Recensione: L’amore immortale
- Alexandre Castagnetti rilegge Il fantasma dell’Opera attraverso lo sguardo di una giovane ballerina, in un film visivamente sontuoso a metà tra thriller psicologico e dark romance

C’è qualcosa di irresistibilmente seducente nell’universo di L’amore immortale, il nuovo film di Alexandre Castagnetti che adatta in chiave contemporanea il celebre romanzo di Gaston Leroux Il fantasma dell’Opera. Sarà la magnificenza dell’Opéra Garnier, dove è stato girato quasi per intero, con i suoi saloni dorati, le scalinate monumentali e i labirinti sotterranei, oppure la presenza magnetica di Deva Cassel e Julien De Saint Jean, interpreti di una storia d’amore che sfida i confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Di certo il film, presentato in prima mondiale alla 21ma Festa del cinema di Roma, sezione Grand Public, conquista anzitutto attraverso le immagini, immergendo lo spettatore in un universo sospeso tra realtà e fantasia, dove il teatro diventa un luogo di meraviglia, ossessione e pericolo.
Nella Parigi contemporanea, Anastasia (Deva Cassel) è una giovane ballerina rumena che riesce a entrare nell’ambiente esclusivo e spietato dell’Opéra. Mentre si prepara a L’Orpheus, opera maledetta attribuita al leggendario Fantasma dell’Opera, la ragazza incontra nei meandri del teatro un misterioso pianista (Julien De Saint Jean) e ne rimane affascinata. Ma dietro l’incanto si nasconde una presenza soprannaturale, mentre una serie di incidenti e una buona dose di superstizione minacciano di compromettere la rappresentazione. Il racconto si sviluppa così lungo una doppia traiettoria: da un lato, il percorso di formazione di un’artista appassionata pronta a tutto pur di raggiungere l’eccellenza, in parte spalleggiata e in parte ostacolata dall’amica del cuore/rivale Georgina (Laïka Blanc-Francard); dall’altro, un amore impossibile che trasforma il mito del Fantasma dell’Opera in una dark romance, cercando di avvicinare un classico al pubblico contemporaneo.
È in questa contaminazione di generi che L’amore immortale trova la sua cifra. Castagnetti, cresciuto in una famiglia profondamente legata all’opera lirica (suo padre è un tenore), concepisce il cinema come una forma di spettacolo totale, capace di unire musica, danza, amore e immaginazione. La sua rilettura guarda dichiaratamente a Il cigno nero e a Whiplash per raccontare il prezzo dell'ambizione artistica, tema incarnato anche dal coreografo James (Romain Duris), disposto a tutto pur di entrare nella Storia; al tempo stesso attinge all'immaginario romantico di Twilight, La bella e la bestia e La forma dell’acqua. Il risultato oscilla tra il thriller psicologico, con le sue atmosfere inquietanti e la progressiva confusione tra sogno e realtà, e il melodramma sentimentale, accompagnato da sonorità pop che avvicinano il racconto ai codici del cinema teen.
Questa scelta se da una parte rende il racconto più accessibile e dinamico, dall’altra rischia di disperdere la tensione costruita intorno alla dimensione più oscura della storia. Il film riesce comunque a mantenere una solida componente d’intrattenimento: i suoi 135 minuti scorrono piacevolmente, sostenuti da un ritmo vivace, attori in parte e da un intreccio ben orchestrato. Colpisce in particolar modo la cura riservata alla componente artistica e musicale, frutto di uno sforzo produttivo notevole. La partitura, ispirata alle opere romantiche della fine dell’Ottocento, e il balletto contemporaneo, che prende forma negli ambienti del palazzo, sono stati concepiti appositamente per il film, contribuendo a definirne l’identità visiva e sonora e ad arricchirne l’impianto spettacolare.
L’amore immortale è prodotto da FullDawa e SND (che si occupa anche delle vendite internazionali) con Umedia.
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