Natale (suo collaboratore già nell’esordio Drive Me Home). Alesi costruisce con convinzione il personaggio di un patetico codardo cresciuto sotto l’ala protettrice di un padre “che si è fatto sa sé”, tormentato dal bisogno di mantenere intatta la rispettabilità della ricca famiglia, rappresentante di una cronica meschinità di provincia. Dall’altro lato del ring c’è Pierobon, galvanizzato da un personaggio votato ad una eccentricità senza scrupoli, un misto di cultura sciamanica superomista e istinto predatore, sempre seguito a distanza dalla fidata e brutale guardia del corpo Zimbaru (Giovanni Calcagno). Il loro legame assume i contorni del classico patto col diavolo faustiano.
Per la sua critica sociale, l’ispirazione di Simone Catania attinge al cinema del Nordest di Carlo Mazzacurati e Alessandro Rossetto, in versione Nordovest, con quell’ossessione per il lavoro che porta danaro e chi si ferma è perduto. Esteticamente e nella convulsa narrazione, nemmeno a dirlo, lo sguardo è rivolto invece a quello dei fratelli Coen di Fargo: un mortifero crocevia di provincia che interseca avidità, culto delle armi, sopraffazione e idiozia.
Brianza è una produzione tra Italia e Svizzera di Indyca e Beauvoir Films, in associazione con Rough Cat, in associazione con RSI Radiotelevisione svizzera e in collaborazione con Rai Cinema.
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